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Con l’Argentina è nato un nuovo De Paul

by Redazione Cronache

Rodrigo De Paul sta per passare dall’Udinese all’Atletico Madrid per una quasi 40 milioni di euro. Una cifra così alta, in un mercato più da cessioni che da  grandi acquisti, non deve sorprendere. Il centrocampista di Sarandi, infatti, è diventato un top player internazionale e lo ha fatto conquistandosi un posto centrale nella nazionale argentina. Le prestazioni con la seleción hanno migliorato il suo bagaglio tecnico. Quando va dall’altra parte dell’oceano non cambia ruolo, ma cambia mansioni. In questa stagione di Serie A si è diviso tra mezz’ala e regista, soprattutto quando mancava Pereyra. Con l’Argentina gioca di interno di centrocampo, ma  rispetto all’Udinese varia l’interpretazione, molto più difensiva e volta all’equilibrio.

Risolutezza

Il ct Scaloni ha finalmente risolto uno dei dubbi tattici della squadra negli ultimi anni: Ángel Di Maria può giocare a centrocampo? Secondo l’ex difensore della Lazio no. Nel suo 4-3-3, l’allenatore vuole un centrocampo più di posizione e per questo ha rinunciato all’ipotesi di schierare l’esterno del Paris Saint-Germain insieme al tridente formato da Messi, Lautaro Martinez e Nico González. L’esperimento del compianto ct Alejandro Sabella è durato giusto il mese del mondiale brasiliano nel 2014. Da allora nessuno ha mai più provato a far giocare tutti i talenti offensivi contemporaneamente: troppa esposta quella difesa, specie se si considera che sull’uomo i centrali argentini non si sono rivelati particolarmente affidabili.

Interdizione

Diventa quindi fondamentale il lavoro di filtro che devono svolgere le mezz’ali. Non si tratta solo di proteggere Paredes, l’uomo davanti alla difesa, ma anche di raddoppiare costantemente sugli attaccanti avversari quando puntano la porta centralmente. Rispetto a quanto accade quando gioca con i friulani, De Paul in nazionale entra in meno azioni (una media di 91,25 per partita contro 81,66)* e calcia meno in porta, quasi una volta in meno a gara. Osservando le sue heat maps, le mappe di calore che indicano le porzioni di campo occupate, si nota che entra molto più raramente in area rispetto a quanto faccia in A. Non deve creare gioco, deve legarlo. Riceve dai laterali, gestisce, permette ai compagni di spaziarsi e scarica sulle punte che vengono incontro. Si inserisce di meno, perché deve sempre essere pronto a coprire un’eventuale ripartenza. Scaloni preferisce affidare il compito di accompagnare l’azione a Lo Celso ed Acuña, i suoi corrispettivi a destra, di fatto dei trequartisti adattati.

Mentalità

L’aver conquistato stabilmente la nazionale a 27 anni, nel pieno della maturazione come calciatore, ha modificato il suo approccio. Da tempo gli ripetevano che ci sarebbe arrivato, ma la strada è stata lunga e tortuosa. Nella sua prima esperienza in Europa, a Valencia, si era perso. Ha dovuto ricostruirsi, nell’animo e nel gioco. Dimostrando di essere in grado di fare diverse cose, ha finalmente attratto le attenzioni del ct. Se vesti la maglia albiceleste a 20 anni pensi di avere diverse occasioni. Se lo fai da quasi trentenne ogni chance possa essere l’ultima. Per questo non solo dai tutto, ma le tenti tutte per ritagliarti un momento, una possibilità.

 

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Sfruttare le occasioni

«Giocare in Nazionale è il massimo, come toccare il cielo con le mani perché è il sogno che tutti abbiamo da bambini e pochissimi di noi possono realizzarlo» ha rivelato a Olé una decina di giorni fa. Lo sta coronando parecchio, dato che nelle qualificazioni ai mondiali e in questo inizio di Copa América è sempre partito titolare, venendo sostituto solo un paio di volte. «Rappresentare l’Argentina non è facile – ha dichiarato – ci sono molte cose buone e altre meno, siamo continuamente sottoposti a critiche o elogi, non ci sono vie di mezzo, ma se questo è il prezzo di indossare questa maglia, ovviamente, lo farei mille volte». È l’entusiasmo il segreto, neanche troppo nascosto, del nuovo De Paul, quello che se c’è da rincorrere l’avversario lo fa con determinazione e lucidità. «Mi godo ogni momento» ha spiegato. Il modo migliore per diventare un top player, nei piedi e nella testa.

* Fonte: Wyscout

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