Dieci anni dopo, ha ancora senso parlare di Cholismo?

by Matteo Albanese

«Mica l’ho inventato io, come potrei spiegarne il significato?». Ai giornalisti che gli chiedevano di definire il Cholismo, Diego Simeone rispondeva pragmaticamente. A una certa, i media si stufavano evidentemente di parlarne con lui, così giravano la medesima domanda Koke, più loquace: «È una filosofia di vita applicata al calcio, giorno per giorno». E pensare che nel 2013 la Fundéu, un ente alle dipendenze della Real Academia Española, l’aveva inclusa tra i 12 candidati a parola dell’anno 2013. Non ha vinto, ma «cholismo» è diventata popolarissima. C’è persino chi, per descriverla, usa un video del 1999 in cui si vede Germán Burgos, storico vice di Simeone, uscire da un tombino della rete fognaria madrilena. È uno spot ideato da Coca Cola per celebrare il ritorno ne La Liga dell’Atlético Madrid, retrocesso l’anno prima. «Ya que estamos aquí», si legge.

 

Dress code, trofei e derby agrodolci

Il 23 dicembre 2011, Diego Pablo Simeone viene annunciato come nuovo allenatore dell’Atlético. Atterra a Madrid tre giorni dopo: occhiali da sole, blazer nero e barba incolta. Il dress code lo accompagna da allora. Lo stesso Simeone che nel 1996 ha vinto Liga e Copa del Rey coi Colchoneros. Da allora l’Atlético è crollato ed è riemerso. E quando viene eliminato dalla Coppa del Re da una squadra di terza serie, l’Albacete, il tecnico Gregorio Manzano viene esonerato. L’Atlético è 11° in campionato. Simeone è una scommessa: ha allenato in Argentina, poi 18 partite a Catania. A fine stagione, zittisce gli scettici: Madrid festeggia il titolo vinto dal Real di Mourinho, ma l’Atlético finisce quinto e batte in finale d’Europa League l’Athletic Bilbao di Bielsa, 3-0. L’anno dopo, la prima stagione intera del Cholo si apre con una Supercoppa europea (4-1 sul Chelsea) e si chiude col derby vinto in Coppa del Re. Nel 2014, mentre la zuccata di Diego Godín vale La Liga, il derby stavolta costa caro: la finale di Champions a Lisbona sorride al Real grazie a un’altra zuccata di un difensore, Ramos. Stesso copione a Milano, nel 2016, ai rigori.

 

Sfigati, Wanda e 126 milioni di euro

Prima di Simeone, l’Atlético convive col soprannome di Pupas, «gli sfigati». Lo ha coniato Vicente Calderón – ex presidente del club, quello cui era dedicato lo stadio – nel 1974, dopo la finale di Coppa dei Campioni persa col Bayern Monaco, con gol all’89’. Incapaci di vincere. Ironia della sorte, oggi l’Atlético ha ben altra fama. L’Europa League vinta nel 2018 è quasi uno spartiacque che conclude l’era degli «sfigati». Perdipiù il Calderón è stato demolito, sostituito nel settembre 2017 dal Wanda Metropolitano coi suoi 68mila posti. Ma oggi il Cholismo è in crisi nera. A maggio Simeone vinceva La Liga, ora ha chiuso il 2021 con quattro sconfitte di fila. Roba che mancava da quasi undici anni, prima che arrivasse lui. Alcuni tifosi chiedono la testa del Cholo, altri rimarcano gratitudine, perché con lui l’Atlético è costantemente sul podio di Spagna. João Félix è invece un caso: pagato 126 milioni dal Benfica nel 2019 e presentato al Museo del Prado di Madrid con lo slogan “puro talento“, al momento il portoghese pare una copia di sé stesso. Inoltre, Germán “el Mono” Burgos – uno dei pilastri dello staff di Simeone assieme a “el Profe” Ortega – ha lasciato da anni il capezzale dell’argentino, lui come Juan Vizcaíno.

 

Cholismo, dal Messico ad Amazon

Se Cholo è anche un marinaio ispanico in Moby Dick, di Melville, il Cholismo emerge come rivolta sociale adoperata dai meticci messicani alla fine del XX secolo, contro il comune nemico americano. La potenza della metafora è chiara: Davide contro Golia. Il mantra di Simeone è ugualmente chiaro. Partido a partido, che in Spagna è diventato il nome di una popolare trasmissione televisiva. Nel 2022 con lo stesso titolo uscirà una serie Amazon su di lui, nel 2016 con lo stesso titolo hanno pubblicato sull’Harvard Deusto Business Review un articolo accademico sulla pianificazione strategica d’impresa nel breve termine. Si parla di Cholismo. Coi suoi aneddoti e aforismi, il più celebre dei quali – «si se cree y se trabaja, se puede» – decora le pareti dello spogliatoio del Wanda Metropolitano. Presta ovvio fianco a critiche di immoralità, rivisitazione spiccia del catenaccio, anti-calcio. Ma Simeone è il tecnico di maggior successo nei 118 anni di storia dei Colchoneros. Trofei a parte, nessuno ha vinto più partite di lui: 326. Solo Luis Aragonés (611) ha più presenze in panchina di lui (551) qui. Il centrocampista Tiago l’ha descritto il Robin Hood del calcio. Simeone lo ha corretto: «Io non parlo di Cholismo. Ma il calcio è bello perché aperto all’interpretazione, tutti in un certo senso hanno ragione. Credo solo che non basti il talento per vincere».  Perché è soprattutto psicologia, la sua, in fondo.