Ma avete visto chi è primo in classifica in Europa League?

by Alessandro Lunari

Non c’è la Roma né il Betis. E nemmeno Aston Villa o Lille: davanti a tutti, a punteggio pieno, c’è il Midtjylland di Mike Tullberg, ex Reggina ritiratosi a 27 anni e allenatore dei danesi dopo aver preso il posto, per una manciata di partite a gennaio, di Nuri Sahin al BVB.

26 anni di storia e la prima Academy con Kjaer

30 anni fa questo club non esisteva nemmeno: è nato nel ’99 dall’unione di Ikest, società di proprietà di un noto imprenditore di falegnameria, e Herning Fremad, club nelle mani di un rivenditore di auto. Ma come ha fatto a diventare un punto di riferimento del calcio danese in così poco tempo?

Ha vinto 6 titoli negli ultimi 10 anni, ma la crescita parte da lontano. Nel 2004 è diventato il 1° club in Danimarca ad aprire un’Academy. Con un obiettivo preciso: portare due prodotti del settore giovanile al Mondiale del 2010. Missione riuscita: Simon Kjær con la Danimarca e Winston Reid con la Nuova Zelanda.

 

Fra scouting e dati: un vero club all’avanguardia

Per scoprire nuovi talenti ha stretto partnership in India, con il Dempo SC, e in Nigeria, con l’Ebedei. Con tanto di 139 club satelliti solo nel nord della Danimarca. Il boost è arrivato nel 2014: con Matthew Benham, proprietario di SmartOdds, come socio di maggioranza l’analisi dei dati è diventata la bussola. «Quando sei un club come il nostro, senza risorse naturali nel sottosuolo e senza privilegi, cosa puoi fare? Sei costretto a pensare in modo diverso. Se vuoi competere, non puoi pensare come tutti gli altri». E per questo non stupiamoci se da anni il club ha iniziato a lavorare su rimesse laterali e calci piazzati anticipando di anni Arsenal o Brentford.

La società ha condiviso, inoltre, una vision board con tutti gli obiettivi da raggiungere entro la fine del 2025. Si va dalla modernizzazione delle strutture alla creazione di attività, skybox e fanzone per tenere una media di 10mila spettatori fissi allo stadio. Gli altri due punti riguardano la dimensione del club: il primo è quello di riuscire ad avere un fatturato di 100 milioni di corone, pari a 13.5 milioni di euro; il secondo, invece, è ambizioso: rientrare nei top 50 club del ranking UEFA. Spoiler, ce l’hanno quasi fatta: sono al 64° posto, ma se dovessero continuare così in Europa League…

La scalata nei top 50 del ranking parte da lontano. «Quando nel 2018 abbiamo vinto il 2° campionato, abbiamo sentito il bisogno di trovare altri stimoli. Così abbiamo creato una nuova classifica: non danese, ma europea. C’erano Brugge, Salisburgo, Siviglia: non i top club al mondo, ma altri di livello con cui poter competere. E ci siamo detti: ‘questa è la nostra nuova classifica. Ed eravamo ultimi» . Già, erano.

 

Benvenuti nel futuro fra scuole e team building sulla neve

E poi il Dream 99, il nuovo centro sportivo dove prima squadra e U19 si allenano. Ma la novità cruciale è la ‘Gold Mine’: una scuola sportiva di livello mondiale. Forse l’aspetto più importante che racchiude l’essenza del mindset danese: una scuola elementare senza classi o verifiche. La priorità va a relazioni sociali, scuola e sport (pallamano, arti marziali, badminton). Un altro passo.

In estate sono arrivati al Midtjylland anche Martin Erlic dal Bologna e Philip Billing, non riscattato dal Napoli. Chissà se anche a loro toccherà il viaggio di formazione organizzato dal mental coach del club: B.S. Christiansen, ex soldato, ha organizzato due spedizioni da 300km nel gelo della Norvegia e della Scozia. Un team building estremo. Ma in entrambe le stagioni il club si è poi laureato campione di Danimarca. Anche questo, lo dicono i dati.