Alle origini di Immobile: «La Juve, i gol al Viareggio. E quella sgridata…»

by Redazione Cronache

Cambiare la carriera di un calciatore con una frase? Fatto. «Ciro, che vuoi fare? Vuoi diventare un giocatore vero o restare un ragazzo – per quanto bravo – che ha fatto tanti gol a Sorrento ma che deve migliorare ancora?». Ciro è Ciro Immobile: «Mi ricordo benissimo, come fosse oggi. Con lui sono stato chiaro». Parola di Massimiliano Maddaloni, ai tempi in cui Immobile era un biondissimo attaccante appena maggiorenne alla Juventus: «Fondamentalmente noi due siamo simili. Entrambi siamo di Napoli e siamo arrivati quasi assieme alla Juve, io da tecnico della Primavera e lui in campo. Però al primo anno a Torino lui non ha fatto bene. Sì, ha sofferto, è passato dagli Allievi del Sorrento ai bianconeri. Io però ho visto in lui delle qualità. Da umile qual è, non si è accontentato ed è diventato un bomber di razza, con tanto di Scarpa d’oro l’anno scorso». Semplice. Per questo, intervistato da Cronache, Maddaloni considera realmente Immobile una sua scoperta: «Una mia creatura. Te l’ho detto, il primo anno è andato male. In pochi avevano fiducia in lui. Ma io non avevo dubbi…». Difatti, la Juve di Maddaloni e Immobile vince il Torneo di Viareggio 2009. Ciro farà anche il bis, l’anno dopo.

«Come segnasse mio figlio»

Maddaloni, difatti, crede in Immobile quando in pochi ci punterebbero. E che succede? «Succede che io e Ferrara cresciamo Ciro, che infatti l’anno dopo con noi fa benissimo. In pochi ricordano, ma siamo io e Ferrara ad aver fatto esordire Immobile in Serie A e pure in Champions League, a Bordeaux, a 20’ dalla fine al posto di Del Piero. Ricordo come fosse oggi…». Tra Immobile e Maddaloni è subito scintilla, racconta il tecnico a Cronache: «Mi sentivo come lui, un uomo del Meridione a cui veniva data una chance alla Juventus». Tipo Totò Schillaci, e via di Notti Magiche. Perdipiù Immobile è campione d’Europa: «Ho sempre avuto un debole per lui – continua Maddaloni – ma anche Sormani, il responsabile tecnico di allora, l’ha preso sotto la sua ala». Un legame stretto: «Con Ciro non ci sentiamo spesso, ma ogni volta che fa un gol è come se segnasse mio figlio. C’è feeling, c’è pathos. Ci siamo trovati a Torino, poi lui ha fatto la sua strada e io la mia. Sono stato il secondo di Cannavaro, Lippi, Donadoni, al Siena ho preso il posto di Gilardino…».

 

Maddaloni, Immobile e gol

I numeri non mentono. Nella gestione Maddaloni, Immobile segna 17 gol in 33 gare: «Era costantemente pericoloso, vedeva sempre la porta, ma quella Juventus era piena di calciatori forti». Esempi? Pinsoglio, Ariaudo, Marrone, Fausto Rossi, Ekdal, Luca Castiglia, Iago Falqué arrivato dal Barcellona. «Ti racconto questo aneddoto – esordisce Maddaloni a Cronache – per mio modo di giocare chiedo di giocare a un tocco. Quell’anno lì vedo che però hanno difficoltà. “Ragazzi, che vogliamo fare?”, chiedo. A metà campionato si abituano: “Mister, giochiamo a un tocco“. Era così piacevole vederli giocare. Tutta quella qualità… Molti di loro hanno giocato in Serie A, erano una meraviglia per gli occhi. Tengo tanto a loro». Orgoglio di chi li ha cresciuti e li ricorda, uno a uno: «Sono sempre nel mio cuore. Quando semini bene, vengono fuori questi prodotti». E Ciro Immobile è uno di questi: «È arrivato alla Juventus per una cifra veramente irrisoria. Ricordo quando abbiamo formato l’elenco della Primavera… Il resto? È sotto gli occhi di tutti».

«Senza di me abbiamo perso..»

Ma non è solo rose e fiori. «Solitamente non andavo mai al Convitto a vedere i giocatori prima di una partita. Invece una sera lo faccio. Arrivo alle 23, ci sono Ciro, un ragazzo e due ragazze che stanno rincasando. Io li vedo, mi metto a ridere, però il giorno dopo giochiamo contro l’Empoli e per punizione non faccio giocare nessuno dei due. Perdiamo in casa, 2-1. Ciro viene da me e mi fa “mister, hai visto? Senza di me, abbiamo perso“». Maddaloni lo racconta e sorride d’istinto: «Immagina cosa voleva dire, per me, non far giocare Ciro Immobile. In quella Primavera, era fondamentale. Ma in quel momento serviva fargli capire che aveva sbagliato». Poi, conclude l’intervista a Cronache con una precisazione: «Ciro ha dimostrato a tutti di saper fare gol. Da Inzaghi a Sarri, fino a Klopp che l’ha voluto tanto al Borussia, un peccato non si sia ambientato nel calcio tedesco». Peccato o meno, Immobile s’è rifatto con gli interessi.