25 aprile 2010: la doppietta di Pazzini e l’ultimo scudetto dell’Inter

by Redazione Cronache

«Molti tifosi me lo ricordano in modo colorito, ma c’è una cosa che non ho mai raccontato. La settimana prima c’è stata Sampdoria-Milan, ho fatto gol al novantaduesimo. Nelle idee volevo prendere il giallo per saltare Roma, fare Livorno, Palermo che era decisiva e Napoli. In quella gara non sono riuscito a prendere l’ammonizione, mi stavo per togliere la maglia ma un mio compagno me l’ha tirata giù, ed è andata così».
Giampaolo Pazzini
a Sky Sport.

Leggendo queste parole tutto assume tutto un significato diverso. E se fosse andata diversamente? Se Pazzini avesse saltato quell’impegno all’Olimpico, la Roma avrebbe celebrato lo scudetto nel 2010? L’Inter sarebbe riuscita lo stesso a vincere i tre trofei con Mourinho in panchina? Il calcio è pieno di storie assurde, quella del 25 aprile 2010, rientra perfettamente nella descrizione. In fondo, oltre ai gol, la carriera di Giampaolo Pazzini è stata coronata di vicende assurde. Dalla tripletta a Wembley con la Nazionale (3-3 contro l’Inghilterra), passando per l gol al Real Madrid con la maglia del Levante. 


In mezzo un passato tra Inter (doppietta all’esordio contro il Palermo) e Milan, club nel quale diventa anche capitano prima di trasferirsi al Verona. Con gli scaligeri firma il gol contro la Juventus che corona la sua carriera, regalando all’Hellas una vittoria storica contro i bianconeri.
Eppure, a conti fatti, il bilancio della sua carriera è ingeneroso. Solamente un trofeo, la Coppa Italia, vinta con i nerazzurri nell’anno del suo arrivo, e un titolo di capocannoniere di Serie B nella stagione del 2017/2018 con l’Hellas. Solamente 15 presenze in Champions, spalmate tra Fiorentina, Inter e Milan accompagnati da soli 3 gol. Solo 25 presenze in Nazionale.
Il bomber giusto, arrivato nel momento sbagliato.

25 aprile: la doppietta più pesante

Con la doppietta contro la Roma, Giampaolo Pazzini ha praticamente consegnato lo scudetto in mano all’Inter, che in un futuro prossimo diventerà la sua squadra, ma andiamo per ordine. La Roma aveva vinto il Derby contro la Lazio e cavalcava l’onda di entusiasmo, dopo aver, in precedenza, battuto anche l’Inter all’Olimpico. I giallorossi, ora, ospitano la Sampdoria. Il giorno prima i nerazzurri secondi in classifica hanno sconfitto l’Atalanta e ora fanno il tifo interessato per la formazione genovese.

Roma-Sampdoria, suicidio calcistico

Roma e Sampdoria sono in campo. Rispetto alla partita precedente, la Roma è quella del secondo tempo contro la Lazio, eccezion fatta per Totti, in campo dal primo minuto. Il tecnico ha confermato Julio Sergio in porta, la difesa titolare (Cassetti, Burdisso Juan, Riise), Pizarro e De Rossi a centrocampo con Perrotta a dare manforte, Menez sulla tre quarti, Totti e Vucinic in attacco. Viene risparmiato Luca Toni, pronto a entrare se la situazione lo richiederà.
Nella Sampdoria l’allenatore Delneri, una parentesi non proprio fortunata sulla panchina giallorossa qualche anno prima, ha preso le contromosse. Il suo è un classico 4-4-2 pronto a trasformarsi in un 4-5-1, specie le la palla ce l’ha la Roma. Cassano non si è lasciato bene con i suoi ex tifosi, lo stadio lo fischia ma in sostanza lo teme. All’Olimpico lo conoscono, sanno di cosa è capace il numero 99 blucerchiato nelle giornate di grazia. Devono solo sperare in una di quelle partite che fanno di Cassano un fuoriclasse incompiuto.
Ma chi deve avere davvero paura è la Sampdoria, presa d’assalto da un’avversaria che gioca un calcio di grande qualità. Corta, pronta a coprire gli spazi, portata a giocare sui fraseggi stretti e rapidi dei suoi interpreti migliori. Dopo 10 minuti la Roma potrebbe aver fatto almeno un paio di gol, tale è la mole di gioco che la Sampdoria è costretta a subire. Questione di minuti. Dopo 15, la rete del vantaggio giallorosso è inevitabile. Scambio rapido fra Totti e Vucinic, con Menez pronto a partecipare al tocco decisivo. L’attaccante montenegrino va sull’out sinistro, mette palla al centro e Totti con un perfetto destro d’esterno piazza sul secondo palo da centro area.
Sembra l’inizio di un trionfo, anche perché nei minuti successivi la Roma continuerà a produrre un gioco spettacolare. Il portiere doriano Storari ha già fatto un paio di interventi decisivi ma stavolta non può nulla, anche perché la difesa si è lasciata prendere d’anticipo da una giocata sopraffina.

Secondo tempo

Ma la svolta avviene nel secondo tempo. Fino a quel momento si è visto pochissimo, Giampaolo Pazzini. Il 9 doriano ha cercato di essere utile sulle poche ripartenze ma la squadra non ne ha mai assecondato l’estro. Tocca a lui. Sono passati 5 minuti dall’inizio della ripresa, Cassano riceve palla sulla tre quarti sinistra. La difesa della Roma, già in pieno forcing per chiudere la gara, appare fuori posizione. Il fantasista finge di andare sul fondo, poi stringe al centro per crossare di destro. È quella la vera finta. Burdisso fa un passo di troppo e il 99 blucerchiato si riporta il pallone sul sinistro.
In ripiegamento Menez cerca di raddoppiare la marcatura ma è tardi. Il cross tagliato e a giro è perfetto per la testa di Pazzini. Riise appare in ritardo e per l’attaccante non è complicato schiacciare il pallone del pareggio. Pareggio ingiusto, però pareggio.
La Roma sta giocando bene, il gol del pareggio è stato un prodigio isolato che può e deve essere vanificato. Totti è in buona giornata, Vucinic lo assiste al meglio e in mezzo al campo Pizarro è praticamente perfetto. Eppure la Roma dovrà fare i conti con l’operato di Marco Storari. Quella sarà una delle sue più belle prestazione in una carriera che poteva anche essere migliore, considerate le potenzialità. Menez, Vucinic, Totti, Toni, Riise dalla distanza. Ci provano un po’ tutti ma la porta è chiusa. La partita è un assedio in area doriana e solo quando ha la palla fra i piedi Cassano la difesa ospite respira un po’. Poi, di nuovo in apnea.
Sei minuti alla fine. Azione di alleggerimento, Mannini riceve palla sulla sinistra. Daniele Mannini è un centrocampista di copertura che usa soprattutto il destro. Ci si aspetta che converga al centro per cercare di servire un compagno libero con il piede preferito. Quello che da lui non ci si aspetta è un elegante doppio passo per poi puntare il fondo. Con il piede improprio mette al centro un preciso rasoterra, è sempre in agguato Pazzini e per la seconda volta Riise è anticipato in modo fatale.
Lo stadio ammutolisce. Quasi senza sapere come, la Sampdoria è in vantaggio. L’Olimpico si è trasformato nel teatro di un suicidio calcistico in piena regola.

L’assist all’Inter…

Fu l’inizio della fine per i giallorossi che videro l’Inter prendere il sopravvento prima della vittoria finale del campionato. Alla fine la classifica finale vide i nerazzurri conquistare il tricolore con 82 punti contro gli 80 della Roma.

«La sera della doppietta ero a cena in un ristornate vicino allo stadio di Roma  e il proprietario mi si avvicinò bianco in volto dicendomi di andare in hotel di corsa perché fuori c’era un po’ di elettricità»

Giampaolo Pazzini, 2017 a La Gazzetta dello Sport

L’attaccante ha poi evidenziato come ad ogni suo ritorno all’Olimpico contro la Roma, fosse sempre accompagnato da tantissimi fischi, tranne quando affrontava la Lazio, i cui tifosi addirittura gli consegnarono una targa con su scritto ‘Con riconoscenza’.

…e i ringraziamenti di Mourinho

Passato all’Inter l’anno dopo, Pazzini è stato accolto come un eroe dalla tifoseria nerazzurra. Lo stesso bomber di Pescia ha raccontato un aneddoto, accaduto dopo l’addio di Mourinho e l’arrivo del Pazzo all’Inter:

«Mourinho lo sentii tempo dopo quando nacque Tommaso. Mi fece gli auguri e prima di chiudere mi disse che non mi aveva ancora ringraziato per quei due gol…»