Come un catalano è diventato volto della città più operaia d’Inghilterra

by Alessandro Lunari

Pioggia, pub e working class: il modo perfetto per descrivere Manchester. Una città industriale, in lotta contro la Londra ‘glamour’. Un mondo diametralmente opposto al sole, all’estetica e all’arte di Barcellona, la casa di Pep.

Un addio già nell’aria da un anno

La passata stagione è stata quella del ‘fallimento’. La più complicata sicuramente. I graffi sul volto post 3-3 col Feyenoord in Champions League sono il riassunto. Alla fine è rimasto per il gruppo e per chiudere la sua storia con un bel finale.

Dopotutto Pep ha cambiato la percezione di Manchester. Pensateci. Prima del 2016, anno del suo arrivo e del dominio incontrastato, la tradizione di Manchester era United e Sir Alex Ferguson.

Il City era una realtà in crescita, era già tornato a vincere la Premier, ma i 10 anni successivi hanno spazzato via tutto: ha vinto 20 trofei. Prima di lui, il City ne aveva 19 in 136 anni di storia.

 

Not only football: la re-union con gli Oasis

Fuori dal campo, Manchester è una città vivace, uno dei principali poli musicali d’Inghilterra. A partire dagli Oasis di Liam e Noel Gallagher. I due fratelli, tornati in tour nel 2025, rappresentano appieno l’orgoglio, il carattere, il caos emotivo della città.

Se Pep cercava l’ordine, il controllo e la geometria in campo, nella musica e nell’amicizia con Noel ha trovato lo spazio per l’impulso e il disordine tipicamente catalano.

Lui ha lavorato comunque a testa bassa. Come un vero operaio di Manchester. Forse è stato questo l’aspetto che ha fatto innamorare i tifosi dei Citizens di Pep. Non il calcio e lo stile di gioco in sé, ma la dedizione, l’ossessione e il lavoro quotidiano. In sostanza, l’etica del lavoro, uno dei fondamenti della città.

 

«Se ci fosse il sole, a novembre saremmo già campioni»

La battuta di Guardiola dopo la vittoria dell’EFL Cup ad aprile contro l’Arsenal. «Con il sole, l’umore cambia. Qui non c’è mai». Dietro a una risposta sarcastica, si celava una grande verità. Pep è arrivato ad essere stremato da Manchester.

In questa stagione ha cambiato vice-allenatore chiamando Pep Ljinders, un uomo molto più di campo. Pep è innamorato della squadra e dei tifosi, ma è arrivato a un esaurimento di Manchester. È ora di ritrovare il sole.

 

La metereopatia lo porta via, ma nelle previsioni c’è l’Italia?

È un gioco di parole. Ma dietro c’è molto di più. Per dirla all’inglese: ‘sources’ (fonti) ci confermano del suo interesse reale nell’allenare una Nazionale, l’ultimo grande sogno. Specifichiamo: non l’Italia per forza.

D’altronde, sarebbe il modo perfetto per non prendersi un vero e proprio anno sabbatico, continuare ad allenare e tornare a vivere dove è cresciuto. Sul mare di Barcellona.