Le due facce di Bale. Fantasma a Madrid, in Galles scrive la storia

by Matteo Albanese
Bale

Domenica scorsa, Ancelotti dirama i convocati del Real. Non figura Gareth Bale: «Non si sente bene». Ma quattro giorni dopo quel Clásico che il Madrid perde fragorosamente a Barcellona, il gallese gioca 90’ e segna doppietta all’Austria. Al 23’ su punizione, da oltre trenta metri: quattro passi, rincorsa e gol, di sinistro. Al 51’ invece sembra sradicare il pallone dalle gambe di Daniel James, di 8 anni più giovane, quindi trova il secondo palo. Masterclass. Oltre 15 anni dopo la prima – ottobre 2006 – delle 38 reti in 101 partite col Galles. Ma non è la prima volta che Bale segna e i Dragoni battono 2-1 l’Austria. Accade a febbraio 2013, in amichevole.

Il Galles viene da 6 k.o. di fila e in bilico c’è il c.t. Chris Coleman, l’uomo a cui tocca una nazionale scioccata dal suicidio del precedente tecnico, Gary Speed. Quel giorno, Bale segna il quarto gol in quattro partite. Scaccia i fantasmi. Coleman resta c.t. e lo è anche in Francia, a Euro 2016. Primo grande torneo cui il Galles si qualifica. E stupisce: arriva in semifinale, uscendo solo quando Bale si trova di fronte il futuro campione d’Europa e compagno al Real, Cristiano Ronaldo. E vissero tutti felici e contenti.

«Wales, golf, Madrid»

Tutta colpa di Predrag Mijatović, che un giorno in radio si lascia scappare: «Mi pare che le priorità di Bale siano il Galles, il golf e il Madrid, in quest’ordine». Detto, fatto. Quando il Galles si qualifica matematicamente a Euro 2020, con un 2-0 all’Ungheria nel novembre 2020, Bale estrae una bandiera del suo Paese. Sopra, c’è scritto «Wales, golf, Madrid. In that order». Apriti cielo. Oggi ha 32 anni, negli ultimi quattro ha subito 21 infortuni. Dati. Oltre 600 partite tra i professionisti, oltre 100 gol col Real Madrid. Un contratto faraonico – 17 milioni di euro netti all’anno – in scadenza a giugno. Velocità: i 100 metri corsi in 11,4 secondi da adolescente.

Curiosità: Soccer Tough di Dan Abrahams, il libro che gli cambia la vita. E un infortunio, proprio giocando a golf. Passione: «Adoro il modo in cui i golfisti si esibiscano sotto una pressione del genere, in uno sport in cui il margine di differenza tra un tiro buono e uno brutto sia così minimo». Adora anche quando il compagno Courtois lo chiama “golfista”: «È un hobby come un altro, che male c’è?». Fatto sta, golf o meno: gioca 270’ da settembre a oggi, un gol. Ultima presenza il 12 febbraio, 74’ contro il Villarreal.

 

Da Morimoto a 100 milioni

Rod Ruddick lo nota in un torneo di calcetto nell’agosto 1997, a Newport. Bale ha 8 anni: «Giochi così bene che dovresti imparare lo spagnolo». Suona profetico, no? Bale ottiene una borsa di studio a Southampton, si alterna da terzino ad ala. Esordisce nel 2006, a 16 anni. Nel 2007 lo vuole il Manchester United del connazionale Ryan Giggs, ma la spunta il Tottenham per 5 milioni di sterline. Il resto è storia, e c’entra l’Italia. Nel 2009, il sopracitato United tenta il giapponese del Catania, Takayuki Morimoto, mentre il Milan pensa a un’offerta per Bale di 5 milioni di euro più Jankulovski. Passa un anno, il 2010. È il 22 ottobre in Champions League: l’Inter di Benítez al 45’ vince 4-0 sul Tottenham. Finisce però 4-3, tripletta di Bale. Che completa l’opera al ritorno, manda fuori giri Maicon e dispensa due assist a Crouch e Pavlyuchenko, 3-1 e Inter out: «Una partita che non dimenticherò mai». I nerazzurri se ne innamorano, 40 milioni di sterline sono sul piatto. Redknapp sbotta: «Ne voglio almeno 80». Daniel Levy, il presidente degli Spurs, alza la posta: «100 milioni». Quindi acquista Érik Lamela dalla Roma. C’è nell’aria qualcosa.

 

I successi di Gareth Bale

Inavvertitamente, quella dichiarazione di hybris solletica Florentino Pérez. Il gallese – che nel frattempo non indossa più il 3 ma l’11, «perché non sono più un terzino sinistro e mi serviva un numero più alto» – finisce a Madrid. Eh sì. Il 1° settembre 2013, Gareth Bale si trasferisce ufficialmente in Spagna per 100,8 milioni di euro. Il resto è storia. La BBC con Benzema e CR7, trio da 97 gol nel 2013/14. Il gol nella finale di Champions 2014 all’Atlético Madrid, sovrastando Toby Alderweireld. Il rigore a Milano, nel 2016, sempre contro i Colchoneros del Cholo Simeone. La doppietta di Kiev nel 2018, contro Karius e il Liverpool, con tanto di rovesciata. Quattro Champions League, due campionati, una Coppa e una Supercoppa di Spagna. Un rapporto che si incrina nell’estate 2019, quando non si concretizza un trasferimento in Cina. Ferri corti. Madrid diventa una polveriera. Zidane durissimo con lui, idem Florentino Pérez.

 

Bale, tra murales e meme

Eppure, per Gareth Bale c’è differenza tra club e nazionale: «Giocare col Galles è come giocare coi tuoi amici al parco. Parlo la mia lingua, mi sento a mio agio». Precisazione: «Ma in campo, do sempre il 100%». C’è da rivendicare l’immagine del calcio, in un paese celebre per il rugby. A Euro 2016 accade questo: l’ultima squadra britannica in finale di un grande torneo è stata l’Inghilterra nel 1966. Quando il Galles si ferma ai quarti del Mondiale 1958, peraltro, a Cliff Jones gli amici chiesero persino dove fosse stato. Da allora, più nulla. Se il Galles vuole rompere la maledizione, 64 anni dopo, tocca oggi a Bale. Che da un lato programma il futuro – ha co-fondato un’azienda di fitness, Rowbots, e vive tra Madrid e Cardiff con la moglie Emma e quattro figli – mentre dall’altro ha sulle spalle la formazione di cui è stato il più giovane debuttante nella storia, a 16 anni e 315 giorni. A Whitchurch, sobborgo nord di Cardiff, gli hanno dedicato un murales. A lui, non a John Charles o Ian Rush. Nel mentre, a Madrid gli dedicano invece dei meme in cui appare, come parassita, a succhiare il sangue del Real.