Tutte le follie di Dzyuba, il ‘Sergente’ dello Zenit

by Francesco Pietrella

Le chiamano «dzyubate». Colpi di testa alla Artem Dzyuba. Un po’ di esempi: nel 2009 venne accusato di aver rubato un portafoglio a un compagno dello Spartak, un anno fa è stato escluso dalla nazionale russa per un video in cui si masturbava; prima ancora venne beccato dalla moglie mentre la tradiva con una giornalista tv molto famosa; per festeggiare il titolo vinto con lo Zenit si è messo il costume di Deadpool salvo poi mimare rapporti sessuali con Azmoun nello spogliatoio. Si è giustificato così: «Stavo cercando di intavolare relazioni diplomatiche con l’Iran». 

La faida con Mancini

Ragazzone di quasi due metri che ogni tanto sfocia nella gaffe, Dzyuba resta il pericolo numero uno della Juve nella sfida di stasera: punta di peso, 100 gol con lo Zenit dal 2015 a oggi, lasciato una sola volta in prestito a gennaio 2017. Colpa di Mancini. Storia nota. Mancio gli diceva che «era come Balotelli», un eccentrico, e che «la sua presenza distruggeva lo spogliatoio». La punta ha sempre risposto con una risata, bollando il c.t. azzurro come «isterico». Una partitella innocente fu il pretesto per mettere Artem fuori rosa. Mancio gli disse di andare in porta, lui si rifiutò e scattò la lite. «Dovete cederlo, io qui non lo voglio». L’ultimatum fa effetto e Dzyuba va via, prestito secco all’Arsenal Tula. La storia da film inizia qui, perché il “Sergente”  – chiamato così per il modo di esultare, ne parleremo – cerchia col rosso la gara con lo Zenit. C’è un però: una clausola contrattuale gli impedisce di giocare contro l’ex squadra, ma Artem paga 150 mila euro di tasca sua e scende in campo. Sapete già come è andata a finire: Dzyuba segna ed esulta in faccia a Mancini, che commenta con fare sconsolato: «Tutto ciò è davvero surreale». Quando c’è di mezzo Artem va sempre così.

La poesia di Mandela

La storia tra Mancini e Dzuyba era iniziata con una poesia, tra l’altro. Accusato di scarsa forma e messo fuori rosa, Dzyuba si infila in un armadio e posta i versi di un poeta inglese dell’800, William Ernest Henley. «Oltre questo luogo di rabbia e lacrime, incombe l’orrore della fine». La stessa poesia che Nelson Mandela leggeva a Robben Island durante la prigionia. È il 2017. Qualche anno dopo diventerà l’eroe di Russia per un gol alla Spagna. Da qui l’esultanza alla ‘Sergente. Altra storia da film. Pare che il gesto sia nato dopo un litigio con Cherchesov, ex c.t. della Russia fino al 2021, uno che al Mondiale in casa giocato non l’avrebbe neanche portato. Colpa di uno sfottò del 2017, quando Dzyuba – insieme a Kokorin, altro personaggio – mimò i baffoni del mister su Instagram. Cacciati dalla Confederations Cup, ostracizzati con il tam-tam mediatico, hanno avuto carriere differenti. Kokorin è finito alla Fiorentina dopo un anno in carcere, Artem ha reso grande il suo Paese: Sasha si fa male e Artem sale a bordo, segnando 3 gol. Un’estate d’oro. Oggi esulta sempre così.

Litigioso, scontroso, anche se negli ultimi anni si è calmato. Chiedetegli di un mister e ci avrà litigato di sicuro. La prima faida è con Unai Emery ai tempi dello Spartak (2012). Oggi il Re dell’Europa League allena il Villarreal e ha vinto l’ennesimo trofeo in finale col Manchester, ma se qualcuno gli nominasse Dzyuba si farebbe una risata (forse). Dopo una cinquina presa dai rivali della Dinamo Mosca, alcuni giornalisti intercettarono Artem in zona mista chiedendogli un commento. Lui, stizzito, rispose così: «Domandatelo a quell’allenatorunculo». Cioè Emery. Il giorno dopo il basco fu mandato via. «È stato il peggior tecnico mai avuto», dirà Dzyuba anni dopo. Stesso discorso per Valeri Karpin, oggi c.t della Russia, uno che – secondo l’attaccante – lo «minacciava prima di entrare in campo». Vai a capire se è vero o no.