Bombara, siciliano a Budapest: «Io, la Serie A e Londra. Ora so vendermi…»

by Matteo Albanese

Da Messina a Budapest, passando per Londra. Domenico Bombara non si aspettava nulla: «Un giorno mi chiama Giovanni Costantino. Ha appena firmato col MTK Budapest, dopo 5/6 anni di esperienza all’estero. Mi spiega cosa vuole, mi propone di seguirlo. Credimi, non è stato semplice. Ho una famiglia, un bimbo piccolo, mi sono staccato completamente da loro. Ho voluto farlo, prendermi una soddisfazione». Storia di expat, ma andiamo per gradi. Costantino, ex ferroviere, arriva in Ungheria come match analyst ed entra nello staff della Nazionale magiara assieme al c.t. Marco Rossi. Anni dopo i ruoli si ribaltano. Costantino allena il MTK, un club storico: 23 campionati e 12 coppe d’Ungheria nel palmarès. E a fargli compagnia chiama Bombara, che ha 33 anni e ha già lanciato il progetto della vita: «La My Soccer University – racconta a Cronache – sono dei videocorsi che uniscono aspetti tecnici a commerciali. Servono a chi allena i ragazzi, molto pratici. Oggi secondo me serve “saper vendere”, proporre i propri servizi». Marketing.

 

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Ventura, derby e lingua inglese

Domenica 15 aprile 2006, Favorita. A Palermo è derby di Sicilia: «Il Messina vive un momento di gloria. Ho 16/17 anni e mi alleno già con la prima squadra. Poi quel giorno il mister, Gian Piero Ventura, mi schiera titolare. Davanti a 30mila persone. Sono il primo messinese a esordire in Serie A col Messina, è un record che mi tengo stretto. Il derby l’abbiamo perso, ma è un momento indelebile». In rosa con Bombara ci sono tra gli altri Aronica, Nocerino, Sullo, Donati, Sculli, Floccari, Di Napoli: «Quella squadra era veramente importante. Ma dopo tre anni mi è termina il contratto, il Messina non si è più iscritto alla Serie B. Io proseguo tra C1 e C2. La mia è una carriera normale, come tanti. Nulla più». A un certo punto però qualcosa si rompe. «Vinco un campionato di Serie D e mi fermo. Motivi personali. Mi servono stimoli fuori dal calcio, voglio fare nuove esperienze», spiega Bombara a Cronache. Così va a Londra: «Imparo l’inglese. Non tocco un pallone per oltre due anni, neanche partitelle». Parallelamente si forma, il digitale diventa il suo pane: «Studio come creare un business online. Così unisco all’apprendimento la mia esperienza. Ed è venuto fuori questo giochino, considera che lo porto avanti dal 2016».

 

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Budapest, palla lunga e pedalare

Il giochino sopracitato – la My Soccer University – ha un duplice ruolo. A Domenico Bombara torna la voglia di pallone: «Riprendo a giocare, ma stavolta continuo a far crescere il mio progetto. Vinco altri campionati, in Eccellenza, in Serie D. È come un nuovo percorso da adulto, dai 28 ai 32 anni». Quando il calcio viene investito dalla pandemia da CoVID, è il momento della scelta: «Basta. Sento che è il momento di dedicarmi ad altro. Mi chiama Costantino. Mi trasferisco a Budapest, lavoro come individual coach. Sai, l’allenatore deve mantenere un distacco con tutti. Io no, sono diretto coi ragazzi, mi ci confronto. Spiego come possono migliorare, ci esercitiamo. Mi piace, è come se dovessi vestire su misura i calciatori». L’esperienza finisce dopo 4 mesi: «Dura da luglio a novembre 2021. I ragazzi mettono in pratica quello che gli indico, poi però rescindo il contratto», prosegue Bombara a Cronache. E spiega: «Il calcio ungherese è fondamentalmente tradizionalista. Vogliono risultati immediati, non sviluppare il gioco. Te la faccio stretta, più palla lunga e pedalare anziché dare un senso alle cose. È solo un “butto la palla avanti e qualcosa succede”. Ci sono partite con tanti gol, okay, ma a che pro?».

 

Bombara, individual coaching e la lingua

Per Bombara, Budapest è comunque un’occasione di riflessione: «Come individual coach, conosco i calciatori, ne capisco i pregi e i difetti. Ma c’è un problema di fondo. Tanti ragazzi, quando smettono di giocare senza esser arrivati ad alti livelli, sono in grosse difficoltà. Serve migliorarsi costantemente. Nella vita reale non sei come nel calcio, in una bolla, con contratti importanti. Il calcio si evolve. Costantino voleva cambiare l’Ungheria, ma non gliel’hanno permesso. E i risultati erano arrivati, poi piuttosto c’è stato un declino totale». Dopo 4 giornate, infatti, il MTK Budapest di Costantino è secondo in classifica. Oggi, senza di lui, è undicesimo. Ma c’è altro: «La difficoltà principale è stata la lingua – conclude Bombara a Cronache – perché senza Giovanni nello staff si parlava solo ungherese. Prima perlomeno comunicavamo in inglese, poi non più. Mi sentivo solo. Stavo magari mezz’ora nelle riunioni tecniche ad ascoltare senza capire…».