Valverde, il quarto ritorno della ‘Formica’ nel club del suo cuore

by Redazione Cronache

«Tifo Athletic. Questo fa sì che la differenza tra vincere e perdere sia ancora più forte». Senza mezze misure, Ernesto Valverde. Ecco perché il suo quarto ritorno all’Athletic Bilbao, il terzo da allenatore (ha firmato il 30 giugno scorso), è speciale. Il calcio non era il suo focus, dato che si è diplomato all’Institut d’Estudis Fotogràfics de Catalunya. Poi però ha allenato vent’anni e in un’intervista al Guardian quasi sdrammatizzava: «Il calcio è diventato questa cosa che tutti noi viviamo di continuo». Un po’ perché dietro l’obiettivo del fotografo ha scritto la storia. È l’unico tecnico ad aver allenato l’Athletic Bilbao nel vecchio e nel nuovo San Mamés. E lo chiamano Txingurri, “formica”, soprannome che gli ha dato Javier Clemente per la statura e l’operosità.

Ernesto Valverde, da giocatore

Ernesto Valverde Tejedor nasce nel 1964 in un piccolo paesino dell’Extremadura. La sua famiglia si trasferisce nei Paesi Baschi e lui inizia da attaccante all’Alavés. Fa quattro anni in Catalogna tra Espanyol e Barcellona, quindi ne trascorre sei a Bilbao nell’Athletic prima di chiudere la carriera nel 1997 a Maiorca. A Bilbao gioca con Thomas N’Kono, a Barcellona trova Cruijff in panchina e tanti nomi noti affianco: Zubizarreta, Juan Carlos Unzué, Eusebio Sacristán, Txiki Begiristain e Lineker. A Bilbao lo allena Jupp Heynckes e gioca in attacco con José Ángel Ziganda, detto Cuco, che nel 2017 – quando Valverde lascia la panchina dei club – ne prende il posto. Una staffetta, il passaggio di testimone tra due amici. Ma Valverde c’è pure nel 1988, nell’Espanyol che arriva in finale di Coppa UEFA: vince 3-0 l’andata al magico Sarriá, perde 3-0 al ritorno in casa del Bayer Leverkusen ed esce ai rigori in modo traumatico. Difatti, gli unici trofei da giocatore (la Coppa delle Coppe 1989, la Copa del Rey 1990) Valverde li vince sì in Catalogna, ma col Barcelona.

 

Valverde, tra Spagna e Grecia

Da allenatore, la carriera di Ernesto Valverde è tutta un’altra cosa. Inizia a Bilbao, dal 1997 come mister delle giovanili, fino al 2005 come tecnico della prima squadra. Al primo anno, arriva 5° in campionato e porta i baschi in Coppa UEFA. Lascia nel 2006 in polemica col presidente Lamikiz, va all’Espanyol e conduce i Pericos in finale di Coppa UEFA a Glasgow. Qui, nonostante Iraizoz e il compianto Dani Jarque, Luis García e de la Peña, Raúl Tamudo e Walter Pandiani, festeggia ai rigori il Siviglia di Enzo Maresca e Luís Fabiano. Nel 2008, così, Valverde firma con l’Olympiakos, vince campionato e Coppa di Grecia (un folle derby in finale con l’AEK vinto 15-14 ai rigori, dopo che 120’ si era sul 4-4!), quindi lascia per questioni economiche. Nell’estate 2009 poi Valverde accetta il Villarreal, dura sei mesi, viene esonerato a gennaio e l’estate successiva torna a Il Pireo. Come se nulla fosse, riprende da dove aveva lasciato: in due anni, vince due Super League e una Coppa di Grecia. Poi si dimette, stavolta per il Valencia. Eredita il club 12°, lo porta in Champions e lascia a fine anno. Nel giugno 2013, Ernesto Valverde torna per la terza volta nella “sua” Bilbao.

 

Bilbao, Aduriz e Barcellona

Nei Paesi Baschi è subito idillio. A Valverde tocca la pesante eredità di Bielsa, con tanto di finale d’Europa League 2012. Bene, nel 2014 batte 3-1 il Napoli di Benítez ai playoff e porta il Bilbao in Champions dove mancava dal 1998. Nel 2015 perde la finale di Copa del Rey col Barcellona del Triplete. La rivincita è in Supercoppa di Spagna, tra 14 e 17 agosto 2015: l’Athletic batte 4-1 i catalani in casa e pareggia 1-1 al Camp Nou, Aduriz segna in casa (3 volte) e fuori (1). Dopo 31 anni, i biancorossi vincono un titolo: «Questo trofeo vale tutto», sintetizza Valverde. Nel 2015/16 porta il club in Europa League fino ai quarti col Siviglia, con 10 gol nel torneo di Aduriz. A maggio 2017, invece, Valverde saluta: va al Barcellona. Perde la Supercoppa col Real, vince 9 gare su 10. Batte 3-0 il Real nel successivo El Clásico, esce dalla Champions con quella storica rimonta della Roma di Di Francesco all’Olimpico. Batte 5-0 il Siviglia in finale di Copa del Rey, vince la 24° Liga dei blaugrana. Nel 2018/19 vince la Supercoppa di Spagna e un’altra Liga, umilia il Real (5-1), ma cade di nuovo in Champions, stavolta per mano del Liverpool di Klopp: 4-0, altra rimonta subita. L’esonero gli arriva a gennaio 2020. Eppure, in tre anni ha perso sole 7 partite di Liga…