Sheva, la boxe, CR7 e l’avena: ti presento Dovbyk, l’eroe d’Ucraina

by Matteo Albanese

«Ci sono altri due attaccanti qui. Eppure, se Sheva mi manda in campo, io segno». Parlava così, alla vigilia dello scorso Europeo, Artem Dovbyk. Per inciso, degli altri due, uno era Roman Yaremchuk, classe ’95, punta ucraina titolare: due gol nelle prime due gare a Olanda e Macedonia del Nord e 17 milioni spesi dal Benfica per prelevarlo dal Genk a fine torneo. L’altro era Artem Besiedin, ’96, che con uno (Dovbyk) condivide il nome di battesimo e con l’altro (Yaremchuk) la comune crescita nelle giovanili della Dinamo Kiev. È tutto un gigantesco tetris. Il 29 giugno scorso, contro la Svezia, il titolare era ovviamente Yaremchuk. Al 90’ gli è subentrato Besiedin, la cui partita è durata soli 10’, interrotta da un intervento killer dello scandinavo Danielson, espulso. Conscio della superiorità numerica, al 105’ Shevchenko ha mandato in campo Dovbyk, il “terzo” attaccante. E proprio Dovbyk, all’ultimo pallone giocabile, ha segnato il gol che ha portato l’Ucraina laddove non era mai arrivata: ai quarti di finale di un Campionato europeo.

 

Artem Dovbyk, calcio e politica

Rispetto a Yaremchuk e Besiedin, Artem Oleksandrovych Dovbyk non ha solo qualche anno in meno. Meno presenze in Nazionale e mica un passato in una delle grandi del calcio ucraino. È nato nel giugno 1997 a Cherkasy, dove sorgeva la Repubblica di Kholodny Yar, ultimo baluardo ucraino a resistere all’annessione dell’URSS, poi avvenuta nel 1922. Non è un dettaglio trascurabile. Comunque, Dovbyk inizia a giocare nella squadra locale, il Dnipro Cerkasy, che oggi non esiste più e pare uno degli antenati del Dnipropetrovsk – con cui condivide una storia di problemi finanziari e ridenominazioni. Tornando a Dovbyk, nel 2013 a un provino per il Metalist si infortuna al ginocchio sul più bello e viene scartato. Due anni dopo ce la fa: contratto col Dnipropetrovsk, meta più naturale per chi come lui è cresciuto a Cerkasy. Nel 2015/16, col Dnipro memorabilmente in finale d’Europa League (poi persa col Siviglia, ma dopo aver eliminato il Napoli), Dovbyk è in prestito in Moldavia dove vince una Coppa nazionale. L’anno dopo, tornato nell’oblast’, segna 6 gol in 22 partite prima di partire per un nuovo paese in cui emergere: la Danimarca.

 

Ginocchia e record battuti

Al Midtjylland gioca poco, ma Dovbyk diventa comunque campione di Danimarca. Idem l’anno dopo, in prestito al SønderjyskE: vince la Coppa nazionale. Così nell’estate 2020 torna in Ucraina. Non al Dnipropetrovsk, che nel frattempo è fallito, ma al Dnipro-1 che ne è una curiosa copia e ha “adottato” buona parte dei giocatori del “fratello” scomparso. Con 6 gol in 24 gare, Dovbyk si guadagna la convocazione all’Europeo. O meglio, è un infortunio al ginocchio di Júnior Moraes a renderlo il “terzo” attaccante dell’Ucraina. Il resto è storia. Quel gol alla Svezia al 120’ 37” è leggendario. Sia perché mai l’Ucraina era arrivata ai quarti di un Europeo, sia perché Dovbyk è il più giovane marcatore gialloblù, avendo battuto un record di Zinchenko che vigeva da… meno di due ore! Tutto vero: il terzino del City prima segna al 27’ della stessa partita, poi – ironia della sorte – fornisce l’assist all’amico che così lo supera per precocità. Ma non finisce qui. Nel post-gara, tutti i media vogliono un commento da Dovbyk, che però risponde in russo a una domanda posta in ucraino da un giornalista. Dettaglio non da poco per lui, nato a Cerkasy (ricordi?). Così la blogger Larysa Nitsoi lo attacca («Moscovita! Ditegli che gli eroi ucraini parlano ucraino») e scoppia un caso politico.

 

Boxe, Cruyff e il Manchester United

A placare la polemica interviene il padre di Dovbyk, Aleksandr: «Mio figlio a casa parla ucraino, ma è semplicemente abituato a parlare coi compagni in russo. E comunque io non ho dormito fino alle 6 del giorno dopo». Il padre di Aleksandr aveva comprato ad Artem, 3 anni all’epoca, il primo pallone. Con una promessa: «Voglio che giochi nel Manchester United». Dovbyk è cresciuto tra boxe, lettura – biografie: ne adora due: quella dell’idolo CR7 e Cruyff –, viaggi (Amsterdam, Barcellona, Repubblica Dominicana) e fiocchi d’avena tassativamente a colazione. A 8 anni le lacrime per quel Milan-Liverpool in cui vide il suo idolo, Shevchenko, piangere. A fine marzo, l’esordio con la Nazionale di c.t. Sheva. E il 2021 di Dovbyk procede ottimamente. A giugno, il gol alla Svezia: «Ma non sono un eroe, anche se tutti lo dicono». Ora, già 8 gol e 3 assist in 13 gare col Dnipro-1. Mica è cresciuto alla Dinamo o allo Shakhtar: ma sia Lucescu che De Zerbi ora lo vogliono. E non solo loro.