A Glory Road, Denzel Dumfries: da Aruba all’Inter

by Francesco Pietrella

Denzel Dumfries si racconta così, citando Glory Road. Avete presente il film? Josh Lucas e Derek Luke protagonisti. I Miners della Texas Western campioni NCAA nel ’66 contro ogni pronostico. A metà film c’è una scena in cui Bobby Joe Hill dice a coach Haskins che i suoi metodi non gli piacciono, e che in quel modo «a pallacanestro non si gioca». Così Don – Josh Lucas, quello di Poseidon e A Beautiful Mind – gli si avvicina e fa. «Vuoi mollare? Te ne vuoi andare? Se molli ora, lo farai ogni giorno della tua vita». Bobby resiste e sussurra, «vedrai…». A fine anno è campione NCAA. 

Da Aruba all’Inter

La storia di Dumfries è iniziata così, in mezzo ai Caraibi, con una panchina vista mare a Oranjestad, capitale di Aruba. Pare che il primo a calpestare le sue spiagge sia stato Amerigo Vespucci. Una delle stelle più importanti, però, resta Denzel Dumfries, oggi freccia dell’Inter, chiamato così in onore dell’attore hollywoodiano (a proposito di film). Accanto a lui, su quella panchina che dà sull’Atlantico, c’è Giovanni Franken, vice allenatore dell’Ado den Haag.  Sette anni fa gli fece un bel discorso. «Che cosa vuoi fare nella vita?». E lui. «Diventare un professionista». «Allora smetti di fare il festaiolo e concentrati su un obiettivo. Lavora sodo e non mollare». Dumfries aveva 18 anni e non era ancora un calciatore. Giocava nelle giovanili del Barendrecht in Olanda, vicino Rotterdam, dove lavoravano i genitori. Franken è stato il primo a dargli una chance e l’ha fatto ad Aruba, a un Oceano da casa sua, perché al tempo era il c.t della nazionale caraibica. 

«Se mi chiedi qual è la prima cosa che mi viene in mente quando penso a Denzel, te ne dico due». In ordine. «In primis la mentalità, perché dopo quel discorso che gli ho fatto si è messo sotto a testa bassa, e poi le risate». Momento, che risate? «Il giorno dopo aver giocato la sua prima partita con Aruba, marzo 2014 contro Guam, un’amichevole in casa, disse ai suoi compagni che un giorno avrebbe giocato con la nazionale olandese. Ridevano tutti, lo prendevano in giro ogni giorno, alla fine ha avuto ragione lui». E un bel grazie va a Giovanni: «Forse gli ho cambiato la carrieraracconta a Cronache di Spogliatoio -, ma quel giorno lo ricordo come fosse ieri. Dopo l’allenamento gli altri giocatori parlavano di dove andare a bere o a festeggiare in giro per locali, così presi Denzel da parte e gli dissi che secondo me lui era diverso. ‘Fai attenzione a ciò che scegli, ogni azione ha delle conseguenze’. Lui mi guardò dritto negli occhi e disse solo ‘ok’. Quella notte andò a letto presto». 

Questione di scelte

Aruba, perché? «Lo vidi per caso in un allenamento in Olanda, stavo cercando giocatori per la nazionale. Gli chiesi di provare e disse di sì. Voleva diventare un calciatore professionista e gli ho dato una chance. A quei tempi giocava come centrale difensivo, ma lo convinsi a provare sulla fascia per le sue grandi doti atletiche. Una scelta giusta». Dumfries ha giocato ai Carabi solo due partite. In una di queste – il 31 marzo 2014 contro Guam – ha segnato un gol da fuori di cui si parla ancora. «Prima si guadagna il calcio d’angolo con una progressione, poi raccoglie la palla dal limite dell’area e calcia forte all’angolino. Erano tutti stupiti, ma io ho sempre saputo». Amazing, come racconta Giovanni. «Sono felice per lui, lo seguo tuttora e spero si confermi all’Inter. Si è guadagnato ogni centimetro del suo successo grazie al lavoro». E a una panchina che dà sul mare.