Diciamo la verità. Questa morbosa abitudine di aspettare con ansia l’errore del più bravo ha decisamente stancato. Ci sono tesi da sostenere a spada tratta, teorie fantasiose che collimano nei “te l’avevo detto”, “non è più quello di prima”, “farebbe meglio a ritirarsi”. Fareste meglio a stare zitti, imparando una grande lezione. A 20 anni bisogna correre con lo slancio di chi ha bisogno di una rincorsa poderosa, a 40 ci vogliono muscoli robusti e spalle larghe per assorbire la parole che crescono dal fango. Sempre più convinto del fatto che per parlare sarebbe necessario un pedigree, dato che non si tratta di opinioni ma di insulti taglienti. Ma è “solo” calcio, allora si perdona tutto, le parole abitano una zona franca e galleggiano nella penombra tra il proibito e il consentito.

Ho scelto di schierarmi dalla parte di Gigi. Sarebbe troppo comodo stare a qui a rispolverare un palmarès impressionante in costante aggiornamento. Ah, perché si sta comunque parlando di un professionista che colleziona vittorie e riconoscimenti individuali a ripetizione. Un cammino dorato entro il quale piccoli errori paragonabili a sassolini vengono raccontati come frane da chi non vede l’ora di sputare sentenze. Ma quanto è difficile resistere lassù senza sentirsi appagati. Dentro quella maglia c’è un numero 1 e sempre ci sarà, che vi piaccia o meno. Numero 1 per rabbia, agonismo, preparazione, talento ed ambizione. Senza questi ingredienti non si fa molta strada, nel calcio e nella vita. Avete mai provare a guardare con intensità gli occhi di Gigi quando è tra i pali? Ha davvero qualcosa di familiare quello sguardo. Ce l’abbiamo tutti quando ci sentiamo realizzati, nel momento in cui si concretizza un nostro sogno, quando dopo tanta fatica raggiungiamo un obiettivo, qualunque esso sia. E vorremmo gridarlo a tutti, specialmente a chi non ci dava credito.

Al diavolo le punizioni dal limite che si insaccano beffarde o le uscite che non sono più così puntuali. Le sfide più difficili si affrontano al fianco dei migliori, bruciando nello stesso fuoco se necessario. Una vita intera in novanta minuti, ogni volta che si scende in campo. Fischi e applausi, senza memoria o riconoscenza. Ma per me non sarà mai così.

Buffon è immortale. Una leggenda. E questo nessuno potrà mai toglierglielo.

 

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