Dalla B al titolo? Riecco la Dinamo Mosca, la «squadra più odiata di Russia»

by Francesco Pietrella

Ogni città dell’Est Europa ha la sua Dinamo. Che poi cosa vuol dire la ‘Dinamo’? Perché Dinamo Kiev, Dinamo Mosca, Dinamo Zagabria? Il greco «dýnamis» non c’entra. Almeno dove sorge il sole. La Dinamo era la squadra del ministero dell’Interno. Della polizia. Li chiamavano «cattivi», «ladri», ma solo sottovoce. Chiunque avesse criticato la squadra del regime a voce alta sarebbe finito a Novosibirsk senza processo. In un gulag. Altra storia. Oggi le Dinamo d’Europa sono sempre lì, e a Mosca sognano: la squadra di Schwarz è seconda a due punti dallo Zenit, tre titoli vinti negli ultimi tre anni. Fin qui dividono e comandano, ma la Dinamo tallona e spera. Nonostante non piaccia a nessuno. 

«La squadra più odiata di Russia»

Della nomea abbiamo già parlato. La Dinamo Mosca era la squadra del regime. Quella fondata dell’ex capo della Ceka, Felix Dzerzhinsky, e poi presa in mano da Lavrentij Berija, uomo nell’ombra dello stalinismo. Uno a cui sono stati attribuiti delitti, persecuzioni, stupri. Negli anni ’30 mandò ai lavori forzati uno dei fondatori dello Spartak perché aveva vinto la Coppa di Russia segnando in finale. Dinamo, fino a settant’anni fa, sapeva di paura, terrore, polizia. Ecco che vuol dire. La Dinamo Mosca, ancora oggi, è la «squadra più odiata di Russia». Una delle meno seguite del Paese, tutt’altra cosa rispetto a Spartak, Lokomotiv e Cska, l’unico club con cui intrattiene rapporti amichevoli. 

Anni bui e… raccomandazioni

A Mosca il passato non si guarda. Tetro settant’anni fa, tra vittorie pilotate ed eminenze grigie. Scoraggiante negli anni 10’ del duemila. Prima di passare tra le mani della VTB Bank, una delle banche più ricche di Russia, la Dinamo era di proprietà di Boris Rotenberg, vecchio compagno di judo di Putin. Nel 2010 era uno dei cento uomini più opulenti del pianeta. Nel 2013 ha acquistato la Dinamo, nel 2014 è stato oggetto di sanzioni da parte degli Usa. In soli tre anni ha accumulato milioni di debiti, violato il Fair Play Finanziario e indebolito la squadra per risanare il bilancio. C’è di più: suo figlio, Rotenberg junior, ha fatto perfino parte della rosa (12 partite nel 2014/15). Igor Denisov gli diede del «raccomandato» davanti a tutti scontrandosi con Cherchesov, futuro c.t. della Russia. Dopo averlo definito «un clown» i due sono anche venuti alle mani. Denisov non ha mai indossato la maglia della nazionale sotto la sua gestione. Con la VTB è un’altra cosa: nel 2019, grazie al gruppo italiano Rizzani De Eccher, hanno ristrutturato lo stadio per un miliardo e mezzo di rubli.  Giocano a calcio e a hockey. Nel 2016 la Dinamo Mosca era in Serie B, oggi lotta per il titolo. 

Un tedesco a Mosca

Il presente è uno squarcio di sole nell’inverno russo. Dopo alcune stagioni anonime (dodicesimo, sesto e settimo posto dal 2018 a oggi), la Dinamo ha messo a posto i costi e costruito una bella squadra. L’architetto, stavolta, è un tedesco arrivato a Mosca in amicizia. Si chiama Sandro Schwarz ed è un figlio di Klopp. Uno di quelli nati e cresciuti e pane, pallone e Mainz, come Marco Rose, Tuchel e Jurgen. «La filosofia del club è tutto. Il club ti dà fiducia, ti guida, non ti abbandona mai. Il segreto è questo». Portato fino in Russia, ormai casa, tant’è che ha imparato perfino la lingua. «All’inizio non riuscivo a leggere neanche i cartelli, ero nel panico, poi mi sono applicato». Una delle prime frasi che ha imparato è stata dire «più veloce», perché il suo calcio è di quelli propositivi. Lo riconosce anche Klopp, che una volta ne parlò così: «Guardo le partite di Borussia Dortmund, City, Tottenham, Barça, Werder e Mainz, dove lavora un allenatore bravo». Sandro, finito anche in un libro. Si chiama «Cosa ti rende forte?» e parla di giovani tecnici. Perfetto per lui.  

Stella da record

La Dinamo è una squadra giovane, età media di 24 anni e diversi giocatori niente male: Moro, Fomin, l’ex Milan Laxalt e soprattutto il diciottenne Arsen Zakharyan, fantasista e golden boy. Può fare l’esterno alto e il numero 10, il ruolo più adatto.  Vale già una quindicina di milioni e lo cerca mezza Europa. Quattro gol e 7 assist in 17 partite fin qui, più 4 presenze in nazionale. Il più giovane esordiente della Russia dopo Akinfeev, portiere del Cska. Papà era così nervoso che ha passeggiato avanti e indietro per la stanza per tutto il tempo: «Lo fa sempre quando gioco». A 13 anni fu scartato dallo Zenit dopo un paio di provini. «Non sei abbastanza bravo». Lui, testardo come pochi, decide di andare a Mosca e giocarsela in un altro club. «Diventerò un calciatore, cascasse il mondo». Aveva ragione lui. Orgoglio di mamma e papà, armeni scappati dal Paese per via della guerra nel Nagorno-Karabakh. Oggi Arsen è uno dei 2003 migliori d’Europa. Il teenager che sta trascinando la Dinamo verso la vetta. La squadra non piace a nessuno, lui ha già stregato tutti.