«Chiamatemi pure ‘Bomber di B’», intervista a Massimo Coda

by Simone Bernardini

Dieci gol in 13 partite a Cremona, -15 dal record all-time di Stefan Schwoch in Serie B e una vecchia promessa fatta alla Cremonese 12 anni fa, che poco più che ventenne lo ha lanciato nel mondo dei professionisti. La carriera di Massimo Coda è stata una lunga rincorsa, qualche porta in faccia, un grave infortunio nel miglior momento e una grande maturità dentro e fuori dal campo. 

Siamo stati ospiti della Cremonese per intervistarlo e lo ha detto lui stesso: «Tanti allenatori che ho avuto hanno sempre affermato che potevo fare benissimo la Serie A per 10 anni. Inzaghi addirittura mi disse: ‘Ti hanno fatto credere che tu non potessi giocare in A, ma avresti potuto fare come Ciccio Caputo’. Questa cosa mi sta stretta».

6 giorni fa ha compiuto 35 anni, ma del ritiro dal calcio giocato non c’è ancora traccia. Prima di lasciare ci sono ancora diversi obiettivi da raggiungere: alcuni dichiarabili, altri meno. «Ci spero ancora nella Serie A, ho appena fatto 35 anni, quindi questo sarebbe l’anno buono per poterci tornare. Cremona sarebbe la città perfetta per starci. Fuori è difficile». 

Se pensi a Massimo Coda è difficile non associarlo immediatamente alla Serie B. Nel corso della sua carriera si è guadagnato il soprannome di ‘Bomber di B’, ma non sempre questo appellativo gli è piaciuto. «Quando sono andato in Serie A, mi sono sempre sentito visto in modo diverso e questa cosa non mi andava a genio. Il soprannome ‘Bomber di B’ ormai mi piace, qualche anno fa mi pesava un po’ perché mi dicevo: ‘Non mi viene mai data un’opportunità importante in A’, ma ormai è andata così». 

Ma facciamo un passo indietro: Coda nasce a Cava de’ Tirreni, dove inizia a tirare i primi calci a pallone con suo cugino all’età di 6 anni. Giovanili nella Cavese e sempre con la maglia della sua città esordisce tra i professionisti. Poi una girandola di esperienze poco fortunate: Bellinzona (in Serie B svizzera), Cisco Roma dove gioca con Paolo Di Canio, Treviso dove incontra un giovane promettente di nome Leonardo Bonucci, ma anche Crotone e Bologna.

«Quando ho ricevuto qualche porta in faccia non ho mai avuto la sensazione di voler smettere. Non mi vedevo al di fuori del calcio». Dopo Bologna, nemmeno 20enne, Massimo Coda si trasferisce alla Cremonese in Serie C. Qui comincia a giocare con costanza e a segnare i primi gol tra i professionisti. 3 anni, 87 presenze e 24 gol, compresa la prima stagione in doppia cifra. Proprio nel 2009/10 i grigiorossi vanno vicini alla promozione in cadetteria arrendendosi solo nel ritorno della finale play-off.

«La più grande delusione della mia carriera è stata sicuramente la finale play-off contro il Varese, avevamo vinto l’andata e poi abbiamo perso il ritorno. È stata una grande delusione perché se lo meritavano un po’ tutti, soprattutto il presidente Arvedi. Passarono poi 6 anni prima che la Cremonese tornasse in B, quindi sicuramente quella è stata la stagione più amara». Dopo l’esperienza a Cremona, Massimo Coda torna a Bologna ma ne seguono altre tre esperienze in prestito: Siracusa, San Marino e Gorica. «Siccome quando ero in C non mi veniva mai data un’opportunità in una categoria superiore, mi sono dovuto dar da fare, cercando anche al di fuori. Sono andato a giocare in Slovenia prima di poter raggiungere la B. In quella fase della mia carriera ho sofferto un po’, ma quando ho avuto l’opportunità, ho dimostrato con i fatti che avevo ragione». 

In Slovenia, Coda trova una squadra fortemente italiana (Alex Cordaz e Luigi Apolloni su tutti) e compone un’esotica coppia d’attacco con Gialuca Lapadula, altro bomber con cui intreccerà più volte la sua storia in Serie B. Al termine della stagione saranno 18 le reti complessive e nella carriera di Massimo qualcosa cambia. «Lo dico sempre che quell’esperienza al Gorica mi è servita per farmi conoscere di più. Finita l’annata pensavo che sarebbe cambiato tutto e invece arrivavano tante chiamate dall’estero (Polonia e Portogallo ad esempio) e nessuna in Serie B.
Al Gorica ci andai dal Parma, il ritorno dal prestito fu decisivo. Decisero di tenermi e da lì partì tutto
».

A Parma nel 2014/15 arrivano le prime presenze e i primi gol in Serie A. Gli chiediamo se si ricorda cos’è successo il 29 settembre 2014 e lui ci risponde: «Primo gol in Serie A, è una data speciale. Mia moglie ha tatuato quel giorno sul braccio». Non una gara normale per lui, visto che i ducali vincono in rimonta sul campo del Chievo grazie ad un gol e due assist di Coda. Nel momento migliore però, quando trova minutaggio e giocate, arriva anche un grave infortunio: trauma distorsivo al ginocchio sinistro con disinserzione del legamento collaterale esterno che richiede l’operazione. Questo stop lontano dal campo per buona parte della stagione. Da lì la decisione trasferirsi alla Salernitana in Serie B: il primo grande sliding door della sua carriera. 

«Come giocatore mi sento sempre all’altezza di poter giocare in Serie A, quand’ero a Parma ho preso consapevolezza di poterla fare. Col tempo è maturata più la possibilità di fare la B da protagonista piuttosto che fare la Serie A con un ruolo più da comparsa e ho accettato».

Ma com’è stato per un natio di Cava de’ Tirreni ambientarsi a Salerno?  

«Sicuramente l’arrivo a Salerno all’inizio è stato difficile: arrivavo dalla Serie A, ero stato preso per fare la differenza, ma sotto porta non ci riuscivo. Per di più essendo di Cava dei Tirreni ho faticato un po’. Però con i mesi sono riuscito a fare emergere le qualità e mi sono preso delle grosse rivincite. Lì mi sono sbloccato mentalmente ed è stata l’esperienza che mi è servita più di tutte. Un calciatore che riesce a giocare a Salerno e sopportare quelle pressioni può giocare ovunque». Dopo tre stagioni a Salerno, Coda si muove verso Benevento. Con i giallorossi che per la prima volta nella loro storia si preparano ad affrontare un campionato di Serie A. Quella che seguirà è un’annata sfortunata, ma che regala comunque qualche gioia a Massimo. «Quell’anno feci la prima doppietta in A, alla Samp. Il primo gol è stato il più bello della mia carriera in massima serie».

Dopo la retrocessione delle Streghe, Coda rimane in B e nella stagione del Covid riporta i giallorossi in Serie A. L’idea di Massimo però ormai è chiara e senza i presupposti per un’annata da protagonista è disposto a rimettersi in gioco in Serie B, questa volta a Lecce. «L’annata di Lecce con la promozione e il premio di capocannoniere sono il ricordo più bello che ho in carriera fino ad ora».

Nella stagione della promozione Coda è anche riuscito ad entrare in una speciale e ristretta classifica condivisa solamente con Rocchi, Serafini, Pellisier e Giuseppe Rossi. «La Tripletta a Buffon è un ricordo bellissimo, ero in campo mi sembrava un sogno. Dicevo ai compagni datemi un pizzico perché non può essere vero. Quella partita è stata totalmente a senso unico e infatti finì 4-0 già nel primo tempo». E se vi state chiedendo in che modo si festeggi una giornata come quella: «Quella sera, manco a farlo apposta, tutta la mia famiglia era lì, quindi ho festeggiato con loro. Il pallone della tripletta l’ho regalato a mio padre che era felicissimo, piange ancora quando lo vede». 

Dopo la promozione a Lecce, Coda non è ancora sazio di gol in Serie B e decide di rimettersi in gioco al Genoa. I rossoblù sono appena retrocessi e Massimo vuole tentare la terza promozione in carriera. Ci riesce, contribuendo sempre con gol pesantissimi e decisivi. È una sua caratteristica, basti pensare che bisogna tornare indietro di quasi due anni per trovare un match in cui un gol di Coda non abbia portato punti alla sua squadra: stiamo parlando di Lecce 1-2 Cittadella del 23 febbraio 2022. L’anno scorso quando era al Genoa e con largo anticipo aveva detto di tenere d’occhio Guðmundsson. L’abbiamo fatto sbilanciare di nuovo, tra i suoi nuovi compagni della Cremo: «Ci sono tanti ragazzi giovani e bravi. C’è Collocolo che mi piace tanto. Quagliata che è uno degli esterni più interessanti e poi c’è Zanimacchia, che però è già più una certezza». 

Dopo la promozione in A con il Genoa, per l’ennesima volta, Coda è voluto ripartire dalla Serie B. Per qualche giorno il suo passaggio alla Sampdoria, dall’altra parte del Bisagno, sembrava davvero vicino e concreto, ma alla fine il trasferimento è saltato. «A mia moglie avevo detto: ‘Hai visto, non cambiamo nemmeno casa ci spostiamo alla Samp’. Ho pensato: ‘È fatta’. Poi all’improvviso il direttore della Cremonese Giacchetta ha chiamato il mio procuratore dicendo che c’era l’opportunità di tornare alla Cremonese e lì si è un po’ fermato tutto. Qualcuno a Genova mi stava facendo pure pesare questo passaggio, ma era l’opportunità più concreta e dovevo prenderla, nel momento in cui il Genoa mi aveva detto che non voleva che restassi. 

Poi è arrivata la Cremonese, mi piaceva di più la squadra, la società, il centro sportivo e ho preferito, anche perché c’ero già stato 3 anni. Volevo tornare». E se gli chiedi se ha mai pensato a Cremona e ad un ritorno in tutti questi anni, senza pensarci ti risponde: «In passato ci ho pensato, quando la Cremo era in B, ‘Mah, se un giorno mi dovesse chiamare perché no? Mi sono sempre trovato bene’. Quando c’è stato l’opportunità sono stato ben contento di tornare».

Nelle ultime 5 giornate di campionato i grigiorossi hanno vinto 4 volte e passato il turno di Coppa Italia, Coda ha sempre timbrato nelle ultime 3 uscite e ha già eguagliato il numero di gol della scorsa stagione. L’obiettivo di squadra e personale sono chiari anche senza citarli. Così come è inutile azzardare dei pronostici, ma con Massimo Coda in squadra è tutto un po’ più facile.