Ricchiuti: «Papu e Barrientos, un Catania fantastico. Il gol alla Juve è nella storia»

by Matteo Albanese
Adrián Ricchiuti

«Amo tutti i gol, dal primo all’ultimo. Per chi come me fa l’attaccante non c’è cosa più bella di segnare. Ancora adesso, quando gioco a calcetto, esulto come un matto!». Adrián Ricchiuti, 44 anni a giugno, risponde al cellulare e la prima frase è già il suo manifesto. Fluido: tra l’Argentina e l’Italia, tra centrocampo e l’attacco. Segna 101 gol in 596 presenze, dalla Serie C alla A. Da Porto Tolle a Catania, lungo tutto lo Stivale. E mica solo quello. Nel giugno 2015, Ricchiuti gioca i playoff d’Europa League a San Marino, col La Fiorita, contro i lussemburghesi del Vaduz. Torna due estati dopo, stavolta per il playoff di Champions perso coi nordirlandesi del Linfield: «Il calcio sanmarinese è tranquillo, anche se sta crescendo molto ultimamente, mi ha dato la possibilità di giocare delle partite molto importanti. Poi lo sappiamo, qualificarci è molto difficile», spiega Ricchiuti a Cronache. Così si torna indietro e si parla di Catania: «I compagni più forti che io abbia mai avuto lì sono Papu e Barrientos. Ma la forza di quel club era la squadra, l’insieme. Eravamo proprio una squadra fantastica». Già, il magico Catania degli argentini.

 

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Ricchiuti, dalla C2 alla Serie A

Adrián Ricchiuti nasce a Lanús nel 1978 e cresce nell’area metropolitana di Buenos Aires finché a 12 anni arriva in Italia: «Motivi di lavoro, mio padre ha trovato lavoro nel Lazio, in provincia di Rieti. Ma il calcio non c’entra», racconta a Cronache. Ricchiuti non conosce l’italiano ma lo impara nello spogliatoio. Inizia nella Ternana, poi 10 presenze col Genoa in Serie B e di qui Carpi, Pistoiese, Livorno, Arezzo e Rimini. Poi arriva il Catania e coi rossazzurri – mica colori a caso, il rosso dell’Etna e l’azzurro del mare – a Ricchiuti cambia la carriera. Ha 31 anni, il 30 agosto 2009. Esordisce quel giorno in Serie A, in attacco con Giuseppe Mascara, al Tardini di Parma. Finisce male: vincono i padroni di casa, gol di Galloppa e Lanzafame. Da qui però Ricchiuti gioca altre 84 partite in Serie A, condite da 4 gol e 7 assist. Quasi un premio? «Ho fatto tanta gavetta, la Serie C2, ho giocato con Genoa e Livorno. A volte mi guardo indietro, penso non sia un discorso di tempo, quanto piuttosto di esserci arrivato. Io ho giocato in Serie A. Non mi piace pensare che avrei potuto arrivarci prima, mi va bene così», dice a Cronache.

Catania: «Tornerà grande»

Inutile girarci attorno, Catania gli resta nel cuore. Quattro anni, dal 2009 al 2013, tanti grandi compagni, un calcio spettacolare. È il Catania di Lo Monaco, di Atzori e Mihajlović, di Marco Giampaolo e Diego Simeone, dell’Aeroplanino Montella. E degli argentini, of course. Mica solo Ricchiuti. Ci sono portieri, Andújar e Carrizo. Difensori come Álvarez, Spolli e Matías Silvestre. Centrocampisti: Almirón, Pablo Ledesma, Barrientos, Llama, Izco. Le punte? Sono Maxi López, Bergessio e Papu Gómez. «È stato un momento magico per me – racconta Ricchiuti a Cronache – ma pure per tutta la città. Non so quando, ma so per certo che il Catania tornerà grande». Qui la conversazione si blocca per un istante. E ci si commuove. Ricchiuti si svincola nel 2013, ma arrivano altri argentini: Peruzzi, Rinaudo, Monzón e Sebastián Leto. Quell’anno, il presidente Pulvirenti cambia tre tecnici: Maran, De Canio, Maurizio Pellegrino. A fine stagione il Catania – che solo l’anno prima era 8° in classifica con 56 punti, record nella sua storia, peraltro davanti all’Inter – retrocede in Serie B dopo otto anni consecutivi in Serie A. Il sogno si incrina.

Ricchiuti, tra Liguria e Rimini

Nell’autunno 2015 il club retrocede di nuovo, in Serie C. Il 22 dicembre 2021, la triste fine. Il Calcio Catania s.p.a. viene dichiarato fallito per bancarotta. Il tribunale consente l’esercizio provvisorio, che però si interrompe il 9 aprile, quando per il club non arrivano offerte. «Vedere tutto questo mi fa molto male – spiega Ricchiuti a Cronache – penso che faccia male a tutto il calcio italiano, soprattutto alla gente di Catania. Credetemi, ho giocato lì, so di cosa parlo e so quanto il calcio fosse importante per Catania». Mentre la sua ex squadra affonda, il 4 maggio 2014 Ricchiuti guida l’Entella alla sua prima promozione in Serie B: «Devo dirti che nel complesso è stata una parentesi brutta della mia carriera, a causa di un infortunio, ma sono riuscito a lasciare il segno e questo mi fa stare bene». Un solo anno in Liguria, poi Rimini e bei ricordi: la promozione in Lega Pro, la fascia di capitano al braccio: «Ah, io amo Rimini. Abbiamo giocato un calcio bellissimo. Non mi piace parlare dei miei record (Ricchiuti è primatista di presenze, 344, e gol, 71, nella storia del Rimini, nda) ma è merito di Bellavista, una persona d’altri tempi». Bellavista, scomparso nel 2007, era il presidente del Rimini e in tanti lo ritengono – non a caso – il miglior presidente biancorosso di tutti i tempi.

«Nella storia del calcio»

Il tempo stringe, c’è tempo per due altre domande. La prima su Catania e su come Ricchiuti si sia trovato in Italia: «Non so che differenze ci siano tra il calcio qui e quello che si gioca in Argentina. Sento sempre dire che sono cambiati i tempi, è vero. È tutto diverso, quando ero piccolo io giocavamo molto più a futsal. Cosa vuol dire? Facevi gol da ogni parte del campo, mica solo dentro l’area di rigore! Questo non lo vedo in Italia e secondo me si è perso». La seconda è una data, 9 settembre 2006. Stadio Romeo Neri di Rimini. Il Rimini di Handanovič, Matri, Jeda e Davide Moscardelli ospita la Juventus di Buffon, Chiellini, Nedvěd e Del Piero. Finisce 1-1 e indovinate un po’ chi segna il gol degli emiliani: «Un mio gol che resta nella storia del calcio, incredibile».