L’Odissea di Ange Postecoglou, l’uomo che sta portando il Celtic al Triplete

by Lorenzo Lombardi
Ange Postecoglou

Un club storico, vincente, che aveva appena perso il proprio scettro in favore dei rivali dei Rangers, dopo dieci titoli consecutivi. Eliminato dalla Scottish Cup e dalla Coppa di Lega, proteste furiose e striscioni da parte dei tifosi dominavano la città. Un ambiente sfiduciato, deluso e triste. Questa era la situazione del Celtic di Glasgow all’arrivo, nel 2021, di Ange Postecoglou. Nel giro di due anni la situazione si è capovolta e ora, i tifosi biancoverdi, sognano di vincere il ‘treble’ (triplete), avendo già conquistato campionato e Scottish Cup. La tattica, i trasferimenti, la gestione degli uomini e la visione a tutto tondo dell’australiano sono fondamentali per il Celtic che, grazie a lui, è tornato a dominare il panorama scozzese.

Il lungo viaggio di Ange Postecoglou

Come nel caso di Arsène Wenger, arrivato all’Arsenal dal Giappone e che ha avuto un’enorme influenza sul calcio inglese, anche Postecoglou, era reduce dalla vittoria del titolo giapponese. Ma per capire come l’allenatore australiano, cresciuto in Grecia, sia arrivato fino in Scozia, bisogna ripercorrere le tappe della sua carriera.

È stato un buon difensore del South Melbourne e del Western Suburbs, con quattro presenze nella nazionale australiana (allenato anche dal grande Ferenc Puskas), ma è in panchina che si è fatto conoscere. Da allenatore del South Melbourne, il club della comunità greca della metropoli, vinse due campionati, consecutivi, nel 1998 e nel 1999 e la Oceania Club Championship (equivalente alla Champions League europea). Dopo sette anni alla guida delle nazionali australiane under 17 e under 20, vinse altri due campionati, nel 2011 e nel 2012 con il Brisbane Roar, imponendosi con un gioco offensivo e spettacolare. Arrivò quindi la chiamata della nazionale maggiore australiana nel mondiale del 2014, dove mise in mostra un bel gioco anche se venne eliminata ai gironi. Conquistò la Coppa d’Asia nel 2015, battendo in finale 2-1 la Corea del Sud. Dopo aver qualificato i ‘Socceroos’ per i mondiali in Russia del 2018, arrivò la chiamata degli Yokohama Marinos in Giappone, guidati alla vittoria della J-League nel 2019. Nel 2021, dopo tre stagioni in terra nipponica, Postecoglou subentrò allo scozzese John Lennon, a seguito di una stagione disastrosa in cui i biancoverdi erano usciti anzitempo dalle Coppe e in campionato avevano chiuso a 25 punti dai Rangers. In una situazione così complicata, con gli standard richiesti dal Celtic, nessuno si aspettava l’impatto che Postecoglu ha effettivamente avuto.

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La rivoluzione del tecnico

Nemmeno il più ottimista dei seguaci celtici avrebbe potuto prevedere la portata della rivoluzione di Ange. La sua conoscenza del mercato giapponese ha offerto al Celtic un vantaggio competitivo. La panchina vacante gli ha permesso di arrivare in Scozia. Lui ha da subito preso in mano la situazione e ha stabilito le sue ‘regole’ interne. L’esborso significativo della scorsa estate, 12,5 milioni, per Jota e Cameron Carter-Vickers è stato effettuato grazie alla credibilità del tecnico australiano. Jota ha disputato 31 partite, condite da 11 gol e 10 assist; Carter-Vickers, quasi sempre titolare, è stato uno dei baluardi difensivi del Celtic. Oggi la rosa è composta da 22 giocatori stranieri, tutti magistralmente gestiti dalle capacità di Postecoglu. All’interno e all’esterno dell’edificio, il 57enne gode di grande rispetto nei suoi confronti. Il Celtic ha uno stile di gioco identificabile ed è efficace tanto quanto piace all’occhio. I terzini invertiti, l’occupazione del centrocampo e un attacco costante a tre punte lasciano i giocatori avversari in balia delle loro azioni. In due stagioni a Glasgow ha vinto due volte la Premierhsip e potrebbe fare cinque trofei domestici su sei conquistando la Coppa di Scozia nella finale con l’Inverness del 3 giugno. Sempre più persone guardano a quello che ha fatto, gli ottimi acquisti, lo stile offensivo, la natura implacabile della sua squadra e la sua freddezza nel vortice calcistico di Glasgow, ma le cose davvero interessanti, come l’anima dell’uomo, possono essere trovate nella sua storia.

L’infanzia e il rapporto coi genitori

Postecoglou è nato a Nea Filadelfia, alle porte di Atene, ma il suo viaggio professionale assomiglia a un’Odissea. Il padre emigrò in Australia nel 1970 dopo aver perso il lavoro a seguito della salita al potere dei colonnelli con il colpo di stato del 1967. Crescendo a Melbourne, si avvicinò al calcio da bambino. All’età di nove anni entrò nel settore giovanile del South Melbourne, di cui diverrà anni dopo una bandiera, disputando 193 partite in prima squadra dal 1984 al 1993.

In un’intervista a Sky Sport, parlando degli attuali successi, si è voluto raccontare senza filtri, per far capire ai lettori quello che la sua famiglia ha passato: «Ancora oggi non riesco a credere a quello che hanno fatto i miei genitori. Quello che hanno passato per portare una giovane famiglia dall’altra parte del mondo, su una nave per 30 giorni, in un paese di cui non conoscevano la lingua, in cui non conoscevano un’anima e non avevano né una casa né un hanno lavoro. Le persone dicono di andare in un altro paese per avere una vita migliore. I miei non erano alla ricerca di una vita migliore per sé stessi, ma sono andati in Australia per offrire a me questo privilegio».

Capire che i propri genitori stanno per sacrificare la propria felicità e per molti aspetti il loro benessere per i figli, è una lezione che inevitabilmente ha segnato la vita di Ange. «Tutto quello che ricordo è mio padre che lavorava sodo. Andava al lavoro prima che io facessi colazione e tornava a casa la sera, quando io già dormivo. L’unica volta che l’ho visto realmente felice è stato quando siamo andati allo stadio. Questo mi ha impressionato, perché ho subito collegato questo sport alla sua gioia». Per lui oggi il calcio rappresenta il legame col padre e anche un modo per tramandare il suo nome. Il calcio per lui era un modo per connettersi con un passato più felice, nella sua Grecia. In Australia è stato il fulcro della vita di entrambi, l’unico modo per prosperare in quella terra, all’epoca, ‘sconosciuta’.

Gli elogi per la sua filosofia sportiva e sulle sue idee calcistiche si sprecano e oggi gli occhi di diversi club di Premier sono puntati su di lui. «Come Marcelo Bielsa riesce a motivare le squadre e a imprimergli ritmi alti e una mentalità offensiva», ha spiegato Richard Bayliss, giornalista sportivo australiano. Lui è rimasto sempre modesto e non ha dimenticato da dove partì il suo lungo viaggio, insieme alla sorella maggiore Liz, alla mamma e al papà. La dedica dopo l’ultimo trionfo è stata per loro: «Capisco cosa sia una giornata di lavoro onesto. Capisco cos’è il sacrificio, capisco cosa significa essere in una posizione privilegiata come la mia. Non lo darò per scontato perché so quanto duramente hanno lavorato mia madre e mio padre. Hanno sacrificato tutta la loro vita per farmi essere qui. Non mi sento come se stessi lavorando tutti i giorni, mi sento come se stessi vivendo un sogno, realizzato grazie al sacrificio di altre persone, in particolare dei miei genitori».

Il senso del lavoro di Postecoglou lo ha portato a vincere due trofei nella scorsa stagione, a un passo da conquistarne tre in questa e chissà cos’altro gli riserverà il futuro a Glasgow. Intanto la sua bellissima storia continua.