Corrado a Cronache: «Dall’Inter al gol a Buffon. Sogno… di progettare una casa»

by Francesco Pietrella

Colpiscono il lupo dagli occhi azzurri, i suoi, e il motivo per cui se l’è tatuato sul braccio sinistro. Un biglietto da visita. «L’oroscopo indiano è diverso. Lì ogni mese viene associato a un animale. A me è toccato il lupo». Niccolò Corrado, 22 anni, terzino a tutta fascia della Ternana rivelazione della Serie B, ci racconta che l’ha scelto per il suo significato: «Passione, emotività, indipendenza. Quando l’ho letto ho pensato ‘sì, mi rappresenta’». 

«Oh, ho segnato a Buffon…»

Il lupo vigila sulle iniziali della sua famiglia tatuate sul polso, mentre un po’ più in alto, c’è un altro tatuaggio. L’ha disegnato lui. «È una passione. Ogni tanto mi metto lì e creo. Al tatuatore ho portato lo schizzo e poi ha fatto tutto lui». Si tratta di un orologio tenuto fermo da due mani, le sue, e stretto da un paio di serpenti, con una scritta: «Siamo padroni del nostro destino». Corrado se lo sta costruendo a suon di belle prestazioni. Fin qui, alla prima annata in Serie B, ha giocato sei partite e segnato un gol a Buffon. Quando gli chiediamo di raccontarci cosa si prova se la ride: «Che posso dire? È indescrivibile». Nato a Firenze, cresciuto a Scandicci, Niccolò lo dice con quell’accento toscano genuino. Di quelli a cui vuoi bene: «Quando ha vinto il Mondiale avevo sei anni. Ricordo la parata su Zidane come se fosse ieri». Di sicuro anche il gol a Parma: «L’ho realizzato dopo qualche ora. Mi sono detto ‘oh, ho segnato a Buffon’. Mio padre è saltato dalla sedia».

«Juan Vargas, tanta roba»

Corrado è un terzino di spinta che va sul fondo e crossa, crea, si fa vedere: «Da ragazzino giocavo esterno, poi un allenatore, Roberto Benesperi, mi ha spostato in difesa per sfruttare di più la progressione». Intuizione: «Dopo un paio di stagioni da terzino mi ha preso l’Inter, dove ho giocato altri tre anni. Uno con gli Allievi Nazionali e gli altri due in Primavera». Palmares importante il suo: due Supercoppe, altrettanti scudetti e un Torneo di Viareggio vinto in finale contro la Fiorentina, la squadra per cui ha sempre fatto il tifo: «Da piccolo andavo in curva Fiesole con mio padre. Ricordo la vittoria con il Liverpool, ma anche il gol di Klose in fuorigioco netto, a Monaco.  E poi sai chi mi faceva impazzire? Juan Manuel Vargas. Giocatore totale. Tirava certi bolidi con quel sinistro da far tremare lo stadio. Ero fissato con lui». 

Il giro d’Italia e l’Inter

 

La Primavera dell’Inter era tanta roba: «Esposito, Zappa, Merola, Bettella, Zaniolo. Forte forte lui, di un altro pianeta. Nelle giovanili  azzurre, invece, ricordo Raspadori e Vignato. Jack era già un talento, mentre con Emanuel giocavamo a Fortnite». Bei ricordi. «Dopo l’Inter ho iniziato a girare l’Italia in prestito, sempre in Serie C. Ad Arezzo è andata bene, ho segnato anche il primo gol tra i pro’, mentre a Palermo sono stato quasi sempre fuori per infortunio. Lì ho giocato pochissimo». Meglio alla Feralpisalò, 43 partite e un gol: «Devo un grazie a mister Stefano Vecchi. Mi conosceva dai tempi dell’Inter». 

Quando Conte disse: «E lui chi è?»

La Ternana è arrivata in estate, affare a titolo definitivo: «Lucarelli osserva e ti motiva». Quello che serve a un giovane di talento alla prima stagione in Serie B. Uno che appena può apre il pc e va su YouTube: «Studio molto Theo Hernandez. Guardo come si muove, come imposta l’azione offensiva». Rubare i suoi segreti gli riesce. Una volta se n’è accorto perfino Antonio Conte: «Quando ero all’Inter ho fatto diversi allenamenti in prima squadra. Mi hanno raccontato che un giorno, dopo una bella azione in cui arrivai sul fondo e piazzai un cross, Conte domandò di me a un paio di ragazzi dello staff. ‘Chi è questo ragazzo?’. Una bella soddisfazione». Come allenarsi con i grandi: «Una volta ho preso una bella randellata da Santon, mentre Lukaku è un armadio. Mi sarebbe piaciuto fare almeno una panchina in Serie A». 

Architetto mancato

Non solo calcio. Niccolò ama il disegno fin da piccolo: «Alle medie ero bravino, ero indeciso se frequentare il liceo artistico, ma alla fine ho optato per la scuola per geometri. Mi piaceva disegnare le piantine degli appartamenti o una casa tutta mia. Quando mi ha chiamato l’Inter sono passato a ragioneria. Ora vorrei iscrivermi all’università, magari un indirizzo medico sportivo». Non come anni fa: «Se non avessi fatto il calciatore avrei provato a diventare un architetto. Mi piacerebbe progettare una casa tutta mia». Intanto corre e sogna con i suoi numeri preferiti: «Ho scelto il 91 perché il 19 è occupato da Capuano. Ad Arezzo e a Salò avevo il 19. A Palermo ho avuto il 3 e sono stato sempre male, quindi basta…».  

Il sogno Viola

A Terni procede alla grande, 13 punti in 7 partite con un derby vinto, 1-0 al Perugia: «Qui è sentitissimo. I tifosi hanno iniziato a parlarne già un paio di settimane prima. In tribuna c’erano i miei». Corrado ci lascia con gli ultimi flash. Un paio di sogni a cui ogni tanto pensa: «Mi piacerebbe avere uno scudetto nel palmares, Serie A o Serie B, riuscire a far bene con la Ternana e magari a giocare nella Fiorentina. Sai com’è, sarebbe davvero emozionante». Il lupo ha già tracciato la via.

Per le foto si ringraziano la Ternana e Alberto Mirimao