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Cronache di spogliatoio
Dal possibile ritiro all’Europeo: i tre mesi che hanno ribaltato la vita di Jesse Lingard Dal possibile ritiro all’Europeo: i tre mesi che hanno ribaltato la vita di Jesse Lingard
Sarebbe potuto finire tutto qualche mese fa. A 28 anni Jesse Lingard stava per schiacciare il tasto stop della  sua carriera. O almeno quello... Dal possibile ritiro all’Europeo: i tre mesi che hanno ribaltato la vita di Jesse Lingard

Sarebbe potuto finire tutto qualche mese fa. A 28 anni Jesse Lingard stava per schiacciare il tasto stop della  sua carriera. O almeno quello pausa. L’ha confermato lui stesso, durante lo show britannico Presenting. «Ero felice di andare a sedermi in panchina. Non volevo giocare, non ero presente con la mente in campo – ha spiegato l’attaccante – Mi sentivo come se non fossi più me stesso. Mi sentivo come se il calcio stesse andando in una direzione diversa rispetto alla mia, non volevo essere lì. Ho pensato di fermarmi». Un momento buio frutto di insicurezze e mancanza di fiducia, spazzate via da un’oretta e mezza di treno. Quella che separa Manchester dalla London Station. Dalla panchina dell’Old Trafford a essere il candidato MVP della stagione del West Ham. Il passo è breve, forse, ma non proprio a cuor leggero. Lingard, infatti, non era convintissimo di trasferirsi. Le incognite erano molte: allontanarsi dalla mamma Kirsty che ha sofferto di depressione, lottare per un posto in Europa e non per la Premier e poi l’accoglienza che dei tifosi. «Prima di venire qui – ha dichiarato al sito ufficiale del club – le persone potevano pensare: “Ma che tipo di giocatore avremo? Non gioca da due anni e non ha segnato gol o assist”».

Cambio di vita

L’unica certezza era David Moyes. Il manager scozzese, che lo aveva promosso in prima squadra  allo United nel 2014, non gli ha però fatto nessuna promessa. «Qui nulla è garantito» gli ha subito fatto capire. «Dovrai lavorare sodo». Messaggio tra le righe: questa è l’ultima occasione per dimostrare di essere un calciatore e non una star dei social. Nelle ultime due stagioni, infatti, l’esterno inglese aveva cominciato a pubblicare balletti e sketch sui suoi profili e, complici le cattive prestazioni in campo, molti fans avevano cominciato a pensare che ormai il calcio non gli interessasse più e che puntasse solo a fare l’influencer. E invece, come sottolineato da Rivista Undici, in pochi sapevano di come quei video fossero una piccola evasione quotidiana e di quanto Lingard stesse soffrendo nella vita privata. Tra le mura della villa di Manchester, Lingaard si sentiva intrappolato. Aveva perso la visione del mondo, gli servivano aria e luce. Fisicamente e non. «L’ambiente sia una cosa importante anche quando si tratta della tua salute mentale» ha raccontato . «A casa mia a Manchester cucina e salotto si trovano in un seminterrato, è un bunker. Mi sdraiavo sul divano e guardare la TV al buio e non andava bene, ma alla fine era diventata un’abitudine. Quando mi sono trasferito a Londra ho preso un appartamento in alto, dove c’è molta luce e posso vedere tutti gli edifici di Londra. La mattina mi fa sentire più luminosa e fresca e salto giù dal letto». Bisogna stare in alto per spiccare il volo. Nella crescita di un giocatore contano anche queste piccole cose.

 

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Role player

In realtà il suo gioco non è cambiato di molto ma si è incastrato perfettamente nei meccanismi offensivi del West Ham. Come spiegato da Rory Smith sul New York Times, Jesse è l’attaccante che ha risolto i problemi degli Hammers. Sebastian Haller era stato ceduto all’Ajax e Michail Antonio era rimasto l’unico attaccante puro della rosa. Moyes aveva bisogno di una punta «plug-and-play» che fosse in grado di fare il nove, se necessario, ma che potesse anche essere schierato in coppia con Antonio. Il West Ham è una squadra fisica, che difende basso e in attacco lascia il potere all’improvvisazione. Questo sistema ha aiutato Lingard, permettendogli di avere più spazio, in profondità e con la palla al piede. Deve ancora limare molti aspetti, come qualche scelta sbagliata e preziosismo di troppo, ma in questo momento Lingard è in piena fiducia. Gli errori non smuovono di un millimetro la consapevolezza di poter essere decisivo. L’ex United è un attaccante che vive di «good vibes», di buone vibrazioni, come il titolo di uno dei suoi libri preferiti. L’autore del bestseller, il guro di Instagram Vex King, insiste sulla capacità di superare le proprie paure e di inserirsi nel flusso delle emozioni positive. In poche parole, pensa positivo e vedrai che le cose cominceranno a girare per il verso giusto.

 

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Mens sana in corpore sano

Non funziona per tutti, è chiaro, ma per Lingad in qualche modo è andata così. Da quando è arrivato a Londra ha messo insieme nove gol e quattro assist, contribuendo all’incredibile stagione dei clarets and blues che, nonostante la sconfitta contro il Chelsea nel week-end, credono ancora al sogno Champions. Ha cominciato a farsi chiamare J Lingz, come Jay-Z, l’artista che ha rivoluzionato il mondo del rap. E in qualche modo anche Jesse ha  ribaltato un po’ di mondo, il suo e quello del West Ham. Con lui la squadra di Moyes ha incrementato sensibilmente la casella “gol fatti”, segnandone 23 in 10 partite, ma sta perdendo il vero segreto della prima parte di campionato, la tenuta difensiva. Il baricentro si è spostato di una decina di metri più avanti e dopo l’infortunio di Rice, l’unico che riusciva a coprire il campo box to box, gli hammers sono stati spesso infilati alle spalle.

Il rendimento super di Lingard gli ha riaperto le porte della nazionale. Il ct Southgate lo ha convocato dopo più di due anni e l’ha schierato nelle gare contro Albania, Polonia e San Marino. Un’iniezione di fiducia grandissima per un ragazzo che ha sempre rivelato di emozionarsi ancora al pensiero del suo gol ai mondiali russi e che in casa tiene una bacheca con i cappellini celebrativi delle sue presenze con l’Inghilterra. La concorrenza per l’Europeo, tra Foden, Grealish e Mount, non manca di certo ma Lingard ormai non teme più di essere un lost boy, uno di quei numerosi talenti che il calcio inglese si è perso in questi ultimi anni. È un attaccante sicuro di sé, concentrato e determinato. Secondo l’insider di mercato della BBC Simon Stone il West Ham vorrebbe offrirgli in estate un contratto pluriennale, ma Soskjaer sarebbe intenzionato a riportarlo allo United. Per il futuro, però, c’è tempo, prima la corsa Champions  e l’Europeo. Lingard vive alla giornata, che fino a pochi mesi fa cominciava col buio e ora alla giornata.

Fabio Simonelli

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