Ingegneri mancati, nipoti e meteore: 5 storie dalla Coppa d’Africa

by Francesco Pietrella

C’è chi studiava ingegneria e chi gioca.. con lo zio. Chi è arrivato in Italia dopo un lungo viaggio e chi è stato una meteora. Storie e personaggi da Coppa d’Africa, in programma tra il 6 gennaio e il 9 febbraio.

Djaniny, l’ingegnere mancato

Il suo futuro sembrava scritto: borsa di studio all’Università di Vales, Azzorre, un po’ più a Nord rispetto a casa sua. L’isola come destino, il mare come congiunzione. Jorge Djaniny è nato a Santa Cruz, Capo Verde, ma una decina d’anni fa volò dall’altra parte dell’Atlantico per studiare ingegneria, in particolare le energie rinnovabili e i suoi consumi. Si era trovato anche un lavoretto per mandare un po’ di soldi alla famiglia. Poi la svolta: il Velense gli offre di giocare per loro, ma Jorge ma rifiuta il contratto: «Devo pensare alla mia famiglia». Così i dirigenti rilanciano. «Ti ospitiamo noi, vitto e alloggio pagato». Jorge studia, si allena e dorme allo stadio, in una stanzetta sopra gli spogliatoi. Dopo 50 gol in due stagioni lo chiama l’União Leiria, Serie A portoghese. Il resto è storia. Oggi è il bomber del Trabzonspor, che l’anno scorso l’ha portato a Trebisonda dopo 31 gol in due anni all’Al-Ahli. Prima ancora ne aveva siglati una cinquina in Messico con il Santos Laguna. Altro mondo lì: «Nessuno sapeva dove fosse Capo Verde». Punta col vizio del gol, trent’anni, parla 5 lingue e l’anno scorso ha segnato 9 reti. Quest’anno è a quota 6 in venti partite. È la stella di Capo Verde. 

Strasser, meteora da scudetto

Di lui ci si ricorda per due cose: l’ammonizione al debutto con il Milan e il gol al Cagliari due mesi dopo, tre punti in più verso lo scudetto. Rodney Strasser ha 31 anni e gioca ancora. Dopo alcune partite in Finlandia è tornato in Italia per divertirsi nel Cattolica, Serie D, provincia di Rimini. A marzo 2021 è tornato a giocare per la Sierra Leone con continuità. Centrocampista di lotta, una vita in Italia tra Milan, Parma, Reggina, Genoa, Lupa Castelli e Lecce, Strasser ha visto i rossoneri campioni d’Italia dal buco della serratura. «Ricordo Seedorf, Pato, Thiago Silva, ma anche la rissa tra Ibra e Onyewu. Io c’ero». Roba da sventolare con orgoglio. «Ho visto due giganti fare a pugni». Cresciuto con l’idolo Gattuso, a 17 anni ne parlavano così: «Predestinato, in mezzo comanda lui, gran fisico». Poi si è perso. Nonostante una carriera ai confini del pallone sorride ancora però, e pensa già al futuro: «Mi diletto come interiore design. Mi piacerebbe fare qualcosa attinente a questo a fine carriera, ma mi vedo bene anche come allenatore». Intanto ha una Coppa da giocare. 

Sadiq, toccata e fuga a Roma

Umar Sadiq arrivò in Italia con una valigia e due magliette dentro, senza parlare italiano, senza conoscere il mondo, senza una lira in tasca, preso dallo Spezia insieme all’amico Nura. Aveva 16 anni, oggi ne ha 24 ed è la punta dell’Almeria in seconda divisione spagnola. Torna in Africa per giocarsi la Coppa con la Nigeria senza aver mai disputato una partita in prima squadra. Solo l’Olimpiade del 2016. Sadiq segna a raffica da qualche anno, prima al Partizan e poi all’Almeria. Venti squilli l’anno scorso, già 9 in questa stagione. Sabatini ci credeva così tanto che cercava di nasconderlo. Quando gli chiedevi di quei due diciottenni nigeriani, Sadiq e Nura, dribblava domande come un vecchio dieci. «Diamogli tempo…». Tradotto. «Non rompetemi le scatole». Pupillo di Garcia, Umar ha segnato un paio di gol in Serie A. Solo qualche anno prima giocava nei tornei di calcio a 8 insieme al figlio del suo tutore legale, Pino Mobilio, uno che se ci parli ti racconta tutto. E chiude così: «Gli ho insegnato la vita, quando ci penso mi commuovo». Male a Bologna, a Torino e anche ai Rangers, dove Gerrard «lo umiliava». Dopo aver girato il mondo ha trovato la sua dimensione in Spagna. 

Konaté, il più giovane di tutti

Il ragazzino deve ancora dimostrare. Chissà se lo farà. Intanto segnatevi i follower su Instagram: poco più di cinquemila. Se dovesse giocare, magari anche far bene, potrebbe diventare il golden boy della Costa d’Avorio di mister Beaumelle, piena zeppa di “italiani”. Kessie, Boga, Akpa Akpro e Hamed Traorè. In mezzo a loro c’è anche Karim Konaté, classe 2004, 17 anni. Il giorno in cui la Costa d’Avorio si è qualificata per la prima volta in un Mondiale aveva solo due anni. Vedeva la partita sulle ginocchia di papà, calciatore amatoriale. Karim fa l’attaccante e ha già rappresentato la sua nazionale in due occasioni, Beaumelle l’ha buttato nella mischia contro Malawi e Mozambico. Curiosità: è il calciatore più giovane di tutta la Coppa d’Africa, nato una ventina di giorni prima di Abdul Issahaku, centrocampista ghanese. Konaté gioca nell’ASEC Mimosas, quest’anno ha segnato 6 reti in 6 partite. Tre di queste nella Champions africana. 

Il caso delle Isole Comore

Dietro il soprannome c’è una storia. «Coelacanthe». Tosto da scrivere e da pronunciare. Le Isole Comore si chiamano così per via di un pesce che abbonda lungo le sue coste, tra il Mozambico e il Madagascar. È un Paese che profuma di mare e di noci di cocco, di salsedine e vaniglia. A Moroni, la capitale, ci sono più campi di badminton che da calcio, perché il primo è lo sport nazionale. A gennaio, però, parteciperanno per la prima volta alla Coppa d’Africa, e tra i ventitré convocati dal c.t. Adbou solamente uno è nato… alle Isole Comore. Gli altri tutti in Francia, da Marsiglia a Parigi, più un paio a Mayotte, un’isola vicina che fa parte del Paese dei Lumi. L’unico comorese nato a Moroni è Abdallah Mohamed, 22 anni, terzino del Losanna in Svizzera cresciuto in Francia. Pure lui. All’età di un anno si è trasferito a Marsiglia e ha iniziato a giocare lì. Oggi difende le Isole Comore insieme a suo zio, Kassim Abdallah, circa 40 partite nel Marsiglia tra il 2012 e il 2014. Ora si diverte nel Marignane Gignac in terza serie. Difende la sua nazione anche per chi non c’è più: nel 2009 ha perso quattro familiari in un incidente aereo nell’Oceano Indiano. Più di 150 morti, un solo sopravvissuto.