Fernando Torres, Maradona e tanta Svizzera. Dentro la favola del Gambia

by Matteo Albanese

A 40 anni dal primo tentativo – fallito – di qualificarsi alla Coppa d’Africa, il Gambia scrive la storia. Vince all’esordio tra i grandi. Nonostante i soli 2,5 milioni di popolazione (meno di Roma) e il titolo di più piccolo paese dell’Africa continentale. Stretto dal Senegal, con cui confina in tre lati su quattro – solo perché a ovest c’è l’oceano Atlantico. Nonostante un passato coloniale e una fama tardiva: nel 1964 il presidente Dawda Jawara pretende l’articolo determinativo – il Gambia – perché la gente confonde Gambia con Zambia e un sacco di lettere finiscono nello stato sbagliato. Mai così in basso: 150° nel ranking mondiale, 46° in Africa. Debuttanti allo sbaraglio? Affatto. Nello stesso giorno in cui uno zambiano “decide” Tunisia-Mali (l’arbitro Janny Sikazwe, che fischia clamorosamente prima del 90’), il Gambia batte 1-0 la Mauritania. Di cui hanno suonato due volte l’inno sbagliato, ma è un’altra storia. Che non parte certo dalla rimessa laterale, al 10’, da cui nasce il destro del 23enne Ablie Jallow: si legge Ablaye, lo chiamano curiosamente Germano.

 

Il c.t., visti revocati e portieri eroi

Tom Saintfiet ha 48 anni. Allena da quando ne ha 24. Dal Belgio a Tórshavn, isole Fær Øer, quindi Qatar, Olanda e Finlandia. Nel 2008 accetta la corte della Namibia, con cui conquista 34 posizioni nel ranking Fifa e il soprannome di The Messiah. Allena Zimbabwe, Etiopia, Yemen, Malawi, Togo, Bangladesh, Trinidad e Tobago, Malta. Non la Nigeria, che lo annuncia a marzo 2012 ma il ministro dello Sport gli revoca il visto: «Abbiamo cambiato idea». È il c.t. del Gambia da luglio 2018, lo criticano ma il 13 novembre 2019 batte l’Angola. È la prima vittoria in trasferta degli Scorpioni in una gara ufficiale di qualificazione, decide una doppietta di Ceesay. Ma alla Coppa d’Africa 2021, che si gioca oggi in Camerun posticipata di un anno causa CoVID, il Gambia ci arriva in modo folle. Batte Gibuti al playoff grazie al portiere eroe Modou Jobe, che para due rigori, poi vince il Girone D regolando il Gabon di Aubameyang e il Congo di Bakambu. Il 25 marzo 2021, il solito Ceesay segna all’Angola di Wilson Eduardo. Il Gambia è la 44° nazione, ultima dell’Africa occidentale, a qualificarsi per l’AFCON: «Non so cosa dire, non è mai successo in 69 anni. Abbiamo scritto la storia».

 

Ceesay, Torres e tanta Svizzera

A segnare quel gol è Assan Ceesay, un ragazzo tosto. A 13 anni suo padre, di professione sarto, muore. Sua madre mantiene la famiglia vendendo cibo in strada. «Non eravamo ricchi, ma neanche poveri. Non potevo permettermi scarpe, giocavo scalzo». Risultato? Più di una corsa in ospedale per medicare le ferite. Poi in un torneo segna più di tutti: il premio è un paio di Nike Tiempo, le stesse del suo idolo Fernando Torres. Con queste indosso lascia Banjul, 70mila abitanti, capitale del Gambia, per il Senegal. Vedendo alcuni amici di Ceesay finire in brutti giri, sua madre gli strappa una promessa: «Tu no, ti prego». È il 2016 quando un agente gli propone Lugano. Arriva in Svizzera e un italiano – il tecnico Andrea Manzo – gli cambia la vita. Ceesay segna 12 gol in 12 partite con l’Under 21. Un record che può battere oggi, non più a Lugano bensì Zurigo: 11 reti in 17 partite, meglio di lui solo il brasiliano Arthur Cabral, la sorpresa del Basilea.

 

Gambia, ban e Maradona

Al c.t. Saintfiet, prima di partire per il Camerun, chiedono i punti di forza del Gambia: «Attaccanti molto veloci, difensori fisicamente forti», risponde. Il 1° gennaio gli organizzano due amichevoli a Doha ma mancano 16 calciatori: «Non possiamo giocarle, non ho manco un portiere». Anche nel 2015 il Gambia non ha potuto giocare tornei CAF, ma per un altro motivo: un ban di due anni per aver falsificato l’età di alcuni giocatori alla Coppa d’Africa U20. Quanta Italia oggi in campo: Sibi e Bobb dalla Serie C, il romanista Darboe, il bolognese Barrow e i due Colley. Ebrima, cresciuto nell’Atalanta e oggi in prestito allo Spezia, è cugino del sampdoriano Omar. Che ha scritto una lettera a Cronache ed è il capitano degli Scorpioni: «In ogni edizione della Coppa d’Africa c’è una sorpresa. Quest’anno magari tocca a noi…», ha confidato alla BBC. Ma in rosa c’è pure Yusupha Njie: gioca in Portogallo ed è figlio di Biri Biri, al secolo Alhaji Momodo Njie, scelto nel 2000 come miglior calciatore gambiano di sempre. Un suo ex compagno, Alhaji Babou Sowe, disse di lui: «Lo metto sopra Maradona, era un grande dribblatore. Il miglior calciatore che l’Africa abbia mai prodotto».