Soldi, incidenti diplomatici e due club uguali. Storie di calcio a Cipro

by Redazione Cronache
Cipro

È il terzo turno di qualificazione alla Champions League 2019/20. L’APOEL Nicosia – squadra più vincente di sempre del calcio cipriota – perde 1-2 in casa contro gli azeri del Qarabağ. Ma vince eroicamente al ritorno, 2-0 in trasferta a Baku, con Linus Hallenius in campo, e supera il turno. A fine partita però il 35enne difensore greco Giorgos Merkis festeggia la gran vittoria tirando fuori una bandiera greca: «Dopo un fallo, stasera, uno dei loro attaccanti mi ha detto di non piangere come una donna. Gli ho risposto “non piango, sono greco” e lui ha aggiunto “ricordi che ti hanno fatto i turchi?”. Ho detto di sì, per questo ho tirato fuori la bandiera greca». Si rischia l’incidente diplomatico, perché l’Azerbaigian ha legami commerciali con la Turchia, Merkis è greco. Cipro è un’isola nel Mediterraneo, sì, ma pure un Paese diviso a metà dal 1974. C’è una porzione greca (a sud-ovest) e un’autoproclamata Repubblica turca (a sud-est). La stessa capitale Nicosia è divisa in due, con muro e filo spinato. La questione cipriota non si è mai risolta: Oriente vs occidente.

Cipro e l’invasione turca

Il calcio a Cipro arriva – come in Italia – grazie agli inglesi. Il primo campionato si gioca nel 1934, visto che la Federcalcio nasce proprio quell’anno. Tra i fondatori, otto club: quattro a Nicosia, la capitale (APOEL, Olympiakos, l’Enosis Trust e il Çetinkaya, giallorosso come il Galatasaray), due a Limassol (la seconda città dell’Isola per abitanti: l’AEL e l’Aris), uno a Famagosta (Anorthosis) e infine a Larnaca, l’EPA che nel 1994 si unisce a un’altra squadra e fonda l’AEK Larnaca. Come hai notato, i nomi sono gli stessi che trovi ad Atene (AEK, Olympiakos) o Salonicco (Aris), del resto il terreno culturale è ellenico. Curiosamente, il primo campionato lo vince l’Enosis Trust che però fallisce dopo pochi anni. Prima del campionato, ci vogliono le squadre: la prima, l’Anorthosis Famagosta, nasce il 30 gennaio 1911 a Famagosta ma oggi gioca allo stadio Antonis Papadopoulos di Larnaca, 40 km più a sud, in un’altra città. Questo perché, come detto, nel 1974 la Turchia invade Cipro, i greci sono costretti a fuggire e Famagosta diventa una città fantasma.

Il grande APOEL, nel 2012

Nel 1926, a Nicosia, nasce l’APOEL, o meglio POEL, Podosferikos Omilos Ellinon Lefkosias, “il club calcistico greco di Nicosia”. I suoi fondatori sognano l’enosis, ovvero che la Grecia inglobi la città dove vivono, ed è pure per questo nel 2019 al Qarabağ non piacque la bandiera greca di Giorgos Merkis. Calcio e politica, a braccetto. L’APOEL è la squadra cipriota di maggior successo: ha vinto 28 campionati (7 di fila tra 2013 e 2019), 21 coppe e 14 supercoppe. E poi l’APOEL per poco non rompe la Champions League 2011/12, quando – con un serbo in panchina, Ivan Jovanović, e una rosa con dieci tra portoghesi e brasiliani – arriva fino ai quarti di finale. Tutto vero: supera tutti i playoff, vince il girone con Zenit, Porto e Shakhtar, batte il Lione agli ottavi – ai rigori – e si ferma ai quarti col Real Madrid, che vince 3-0 a Nicosia e 5-3 in Spagna. Oggi l’APOEL è ancora allenato da un serbo, Vladan Milojević, ed è secondo in campionato con l’ex interista Belec, l’ex bolognese José Crespo, l‘ex genoano Dumbrăvanu e Anastasios Donis, che fece due anni tra Juventus e Sassuolo. È appena andato a giocarci Federico Macheda.

Cipro, Scandinavia e Balcani

In testa al campionato cipriota, per un solo punto, trovi l’AEK Larnaca di Nenad Tomović, quindi il piccolo Pafos FC, fondato appena nel 2014. Sullo stemma ha il volto di un poeta diciannovenne ucciso nella guerra d’indipendenza. Al Pafos un norvegese (Henning Berg) allena il connazionale Hestad, il finlandese Valakari e lo svedese Tanković. Una colonia scandinava, come pure al Doxa Katokopias, un altro club che dal 1974 ha dovuto cambiare città e oggi ha il suo quartier generale fuori dalla capitale Nicosia: ci giocano una punta che per poco non firmò col Torino, Berat Sadik, e il difensore Juhani Ojala, ex HJK Helsinki e BK Häcken. E se sull’isola di Cipro il campionato se lo giocano 14 squadre – 4 della capitale Nicosia e Limassol, 2 di Larnaca, Famagosta e Pafos –, in un club alla periferia di Limassol trovi il Karmiotissa e i suoi balcanici: il ceco Čelůstka e gli slovacchi Hubočan e Ďuriš. In tre fanno 104 anni, perché si vede che Cipro sia un’ottima meta a fine carriera.

«Non sono qui per soldi»

Se scorri le rose, puoi avere quest’impressione. A Limassol leggi di Stępiński, Kokorin, Mirallas e Aleesami. O il greco Charalampos Mavrias, che il 20 ottobre 2010 debutta col Panathinaikos in Champions. All’epoca è il secondo più giovane esordiente di sempre, ma si perderà per strada e ora, a 29 anni, gioca qui. All’Anorthosis Famagosta – soprannominato La vecchia signora, come la Juventus – trovi Georgi Loria, ex portiere della Roma, e il 36enne Lazaros Christodoulopoulos, tre anni e tre squadre diverse (Bologna, Verona, Sampdoria) in Italia. «La gente sottovaluta il calcio a Cipro, io non sono qui per soldi ma per la chiesa di San Lazzaro. Mi chiamo Lazzaro e risorgerò calcisticamente qui», ha detto. Pure il portiere Francis Uzoho, dell’Omonia, era considerato a fine carriera. A ottobre però le sue parate hanno fatto sudare il Manchester United, che ha vinto solo al 92’ a Old Trafford. Uzoho tifa i Red Devils e si è fatto conoscere. E a proposito di Omonia…

I due Omonia uguali

Di Omonia, a Nicosia, ne esistono due uguali. L’Omonia viene fondato nel 1948Omonia in greco vuol dire “armonia”, lo stemma è un trifoglio tipo quello del Panathinaikos – e nella sua storia ha vinto 21 campionati, 15 coppe e 17 supercoppe di Cipro. Dopo l’APOEL, l’Omonia è la squadra più titolata del Paese, tifata si stima dal 30% degli appassionati di calcio a Cipro, pure per la sua connotazione politica, storicamente socialista e associata al Partito comunista. Ma nel 2013 il club è in crisi economica, sopravvive grazie a tre milioni donati dai tifosi e a giugno 2018 viene acquistato da Stavros Papastavrou, un businessman cipriota che ripiana il debito e rinnova la rosa – tra gli altri, acquista Marco Motta – ma viene contestato per la sua visione politica. Così, i tifosi si riuniscono e fondano un loro club. Stesso nome, stessi colori: «Non ci avrete complici di questo omicidio». Partono dai dilettanti, in quinta serie, ora sono già in seconda divisione dopo tre promozioni di fila. Di questo passo, presto incontreranno la loro ex squadra.