Il Genoa scopre Bianchi, dal luna park alla Serie A: «In C non sudava nemmeno!»

by Francesco Pietrella

Per lui ogni minuto in Serie A equivale a uno sulle giostre, come un luna park. Che poi è aria di casa, vecchi ricordi, pomeriggi d’infanzia, perché Flavio Bianchi è cresciuto accanto a una ruota panoramica. I genitori gestiscono un parco giochi a Diano Marino, Liguria, in provincia di Imperia, e quei seimila abitanti scarsi fanno il tifo per lui. 

Pepita d’oro

Contro l’Empoli ha segnato il primo gol in Serie A a due minuti dal gong finale, 2-2 decisivo e punto in più. Lui, capito? Uno che il Genoa se l’è tatuato sul cuore: «Sogno un gol al Ferraris sotto la gradinata Nord». Bianchi è una delle ultime pepite scovate da Preziosi, che prima di cedere la società al gruppo statunitense 777 Partners aveva battezzato il giovane Flavio: «Cambiaso è bravo, ma occhio a Bianchi. Ha un futuro speciale». E infatti ha fatto male all’Empoli alla terza partita in A, dopo 13 gol a Lucchese in terza serie. «Non ho mai avuto dubbi sulle sue capacità». Parola di Giovanni Lopez, allenatore da un vita, uno che appena gli parliamo di Flavio sorride. Si apre: «In C non c’entrava nulla, troppo forte! L’avevo sponsorizzato ad alcuni club di B, ma nessuno mi ha creduto. Ora lo rimpiangono». Ed è pronto a goderselo Sheva. 

Il primo e unico anno fuori casa se l’è fatto a Lucca, a due di macchina da casa. Flavio era la stellina dei baby rossoblù, classe duemila come Cambiaso, entrato nei radar di Michele Sbravati, il responsabile del settore giovanile del Genoa. Dopo averlo visionato un paio di volte al Golfodianese lo porta in braccio al Signorini: «Questo ragazzo si farà». Come Andrea del resto. Uno sulla fascia e l’altro in avanti. Dopo gol a raffica in Primavera lo mandano in prestito a Lucca: «Non sudava nemmeno! – racconta Lopez a Cronache -, nonostante avesse solo 19 anni era un gigante della categoria Scappava via a tutti».

«Gol in tutti i modi»

La stagione va male. Lopez subentra dopo 7 partite, ma a fine stagione la Lucchese retrocede in D, salvo poi essere ripescata: «Ci ha dato qualche speranza di restare aggrappati alla salvezza. Con me ha segnato 13 reti, lo conoscevo già da Genova. Ha talmente tanta classe che il salto di categoria non si è sentito proprio, faceva gol in qualsiasi modo. Di destro, di sinistro, di testa. E poi tutti da solo eh». Nel senso che se li costruiva: «Ha le qualità per restare a lungo in Serie A. È un bravissimo ragazzo poi. L’anno scorso fui mandato via a tre giornate dalla fine, lui pubblicò una storia su Instagram per ringraziarmi». 

I due hanno sempre avuto un bel rapporto. «Prima dell’allenamento lo prendevo sotto braccio e gli spiegavo cos’era andato bene e cosa no. Io parlavo, lui ascoltava, poi nel weekend la buttava dentro». Qualità: «Non è una prima punta, ha bisogno di girare intorno a un centravanti. È veloce, dinamico, vede il gioco. È forte mentalmente. Uno così va fatto giocare». Palla a Sheva: «Sono diversi ovviamente, ma può essere una risorsa anche per lui. Ripeto: in estate l’ho proposto a diversi direttori sportivi di Serie B, mi hanno risposto tutti che era troppo giovane. Oggi parlano i fatti». Il luna park è diventato Genova.