a cura di Cosimo Bartoloni, Giacomo Brunetti, Andrea Consales, Matteo Lignelli e Francesco Pietrella

Cinque storie del Belgio.

Dopo lo storico terzo posto all’ultimo Mondiale, la ‘Generacion dorada’ vorrebbe lasciare il segno prima di cedere il passo

 

Eden Hazard, un leader in declino

 

Affronterà questo Mondiale con gli occhi sul campo e la testa al mercato, Eden Hazard, che dovrebbe essere nel momento clou della carriera e invece finora tra campionato e Champions col Real Madrid è sceso in campo solo sei volte. Ahi vecchio Eden, chissà se ripensi a quando i Blancos, nel 2019, hanno deciso di spendere più di 100 milioni per averti. Un lento declino, purtroppo condizionato da una serie di infortuni che gli hanno tolto spazio pure in Nazionale, dove non gioca 90 minuti completi da un pezzo. Ma se c’è un’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, allora è il Qatar.

 

 

Kevin De Bruyne e il sogno Mondiale

 

Probabilmente il centrocampista più forte al mondo in questo momento, De Bruyne è una sentenza in Premier League, imprescindibile per il City di Guardiola. E anche per il Belgio, che ha reso grande insieme a una generazione di calciatori che adesso hanno quasi tutti superato i 30 anni, lui compreso. Ne ha compiuti 31 in estate. Il momento per lasciare il segno è adesso. Su quanto sia decisivo quando gioca nessuno ha dubbi, nemmeno lui: basta ricordare che per rinegoziare il contratto con il City non si è portato dietro un agente, bensì il documento redatto da un data analyst che dimostrasse con i numeri la sua importanza per la squadra.

 

 

Leander Dendoncker, un mediano retrò

 

Il 17 aprile 2022 Leander Dendoncker ha pubblicato su Instagram una foto con la maglia del Wolverhampton in cui si teneva le mani sopra la fronte e aveva lo sguardo incredulo. La didascalia dice molto di lui. La traduciamo: «Quando non puoi credere che sei appena arrivato su Instagram». Era il primo post su internet per questo mediano di 27 anni, cresciuto nell’Anderlecht, che di lì a qualche settimana sarebbe passato all’Aston Villa. Era appena sbarcato sui social, fino a quel momento ignorati. Probabilmente è stato uno degli ultimi calciatori a farlo. Un tipo che bada più che altro alla sostanza, figlio di un allevatore di maiali cresciuto in una zona, Zonnebeke nelle Fiandre Occidentali, che è stata il centro di diversi scontri durante la Prima guerra mondiale. Oggi ricordati dai molti cimiteri militari. Nel 2018, in Russia, ha giocato una sola partita, stavolta spera di dare un contributo maggiore.

 

 

Thomas Meunier: postino, mercante d’arte, insostituibile

 

Finora in Nazionale non è stato fortunato. 31 anni come Hazard e De Bruyne, Thomas Meunier viene indicato come uno dei ‘responsabili’ dell’eliminazione del Belgio nella semifinale del Mondiale di Russia 2018, nel senso che ha dovuto saltare quella gara in quanto squalificato. A riprova di questo, parla il gol realizzato contro l’Inghilterra nella sfida di consolazione per il terzo e quarto posto. Terzino o esterno destro, chiusa l’avventura al Psg si è spostato a Dortmund, ma non gioca (rieccola, la sfortuna) da metà ottobre per una frattura allo zigomo. Martínez, comunque, l’ha portato in Qatar. Anche il suo profilo Instagram è particolare: segue solo 7 persone, le altre ha smesso di seguirle in segno di protesta perché stufo degli insulti ricevuti sui social. Da ragazzo, per arrotondare, ha fatto il postino. La sua grande passione più grande, oltre al calcio, è l’arte. Se il quadro di Salvador Dalì ‘La persistenza della memoria’ viene indicato come il suo preferito, qualche anno fa nello stadio dell’Anderlecht ha inaugurato la mostra ‘When Art meets football’ realizzata dalla società Play it Art fondata insieme al suo agente. Tra i quadri presenti anche uno che raffigurava Cristiano Ronaldo con la maglia del Barça.

 

 

Jan Vertonghen, il veterano che fece gol per sbaglio

 

La sua esperienza è imprescindibile dopo 15 anni passati in Nazionale, durante i quali è diventato il primatista di presenze con 139 partite giocate. Così anche Jan Vertonghen, difensore centrale arrivato a 35 anni, fa parte del gruppetto dei veterani che vorrebbe raccogliere qualcosa dalla campagna qatariota. Dopo esser stato una bandiera del Tottenham, si è ripreso la titolarità nel biennio al Benfica, mentre ora è tornato in patria, all’Anderlecht e quando il polpaccio non gli dà fastidio è irrinunciabile. Tra gli aspetti più curiosi della sua carriera c’è il primo gol realizzato all’Amsterdam Arena, dov’è cresciuto con la maglia dell’Ajax: l’arbitro aveva interrotto il gioco per l’infortunio di un suo compagno e lui doveva solo restituire la palla al portiere avversario, che però non l’ha presa. Una crudele cortesia.