Minacce, furti e CR7. Il “nomade” Bruma è diventato grande

by Matteo Albanese

È tarda sera di un weekend afoso a Lisbona, estate 2013. Un ragazzo si avvicina alla propria Mercedes. Ha 18 anni. Si chiama Armindo Tué Na Bangna, ma i genitori vogliono che tutti lo chiamino Bruma. Il Chelsea, fresco vincitore dell’Europa League, ha già messo gli occhi su di lui. All’improvviso almeno tre uomini muscolosi, tatuati e calvi, lo avvicinano. «Ora vieni con noi, qualcuno deve parlarti», dicono. Bruma scappa, è spaventato. Lo inseguono fino a Massamá, quartiere di Lisbona dove vive il suo agente. A salvarlo sono le sirene della polizia, che mettono in fuga gli aggressori. Non prima di una minaccia: «Ti troveremo». Sembra che quel qualcuno che volesse parlargli sia Bruno de Carvalho, il presidente dello Sporting Lisbona. «Avevamo concordato il trasferimento al Galatasaray, è chiaro che volesse intimidire Bruma per fargli firmare un nuovo contratto» dirà sconvolto Cátio Baldé, agente del ragazzo.

 

Di Sporting e contratti strani

Il punto è che Armindo nasce in Guinea-Bissau, che dal 1973 è indipendente dal Portogallo. Il nome Bruma gliel’ha affibbiato un amico di suo padre: in lingua creola guineana vuol dire ‘nomade’. Col senno del poi, è azzeccatissimo. La sua infanzia è dura. Il padre non l’ha mai conosciuto: «Solo visto in foto». Ha però 12 anni quando un imprenditore, Cátio Baldé, gli paga un viaggio in Portogallo. Bruma vola a Lisbona col fratello Mesca. C’è un grande problema: parla solo creolo, spiccica appena il portoghese. Non ha amici. Inizia al Benfica, poi conosce un ragazzo di nome Antoninho che gli dice: «Andiamo allo Sporting, è meglio». Accetta il consiglio. È il 2007. Cinque anni dopo, Bruma ha già esordito e segnato in Primeira Liga. Nell’estate 2013 partecipa al Mondiale U20, in squadra con João Cancelo e João Mário: alla fine vince la Francia di Pogba e Veretout, ma i cinque gol di Bruma non passano inosservati. Ma esce fuori che nel 2010, a 16 anni, Bruma ha firmato un triennale con lo Sporting. Che nel 2011 gli offre un nuovo contratto annuale. Lui lo firma. Si scatena l’inferno e Baldé, suo procuratore, attacca il club. Una regola della FIFA impone al massimo un triennale ai minori di 18 anni. Per lo Sporting, invece, è tutto valido. Baldé decide di trasferire altrove il suo assistito. Pare che qui nasca l’aggressione di cui sopra.

 

Bruma conteso, dallo United al PSV

Il 2013 per Bruma è l’anno decisivo. Lo vogliono Manchester United e Galatasaray. Gli inglesi offrono di più ma lo Sporting, che 10 anni prima ha ceduto Cristiano Ronaldo allo United, vuol venderlo ai turchi. Tra i due litiganti, il terzo gode. È il Chelsea. «Avevo un accordo con loro, ma ho cambiato idea – racconterà Bruma – volevo giocare titolare, mica finire in una squadra B». Così la scelta ricade sul Bosforo. Non è un bel momento per il Galatasaray: Fatih Terim impazzisce per Bruma, che però a inizio 2014 si rompe il crociato. In panchina ora c’è Roberto Mancini. Dopo il Mondiale c’è Prandelli, quindi ecco il quarto tecnico: Hamzaoğlu. Bruma va in prestito alla Real Sociedad, spera nella convocazione per l’Europeo. Che il Portogallo vince, ma senza di lui. Ironia della sorte, la miglior stagione di Armindo è quella immediatamente dopo: 11 gol in campionato col Galatasaray e la chiamata del Lipsia, che da neopromosso in Bundesliga si è qualificato in Champions League. Ma con Rangnick non c’è feeling: due anni scialbi e al terzo Bruma saluta. È il giugno 2019, firma un quinquennale col PSV. Secondo acquisto più caro di sempre, dopo Mateja Kežman. Si presenta: «Rómario e Ronaldo hanno giocato qui».

Un momento difficile

Il 2019 è un anno drammatico per Bruma. Prima scompare suo fratello in Africa, poi il suo migliore amico gli ruba vari milioni di euro dal conto: «L’ho scoperto troppo tardi». Lui è sfiduciato, inoltre a Eindhoven l’aria si fa pesante e il tecnico van Bommel non gli concede spazio. Nel giugno 2020 Bruma va in prestito al club più titolato di Grecia, l’Olympiakos. A chiederlo espressamente è il connazionale Pedro Martins. Armindo sta bene. Gioca a Uno con José Sá e Rúben Semedo. Riceve visite da Antoninho, quello che lo convinse a scegliere lo Sporting. Ora l’Olympiakos può riscattare Bruma per 7 milioni, ma non lo fa. Lui torna in Olanda e si sfoga alla tv: parla di Istanbul, gli allenamenti con Wesley Sneijder e il rapporto con Drogba: «Gli ho rubato il posto in mensa, non sapevo fosse suo. Abbiamo stretto amicizia, mi ha insegnato a calciare forte». Il tempo è galantuomo. Oggi Bruma è tra i giocatori del mese in Eredivisie: 3 gol e 2 assist a novembre. Già 7 gol in stagione. Sembra tornato ai suoi livelli. «Non voglio più andarmene da qui», assicura. E se lo dice uno il cui nome vuol dire ‘nomade’…