Graham Potter, l’allenatore del Brighton è il più folle della Premier

by Matteo Albanese

«La gente mi chiede che ci faccio qui, io glielo dico e mi rispondono che sono un pazzo». Oggi Graham Potter sorride, ma nel 2011 – quando obbligò la moglie e il figlio appena nato a seguirli in Svezia – il clima in famiglia era tesissimo. Addio Inghilterra, e tutto perché un club della quarta serie svedese cercava un allenatore. Lui aveva accettato, ma mica Stoccolma. Östersund è in mezzo a boschi e montagne, temperatura sotto 0° per quattro mesi l’anno, gente che va allo stadio in motoslitta e pochissimi calciatori professionisti disposti a giocare lì. Comprensibile, no? «Quarta serie svedese, il punto più basso che esista». Ma quando la famiglia Potter è tornata in Inghilterra, nel 2017, il piccolissimo Östersund ha battuto l’Arsenal all’Emirates in una magica notte d’Europa League.

Il “mago” Potter, l’allenatore-antropologo

Graham Stephen Potter oggi allena il Brighton sorprendentemente quinto in Premier League. È decisamente un tipo anticonvenzionale: ex terzino sinistro, 8 presenze in Premier col Southampton ma 300 nelle serie inferiori. A 30 anni poi ha smesso – «mica mi chiamava il Barcellona…» – e ha cominciato ad allenare i ragazzi dell’Università di Hull, poi quelli di Leeds. Ed ecco l’illuminazione: tornare a studiare. Macché calcio: scienze sociali, un master in leadership e intelligenza emotiva. Quando in Svezia l’ha raccontato al presidente dell’Östersund – Daniel Kindberg, un ex tenente di fanteria dell’esercito –, Potter si è sentito ridere in faccia. Poi ha sorpreso tutti: tre promozioni, una finale di Coppa di Svezia vinta, i playoff d’Europa League superati dopo aver fatto fuori Galatasaray e Paok, il secondo posto nel girone, quindi l’Arsenal battuto 2-1 con gol decisivo di Ken Sema, ex Udinese.

 

Fuori dalla comfort zone

A chi chiede come abbia fatto, Potter risponde: «I calciatori giocano a calcio poche ore al giorno, per il resto del tempo sono esseri umani». Così in Svezia ha creato un circolo ricreativo che, dopo gli allenamenti, coinvolgesse la rosa: hanno dipinto quadri, scritto libri, imparato lo svedese cantando e – dulcis in fundo – ballato il Lago dei cigni di Tchaikovsky davanti a 1500 locali incuriositi e sorridenti. Migliorando lo spirito di gruppo, arrivano i risultati: detta così è semplice, ma è tutto merito di quel master a Leeds. Tanto che nel 2018, quando Potter ha lasciato la Svezia per lo Swansea, tutti gli hanno chiesto di replicare quel modello. «Impossibile – diceva – ma in fondo li ho solo portati fuori dalla loro comfort zone». Lo stesso aveva fatto lui nel 2011, portando la famiglia a Östersund. Lo stesso il Brighton gli ha chiesto due anni fa: usare la creatività per salvarsi, con o senza Il lago dei cigni.

 

Come volano i Gabbiani

Il presidente del Brighton – Tony Bloom, a.k.a. The Lizard – ha detto di Potter: «Non è una scommessa». Bloom (come anche Benham, del Brentford) sì che se ne intende: ha iniziato a giocare alle slot machine a 8 anni, poi poker online, con le cui vincite è diventato ricco, ha acquistato il Brighton e scelto quel tecnico dalla storia così curiosa, che si è presentato con: «Questo step è il risultato di 14 anni di lavoro e sacrifici, la mia carriera “poco brillante” mi ha costretto a percorrere una strada anticonvenzionale». Come quando obbligò alcuni calciatori a leggersi Saggezza antica e mondo moderno,  il libro del Dalai Lama. Metodi discutibili, risultati no: il Brighton s’è salvato tranquillamente nel 2019/20 ed è finito 16° l’anno scorso. In estate, ceduto White all’Arsenal per 58 milioni di euro, i Gabbiani – soprannome del club – hanno preso Mwepu dal Salisburgo e hanno iniziato a volare. Quattro vittorie nelle prime cinque gare, seguiti da una leggera flessione: tre pari di fila e ora un pesante 1-4 subito dal Manchester City di Guardiola. Ma l’obiettivo resta la salvezza. Divertendosi. Con o senza Il lago dei cigni.