Pablo Martín Páez Gavira, meglio noto come Gavi

by Francesco Pietrella

«Cien goles». Cento gol. Cinque o sei a partita a volte, e tutti in un anno. Non al Barça, neanche al Betis, ma in una cittadina dove il tempo scorre lentamente. Case basse e bianche, mare lontano. Si chiama Los Palacios y Villafranca ed è a mezz’ora da Siviglia, Andalusia. Stasera potrebbe diventare famosa come «el pais del chico récord». Merito di un 17enne del posto al debutto con la Spagna: Gavi è l’ultima pepita della Masia, cantera del Barcellona, fantasista di qualità. Da ragazzino segnò 100 gol nella giovanili del Liara Balompié, campetto in erba vera ai margini della città. 

Gavi da record

Gavi – all’anagrafe Pablo Martín Páez Gavira – potrebbe diventare il calciatore più giovane di sempre a debuttare con la nazionale. Angel Zubieta è ancora davanti, in campo a 17 anni e 284 giorni nel 1936. Il niño lo supera di qualche mese. Ne ha parlato anche Luis Enrique: «Forse lo metto titolare con l’Italia». Criptico ma non troppo. Stasera la Roja gioca in Nations League contro gli azzurri, semifinale a San Siro. Gavi indossa il numero il 9 delle punte pur non essendo tale. Per lo meno non più, anche se i cento gol segnati in ai margini dell’Autopista del Sur ne raccontano il passato. 

«Ipercompetitivo»

Chi l’ha visto da bambino lo descrive così: «Competitivo e affamato». Parola del suo primo allenatore, Manuel Vasco, che intervistato dal El Mundo ha parlato di un telefono in tilt. «Ho ricevuto decine di telefonate per raccontare Gavi». C’è curiosità. Il Barcellona l’ha preso a 11 anni dopo aver stregato tutti in un torneo. Il suo nome era stato sottolineato in rosso per tre volte. Prima di far bene alla Masia si è fatto due stagioni nel Betis. Stregati anche loro: per convincere la famiglia a far firmare il figlio offrirono al papà un lavoro in lavanderia. Lui, ex cameriere in un albergo.

«Accetto, basta che mio figlio viene a giocare da voi». Affare fatto. Il resto è storia: nel 2016, a 12 anni, vince il Liga Promises, torneino di giovani promesse a cui partecipò anche Totti junior. Franc Artiga, intervistato da Goal, l’ha descritto come un «mostro ipercompetitivo». Ronald Koeman l’ha notato subito: 6 partite fin qui, le ultime 3 da titolare (un assist a referto). Forse l’unica nota positiva di un inizio di stagione da dimenticare. Gavi è giovane, studia da Iniesta e si definisce così: «Tecnico e con proiezione offensiva». È il quarto esordiente più giovane della storia del Barça, in campo contro il Getafe a 17 anni e 24 giorni. Meglio di lui solo Martinez, Ansu Fati e Bojan. Con la Spagna supererebbe tutti. 

Come va la cantera?

Dici Barcellona e pensi alla Masia. La cantera sulla bocca di tutti. Gavi viene da lì, come Pedri, Ansu Fati, Eric Garcia, Piqué, Jordi Alba, Busquets, Mingueza, Riqui Puig, Sergi Roberto e Peña, i gioiellini/talenti del settore giovanile tuttora in rosa. I blaugrana hanno perso Messi, hanno zero punti in Champions e solo 12 in campionato (nono posto). Sono come un galeone spagnolo da mille battaglie in mezzo alla tempesta, martoriato dalle onde, ma la famosa cantera sta dando qualche soddisfazione. A febbraio scorso, contro l’Alaves, il Barcellona è tornato a giocare con un centrocampo made in Masia dopo 221 partite. Puig, Busquets e Moriba, diciottenne volato al Lipsia l’ultimo giorno di mercato.

La gestione dei talenti è migliorata: hanno perso Ilaix, ma è tornato Ruiz-Atil dal Psg, centrocampista del 2002. Stesso discorso per Eric Garcia, ripreso a parametro zero dopo l’addio di 4 anni fa. Una sorta di andata e ritorno, come per altri canterani negli anni: Fabregas, Piqué, Jordi Alba, ma anche Denis Suarez (venduto al Villarreal nel 2015 e riacquistato un anno dopo), Aleix Vidal (17 milioni nel 2015, dopo l’addio nel 2002) e Deulofeu (recompra dall’Everton). Forse succederà lo stesso con Alena, ceduto al Getafe a gennaio, o Carles Perez (Roma). Chissà. Per ora c’è Gavi, e va bene così.