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Cronache di spogliatoio
L’importanza di giocatori e allenatori nel flop della Superlega L’importanza di giocatori e allenatori nel flop della Superlega
di Cesare Ragionieri Le ultime 96 ore del mondo del calcio hanno segnato un punto di non ritorno. Il riferimento è all’annuncio della creazione... L’importanza di giocatori e allenatori nel flop della Superlega

di Cesare Ragionieri

Le ultime 96 ore del mondo del calcio hanno segnato un punto di non ritorno. Il riferimento è all’annuncio della creazione della Superlega e alle reazioni che si sono scatenate subito dopo, che hanno visto giocatori ed allenatori in prima fila. Va detto che anche i tifosi hanno avuto un ruolo importante, soprattutto in Inghilterra, per convincere le società inglesi a fare un passo indietro. Ci sono state manifestazioni praticamente ovunque e non sono mancati gli striscioni di protesta verso i presidenti che hanno accettato di entrare nella Superlega. Una delle immagini più forti è stata quelle di Petr Cech: l’ex giocatore del Chelsea, oggi consulente tecnico dei Blues, è sceso dall’autobus ed è andato a parlare con i tifosi in rivolta prima della partita contro il Brighton.

Il peso della Premier League

Quello su cui vogliamo concentrarci nelle prossime righe, però, è l’importanza avuta da allenatori e giocatori nel fallimento della Superlega. Un progetto che dopo poco più di 48 ore era già naufragato, anche grazie al contributo dei diretti protagonisti. La giornata di lunedì, in tal senso, è stata di stallo: era ancora troppo grande l’effetto sorpresa per un annuncio che, se confermato, avrebbe cambiato il calcio per come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. Per questo, le prime reazioni da parte dei diretti protagonisti sono arrivate da giocatori che militano in squadre che non avrebbero preso parte alla neonata Superlega. Il primo è stato Ander Herrera del Paris Saint-Germain, il cui post su Twitter è stato condiviso anche da giocatori della Serie A come Pepe Reina e Luis Alberto. Anche Mesut Özil ha detto la sua:

«I bambini crescono sognando di vincere la Coppa del Mondo e la Champions League, non la Superlega».

I primi giocatori delle Big Six inglesi a schierarsi contro la Superlega sono stati Bruno Fernandes e Joao Cancelo, che hanno commentato e condiviso sui propri profili un post Instagram di Daniel Podence, attaccante del Wolverhampton, che osannava la leggenda e l’importanza della Champions League.

You’ll Never Walk Alone

Il fronte interno ai club di Premier League si è definitivamente aperto al termine della partita tra Leeds e Liverpool. Merito di James Milner, il primo giocatore dei club coinvolti a parlare della Superlega:

«Non mi piace e spero che non diventi realtà. Noi calciatori non sapevamo niente, le società hanno deciso senza prima consultarci. Abbiamo scoperto tutto stanotte, come voi, e adesso dobbiamo rivolgere diverse domande al club».

Giocatori e allenatore dei Reds sono stati tra gli addetti ai lavori direttamente coinvolti che hanno espresso le critiche più forti nei confronti della Superlega. Pesanti come un macigno le parole di Jürgen Klopp, da sempre critico nei confronti di un’idea di competizione che andrebbe ad eliminare, quasi del tutto, i valori della competitività e della meritocrazia.

 

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Anche Jordan Henderson ha avuto un ruolo importante: lo skipper del Liverpool, infatti, nella giornata di martedì ha convocato un’assemblea con tutti i capitani dei club di Premier League per valutare l’evolversi situazione e decidere una linea comune da tenere. Poche ore dopo, poi, ha interrotto il silenzio sui social per esprimere il pensiero suo e di tutti i giocatori dei Reds:

«A noi non piace la Superlega. Non vogliamo che accada. Questa è la posizione dei giocatori del Liverpool. You’ll Never Walk Alone».

Un messaggio subito retwittato da buona parte dei compagni di squadra, tra cui quel Trent Alexander-Arnold che prima di essere un giocatore del Liverpool è un tifoso dei Reds. E quindi è a conoscenza dell’impatto che potrebbe avere sui fans la nascita della Superlega. «Per i tifosi. Per la città», le parole usate da TAA.

 

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Rashford e gli altri

Tra le prese di posizione, non poteva mancare quella di Marcus Rashford. In Inghilterra l’attaccante del Manchester United è arrivato ad ottenere un peso importante anche fuori dal terreno di gioco: grazie alle sue battaglie sociali e politiche, è arrivato a parlare direttamente col Premier inglese Boris Johnson. Rashford ha condiviso su Twitter una foto della gradinata di Old Trafford, con la celebre frase di Matt Busby: lo storico allenatore dei Red Devils dichiarò che

«football is nothing without fans».

Un endorsement neanche troppo velato a favore delle proteste dei tifosi e contro le scelte del proprio club. Sempre nella giornata di martedì sono arrivati anche le prese di posizione di Luke Shaw e Kevin De Bruyne: quest’ultima, data l’importanza del giocatore, ha acquisito maggior risalto.

Una volta che il fallimento della Superlega ha cominciato a diventare più di un’ipotesi, su Twitter i giocatori del Manchester City hanno cominciato a ironizzare sulla competizione voluta da Florentino Perez, nata domenica sera e morta appena 48 ore Ha cominciato Raheem Sterling, seguito poi da Aymeric Laporte.

Non poteva mancare alla discussione l’opinione di Pep Guardiola, che come sempre si è dimostrato tutt’altro che banale:

«Io supporto il mio club e amo farne parte ma mi piacerebbe che il presidente di questo comitato facesse il giro del mondo e parlasse in modo chiaro spiegando dove sta andando il calcio, quali saranno i vantaggi, come hanno preso questa decisione e come hanno scelto chi far partecipare e chi no. L’Ajax ha quattro o cinque Champions ma non ci sarà, perché? Devono chiarirlo a tutti noi. Lo sport non è più sport se non esiste il rapporto tra fatica e risultato. Lo sport non è più sport quando la vittoria è garantita. Non è uno sport quando non importa se perdi. Non è giusto che le squadre combattano al vertice e non possano qualificarsi».

I grandi assenti e un’unica eccezione

Se fino ad ora abbiamo raccontato soltanto delle reazioni arrivate dalla Premier League, è perché dagli altri campionato coinvolti non ce ne sono state alcune. L’unico giocatore delle altre sei squadre che ha preso posizione è stato Gerard Piqué, che su Twitter ha scritto che

«il calcio appartiene ai tifosi. Oggi più che mai».

Anche se – va detto – il messaggio del difensore del Barcellona è arrivata dopo la mezzanotte di mercoledì, quando la Superlega era praticamente già esplosa. Resta il fatto, però, che il catalano è stato l’unico calciatore ad esporsi. Nessun altro giocatore di Barcellona, Real e Atlético Madrid ha espresso il suo parere: lo stesso discorso va fatto anche per chi milita nelle tre italiane (Juventus, Inter e Milan) entrate (e poi rapidamente uscite) dalla Superlega.

Date a Cesare quel che è di Cesare

Nelle ricostruzioni di quanto successo negli ultimi giorni, la narrativa predominante è che la Superlega sia saltata a causa delle proteste dei tifosi. Un punto di vista legittimo, considerato anche le scuse arrivate nel comunicato dell’Arsenal e nel video del presidente del Liverpool, John W Henry.

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Ma è altrettanto doveroso riconoscere che un contributo altrettanto importante sia arrivato da calciatori e allenatori delle Big Six, che non hanno perso l’occasione per esprimere le proprie opinioni alimentando i malumori e i dubbi dei tifosi.

 

Cesare Ragionieri

Giornalista pubblicista, studente della Magistrale di Scienze Politiche. Tifo Fiorentina, sono un (ex?) pararigori. Alla perenne ricerca di me stesso. Ma ho anche dei pregi.

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