Brignoli esclusivo: «Dalla C alla Juve. Io, Pantani e quel gol al Milan…»

by Matteo Albanese

Chiedi ad Alberto Brignoli del 3 dicembre 2017 e la testa va lì. Benevento-Milan, minuto 95’, torsione e gol di testa. Di un portiere. Terza volta che accade in Serie A, su azione. «Quel giorno mi ha cambiato la vita. La gente ha iniziato a conoscermi. Grazie a quel gol ho incontrato Toldo, il mio idolo, alla presentazione delle figurine Panini. Da allora, per tutti sono il portiere che ha fatto gol, però ho giocato oltre duecento partite in Serie B», racconta Brignoli a Cronache. E prosegue: «A luglio dell’anno dopo, a Palermo, 500 persone mi acclamavano. Mi sono sentito super riconosciuto. A distanza di anni, la gente ricorderà dov’era e che stava facendo quando Brignoli faceva gol al Milan. Per le parate importanti questo non succede…». Ora Brignoli è invece in Grecia, al Panathinaikos: «Un club storico. Siamo quarti in classifica, in semifinale in Coppa, ci giochiamo un posto in Europa. Con me c’è Chicco, Macheda. In squadra si parla inglese, noi due in italiano. I tifosi scherzano, ci chiamano Italian Mafia, con tanto di caricature. Lui è qui da anni, prima di lui c’era Stramaccioni, prima ancora Malesani che ha fatto grandi cose».

 

Brignoli, derby d’Atene e Partenone

Atene è l’Itaca di Brignoli. «Arrivo il 2 settembre, mi ambiento. Il titolare è Dioudis, il portiere della Nazionale greca, riserva di Vlachodimos. Quando Dioudis risulta positivo al CoVID, gli prendo il posto e non lo mollo più». Debutto d’eccezione, nel derby. In trasferta, a Il Pireo contro l’Olympiakos. Brignoli ricorda tutto: «I ragazzi me l’hanno detto: “Da un lato sei fortunato, giochi la partita più importante”. Poi non c’erano restrizioni, c’era tutto lo stadio pieno. Il tifo qui è un’altra roba. Non poteva capitarmi esordio più difficile, ma anche più affascinante». In campo è 0-0. Anche il derby giocato al ritorno, in casa, a metà gennaio, finisce 0-0. Brignoli porta bene: «Contando la Coppa, ho giocato circa una ventina partite, la metà senza subire gol». Ce n’è una particolare, racconta a Cronache: «L’abbiamo persa, ma ricordo volentieri la gara col Paok. È finita 1-3, mi ha fatto doppietta Kurtic, ma lo stadio era pieno. Atmosfera bellissima. Sai, io vivo fuori Atene, a Voula, che è il quartiere sul mare – con Glyfada – più gettonato dai turisti d’estate. Ho visitato il Partenone. Vorrei vivere a Kolonaki, un quartiere pazzesco, ma in centro città c’è traffico e per andare agli allenamenti perderei un’ora ogni mattina…».

 

«Avessi avuto pazienza…»

A questo punto Brignoli traccia un bilancio, a ritroso, della sua carriera: «In estate potevo restare a Empoli e fare il vice di Vicario. Avevo mercato, però ho detto: “O mi gioco le mie carte qui, o in Serie B non ci vado”. Ho vinto il campionato da protagonista [miglior portiere della Serie B 2020/21, N.d.A]. L’anno prima siamo usciti ai playoff solo ai rigori, io ne ho parato uno, ne abbiamo sbagliati due col Chievo. L’anno prima ero a Palermo, senza problemi saremmo saliti in Serie A. Prima ancora ero in Serie A, a Benevento. L’anno prima a Perugia, ho perso i playoff proprio col Benevento. L’anno prima ancora ero in Serie A in Spagna, al Leganés. Prima ancora alla Sampdoria. Questo è il mio percorso. Penso di aver dimostrato di poter giocare a buoni livelli». Tanto che a febbraio 2015 Brignoli è della Juventus: «Ho avuto poche chance di lavorare con Buffon – spiega a Cronache – ma volevo giocare, anche fosse in Serie B. Col tempo, avessi avuto un po’ più di pazienza e avessi magari detto “ok, faccio un anno in panchina ma rimango”, magari avrei giocato. Prendi Falcone, ha giocato in C e in B, s’è fermato a fare il secondo alla Samp e ora, quando può, gioca».

 

Viviano, De Zerbi e… cioccolato

Ambientarsi a livello linguistico non è un problema: «In squadra parliamo inglese, poi spagnolo perché alcuni ragazzi vengono da lì, quindi terza lingua il greco, che però è difficile. So “come stai”, “buongiorno” e “buonasera” e qualche colore, perché negli esercizi magari trovo i colori, tipo aspro [bianco, N.d.A] e kitrino [giallo, N.d.A]». Il portiere che più ha fatto crescere Brignoli? «Emiliano Viviano, in campo e fuori». E il mister? «Ne ho avuti tanti. Nicola mi ha fatto crescere tantissimo. De Zerbi ti entra dentro, ti spacca, ma l’ho sofferto perché ho un carattere testardo. Dionisi è straordinario, infatti ora sta a Sassuolo e credimi, ereditare la panchina di De Zerbi è difficilissimo. Infine Mimmo Toscano, l’ho avuto alla Ternana e mi ha insegnato tanto». A Terni, peraltro, quando accostano Brignoli ai rivali del Perugia, lui risponde in un modo che fa storia: «Non mi piace il cioccolato». È vero? «Sì – racconta a Cronache – a Terni sono arrivato a 19 anni e sono andato via a 23. Provenivo dalla Serie C, mi hanno venduto alla Juventus. È la mia seconda casa, ho tanti amici lì. Poi sono andato comunque al Perugia, anni dopo, ma perché non avevo altre opportunità. Mi sono arrivati certi messaggi d’odio…».

 

Brignoli, ciclismo e Gui Boratto

Ma Alberto Brignoli non è sempre stato un portiere. «Fino a 12 anni pratico ciclismo e sci. Poi è successo tutto di fretta. Giugno ’99, Pantani a Madonna di Campiglio. Io ho finito la stagione e ho detto “non voglio più correre”. Ho lasciato la bicicletta. Ero bravo, vincevo un sacco di tornei e ho iniziato col calcio». Ora la porta. E musica, come spiega a Cronache. Se gli chiedi quale canzone lo rappresenti, Brignoli non ha dubbi: «Not Turning Back, di Gui Boratto. Pensa che l’ascolto poco, non voglio rovinarla. Io sono allergico al vino, ma è un po’ come la bottiglia che apri nelle occasioni speciali. È un pezzo a cui sono legatissimo. Tanto che se non ci sono le condizioni, tipo se piove, piuttosto non la metto. È una canzone preziosissima». Come i fregi del Partenone. E come quel gol al Milan il 3 dicembre 2017, che gli ha cambiato la vita.