Christian Comotto si racconta: «Il Milan, l’amicizia con Tonali e la precocità nel calcio»

by Giacomo Brunetti

Christian Comotto è abituato a giocare con i più grandi. In questa stagione, a soli 17 anni ha disputato 30 partite con la maglia dello Spezia in Serie B, il più giovane ad aver avuto così tanto minutaggio, e nel settore giovanile del Milan ha sempre giocato da sottoetà in tutte le categorie. Ora l’esperienza in Nazionale, dov’è un perno fin dall’u-15 e sta lottando per portare a casa un altro Europeo u-19 in Galles. Nel mezzo, l’Esame di Maturità: «Dovevo collegare la tesina a 3 argomenti, uno di questi è stato la motricità perché fa parte della mia vita ogni giorno grazie allo sport. Sto aspettando il voto, ma penso di essere andato molto bene. Per me studiare è sempre stato importante, anche quando ho avuto il doppio allenamento».

Comotto ha da poco compiuto 18 anni, ma parla con la dialettica di un veterano. «La stagione in Serie B mi ha cambiato come persona, sono arrivato in uno spogliatoio con persone anche 20 anni più grandi di me, e non ero abituato perché giocavo in Primavera. Quindi vivere il mondo dei grandi è stato incredibile», ci racconta Comotto. Che però ha un grande rammarico che non riesce a cancellare: «Mi piange il cuore per com’è finita, con la retrocessione in C. Davvero, non riesco a farmene una ragione. Ci tenevo più di qualunque cosa al mondo e per me significava molto riuscire a salvare la società che mi ha dato fiducia nel mondo dei grandi. Avrei voluto ricambiare quella fiducia che è stata riposta in me dai miei due allenatori, dal direttore Melissano e dai tifosi». Spezia rimarrà sempre nel suo cuore, «e continuerò a seguirli in qualunque categoria, hanno un tifoso in più».

La scorsa estate Comotto si è preso la scena nel pre-campionato del Milan, segnando anche un gol su rigore con il “cucchiaio” contro l’Arsenal. Aveva da poco scavalcato i 16 anni e la personalità non gli è mai mancata, grazie anche all’influenza del padre Gianluca, ex calciatore di Serie A che gli ha insegnato a dare tutto, ma sempre con i piedi per terra: «Mio padre è un grandissimo punto di riferimento per me, perché le esperienze che io sto facendo adesso, lui le ha vissute 30 anni fa. Mi ha dato una grande mano nei primi mesi a Spezia, perché mi ha spiegato come entrare in uno spogliatoio e nel gruppo rispettando e facendomi rispettare, ad esempio non esagerando nelle prime partite. Da lui cerco di prendere la grinta e la cattiveria». Da piccolo entrava già nei grandi stadi, «mi portava in campo mano nella mano prima delle partite a Perugia oppure si fermava al termine di una gara per fare qualche tiro in porta insieme a me».

Ma i riferimenti non sono finiti. Infatti c’è un altro calciatore che per Comotto è sempre stato un grandissimo punto di riferimento fin da bambino, ma soprattutto un amico: Sandro Tonali. I due sono legati da tantissimi anni e «Sandro è venuto anche al mio 18esimo, è quasi come se fosse un fratello per me, spesso guarda le mie partite e mi dà i consigli. Ho trovato come spalla uno dei migliori centrocampisti in Europa, quindi è un punto di riferimento e una grandissima persona». Christian ha un sogno: «Ci pensi come sarebbe se un giorno ci trovassimo a giocare insieme? Che sia in una squadra, oppure in Nazionale… sarebbe qualcosa di incredibile, è uno dei miei idoli insieme a Modrić, che per me è un punto di riferimento da sempre e che mi portava a seguire tantissimo il Real Madrid, ovviamente anche per Ronaldo». Tonali, così come Comotto, ha conosciuto il professionismo in tenera età: «Me lo ha detto, aveva la mia stessa età quando ha giocato la prima stagione con il Brescia, oltre a mio padre quindi ho chiesto anche a Sandro perché proprio quell’anno era esploso. Mi sentivo molto bambino quando ho iniziato con lo Spezia, quindi Tonali mi ha aiutato a gestire quei momenti essendoci passato qualche anno fa». Umiltà, senza strafare, e imparare da ogni persona. Questa è stata la ricetta di Comotto negli ultimi tempi.

C’è stato un momento in cui il calcio non è stato scontato per Comotto. Fin da quando ha iniziato a praticare sport, anche il tennis ha rappresentato più di una passione: «Ho dovuto scegliere tra i due, perché amo giocarci e stavo migliorando. Lo coltivo ancora, gioco appena posso e seguo Sinner qui in ritiro a Wimbledon, è un hobby che ho da quando avevo 5 anni e a volte mi diletto con il ping-pong. Anche Federer è un riferimento, mentre Jannik soprattutto per l’aspetto mentale è una figura da cui cerco di imparare».

Adesso un Europeo u-19 da conquistare per bissare il successo del 2023. «L’ultima partita giocata risaliva all’8 maggio, quindi il primo obiettivo è stato ritrovare la condizione fisica», ci racconta Comotto. Il centrocampista classe ’08 è uno dei perni della formazione di Bollini: «Sapevamo che vincere la prima era fondamentale, ora viene il bello». Anche perché Christian sogna in grande e con l’azzurro addosso ci è cresciuto fin da bambino: «È vero, non ho mai visto un Mondiale… ma intanto penso a vincere questo Europeo perché fin da quando sono piccolo vengo in Nazionale e ormai siamo un gruppo di amici che è arrivato fino a qui, vivo con grande onore essere convocato ogni volta e siamo un grande gruppo che si conosce da tanto tempo». Gli chiediamo se sogna tra 4 anni di essere lui uno di quelli che farà rivivere il sogno mondiale agli italiani: «È un sogno… non si sa mai… ma vivo il presente, come ho detto adesso sono concentrato su questo Europeo u-19, poi si vedrà!».

Dopo una stagione in cui ha accumulato esperienza con lo Spezia in Serie B, «mi sento più pronto per affrontare l’intensità che c’è ad alti livelli, voglio essere sempre più la versione migliore di me stesso, mi sto completando pian piano ma ancora mi manca molto. Mi sento pronto per affrontare tutte le sfide che ci saranno nella prossima stagione e cogliere al massimo le opportunità».