Dalla Promozione al PSG a 16 anni. Ora la ripartenza in C, Franchi: «Voglio tornare dov’ero con la testa di oggi».

by Cosimo Bartoloni

Qualche anno fa, al Paris Saint-Germain, giocava Lionel Messi. Una rosa stellare, forse il massimo di sempre nella storia del club parigino, se si guarda alle individualità. Ecco, in quel gruppo di stelle assolute del calcio mondiale, c’era anche un ragazzino italiano. Non stiamo parlando di Verratti, Kean, Florenzi o Gigio Donnarumma, ma di Denis Franchi, giovane portiere friulano classe 2002 che per tre anni ha vissuto una favola sotto la Tour Eiffel. Ai microfoni di Cronache di spogliatoio ha raccontato la sua storia: «Ero in prestito all’Under 17 dell’Udinese, ma ero di proprietà del Prata Falchi, un club di Promozione friulana (dov’è cresciuto asnche Provedel, ndr). Scoprii che mi voleva il PSG appena finita la stagione 2018/2019. Quando me l’hanno detto, ho pensato: ‘Sì, vabbè… Me l’hanno detto solo per tenermi concentrato al massimo’. Poi un giorno mi dicono che è fatta. Pensai: ‘Ma com’è possibile? Tra tutti quanti, proprio me?’ Avevo iniziato a fare il portiere solo da quattro anni e mi aveva chiamato il PSG: è stata una cosa folle, ma ho sempre lavorato seriamente».

Denis Franchi, a 16 anni al Paris Saint-Germain

«A portarmi al PSG è stato Gianluca Spinelli, che ora fa l’allenatore dei portieri all’Inter, a volermi al PSG», racconta Franchi. «Lui mi voleva già quando era al Genoa, poi è andato al PSG insieme a Buffon e lì è rimasto. È stato lui a dire alla dirigenza del PSG di prendermi. Il PSG, all’inizio, non era sicuro. Giocavo nell’U17 dell’Udinese, non del Barcellona o del City, con tutto il rispetto. Spinelli però voleva un giovane italiano per portare al PSG le tecniche dei portieri italiani al PSG. Infatti io sono arrivato dopo Buffon, e dopo poco è arrivato Donnarumma. Gli fece vedere tutti i video con le mie partite e da lì si convinsero a prendermi».

I compagni con cui ha legato

Il primo giocatore con cui Denis Franchi ha legato è stato Xavi Simons: «Siamo arrivati insieme, avevamo la stessa età ed entrambi non parlavamo francese. In prima squadra ho legato subito con Wijnaldum e Danilo Pereira. Poi gli italiani Florenzi, Kean e Verratti. Anche Kimpembé teneva molto al fatto che i giovani del settore giovanile si trovassero bene anche quando venivano chiamati in prima squadra».

La prima convocazione di Franchi con il PSG

«La prima convocazione in prima squadra fu una partita di Coppa di Lega contro il Le Mans. Mi allenavo già con la prima squadra. Avevo 16 anni, convocato in una squadra del genere. Non ci potevo credere. Ricordo l’arrivo allo stadio, la folla, gli spalti pieni. Avevo i brividi».

Il privilegio di poter giocare con Messi, Neymar, Mbappé & co.

«Nella stagione 2021/2022 arrivò Messi. Devo dire che essendo io un po’ freddo di carattere, in quel momento non avvertivo tensione particolare o una certa soggezione. Se ora, che ho 23 anni, penso che quando ne avevo 18 ero in spogliatoio con lui, cavolo… Lo capisco anche dal fatto che tutte le persone e tutti i miei nuovi compagni mi chiedono sempre: “Ma com’era Messi? Com’era Neymar?”. Lì capisci che hai vissuto il sogno di qualsiasi calciatore. Io ero giovane. Credevo quasi che fosse la normalità. Come si comportava con un ragazzino come me? Con tutti è sempre stato una bravissima persona, non pensavo potesse essere così umile nonostante il suo status. Tutti loro comunque ti facevano sentire uno di loro».

Gli allenamenti con quei campioni

Il privilegio non è stato solo condividere lo spogliatoio, ma vivere una stagione intera insieme a quei marziani: «A volte a fine allenamento Messi, Di María e Neymar si fermavano a calciare le punizioni. Quando succedeva che gliene prendevo una ero troppo contento. Esultavo come se avessi vinto la Champions. Poi i rigori… a Neymar non gliene prendi uno. Ti aspetta fino all’ultimo e ti frega. Con i tiri, invece, quelli di Messi non li prendi mai. Poi Di María calciava in un modo… Cavani… Per un portiere non esiste modo migliore per allenarsi. Da lì in poi ti può solo andare peggio».

La fine del sogno

A un certo punto, però, la carriera di Denis Franchi ha preso una piega diversa: «Vivere a Parigi è stato bellissimo. Però a un certo punto sentivo di volere più spazio. Rifiutai il rinnovo di contratto che mi aveva presentato Leonardo. Poi arrivò Campos. Mi disse che non rientravo più nel progetto e andai via, al Burnley di Kompany. Col senno di poi, forse, avrei dovuto rinnovare e partire in prestito. Con il Burnley di Kompany abbiamo vinto la Championship. In Premier, ovviamente, non avrei avuto spazio e sono andato di nuovo via. Ho scelto la Ternana che si era offerta. Erano in B. Avevo voglia di tornare in Italia, ma le cose non sono andate come previsto».

La ripartenza

Ora l’obiettivo è ripartire: «Da gennaio sono al Potenza. Qui mi trovo benissimo. Per me è un’opportunità per rimettermi in gioco e per ripartire: voglio tornare dove ero. So di poterlo fare. Ho scelto di ripartire rimettendomi in gioco dopo un po’ di scelte non fortunate. Essere al PSG così giovane, a sorpresa, inconsciamente avevo iniziato a credere di essere qualcuno, di essere arrivato, ma avevo tutto da dimostrare. Devi avere le persone giuste intorno. Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che mi è sempre stata vicina, però ammetto di aver pensato di essere già un giocatore formato. Quando scendi di categoria poi capisci tutto, che non è tutto rose e fiori come a Parigi. Però ora ho la determinazione di tornare al top e a quel mondo meraviglioso che ho vissuto. È il mio obiettivo: tornare dove sono già stato, in un altro modo e con un’altra testa, quella che ho oggi».

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