«Pogba mi ha soprannominato ‘Griezmannkante’»

by Cesare Ragionieri
griezmann

Giù il cappello davanti a Griezmann. A quasi 32 anni, quando la sua carriera sembrava aver imboccato la parabola discendente, ci ha ricordato di cos’è (ancora) capace. Pogba l’ha ribattezzato «Griezmannkante», una definizione che descrive alla perfezione il Mondiale giocato finora da Grizou. Trequartista, mediano, all’occorrenza anche difensore. In una parola: tuttocampista.

Il Griezmann ammirato finora è una versione mai vista. Regista occulto della Francia, ma soprattutto giocatore a tutto campo. Fondamentale in attacco, ma anche in difesa. Nel primo tempo della semifinale vinta contro il Marocco ha dato il via all’azione che ha portato al gol di Theo, nella ripresa è stato fondamentale in due circostanze nella propria area di rigore per evitare che il Marocco segnasse.

Sono i numeri ad avvalorare quanto sia stato brillante il Mondiale di Grizou. Ha servito 3 assist al pari di Bruno Fernandes, Kane, Messi e Guerreiro, ma non solo. In Qatar è 1° per grandi occasioni create (7) e passaggi chiave (21, con Messi 2° a 17), ma è anche uno dei calciatori che recupera più palloni: 33, alla media di 6,4 a partita.

Indispensabile, sì. E il primo a saperlo è proprio Deschamps, che non rinuncia mai a Griezmann. Contro il Marocco ‘Le Petit Diable’ ha giocato la 18esima partita di fila ai Mondiali. Si tratta della striscia più lunga nella storia dei Bleus: staccato Barthez, fermo a 17. Inoltre, è diventato il 4° giocatore con più presenze nella storia della Francia: 116, al pari di Desailly e Giroud.

Se la Francia può permettersi di giocare con 4 giocatori offensivi in campo, è proprio grazie al lavoro di Antoine. Un lavoro che spesso passa come oscuro, ma che è determinante per la creatura di Deschamps. Senza Kanté, è lui a rincorrere gli avversari: è lui il giocatore della Francia con più pressioni portate su un avversario in possesso palla (15,4 di media). «Griezmannkante», appunto.

Non è il volto della Francia, un ruolo che spetta a sua maestà Kylian Mbappé, ma la sua importanza nel sistema Francia è incalcolabile. L’ennesima metamorfosi all’interno della sua carriera, in cui si è sempre adattato alle richieste che gli sono state arrivate. Qualche giorno fa ha dichiarato: «Cerco solo di essere completo. Mi piace aiutare i miei compagni, indipendentemente dal mio ruolo».

Esterno di centrocampo ad inizio carriera, poi seconda punta nell’Atlético, trequartista con la Francia, jolly offensivo nel tridente del Barcellona e nuovamente dietro la prima punta quand’è tornato agli ordini del Cholo. Oggi ha aggiunto un nuovo tassello, diventando una fantastica mezzala box-to-box. Probabilmente, la migliore di questo Mondiale.

Eppure, il suo posto nella storia della Francia non è mai stato in dubbio. Anche in questo caso i numeri non mentono mai: è il 3° marcatore all-time dietro solo a Giroud e Henry, davanti a mostri sacri come Platini e Zidane, ma anche il miglior assistman di sempre nella storia dei transalpini.

Negli ultimi mesi, probabilmente anche a causa della clausola che obbligava Simeone a farlo entrare in campo dopo il 1° tempo per non obbligare l’Atlético a riscattarlo, era uscito dai radar. Sono state sufficienti 6 partite in Qatar per riaccendere le luci dei riflettori su Grizou, tra gli attori principali di questo Mondiale. Quello della sua definitiva consacrazione, per chi ancora avesse dubbi.