Joško Gvardiol, un pescatore alla fermata del tram

by Giacomo Brunetti
Gvardiol

«Ehi, ma quello è il nostro difensore!», gridavano alcuni ragazzi dentro la fermata della Zapadni kolodvor, la linea 1 della metro di Zagabria. Avevano ragione: Joško Gvardiol stava aspettando il tram.

Lo ha spiegato anni più tardi: nessun gesto di umiltà, semplicemente non aveva ancora la patente. Non ha avuto tempo neanche per il motorino, doveva seguire l’Nba e giocare a basket. Era troppo forte con i piedi, però, per passare inosservato.

A Srednjaci, il quartiere da cui proviene, c’era una macchina che ogni mattina rientrava dal mare: quella di Tihomir, suo padre, pescatore nella vita, che accoglieva a braccia aperte un bambino di 4 anni sulla bicicletta a rotelle.

Non era una sera qualunque, avrebbero visto insieme Croazia-Argentina: «Guarda Sanja – disse a sua moglie – quel biondino è alla sua prima partita». Quel biondino era Luka Modrić. In quella stanza del terzo grattacielo più alto di Srednjaci, i due sapevano che il piccolo Joško, invece, sarebbe diventato un pescatore. Era il 2006, la partita dell’esordio di Modrić e del primo gol in Nazionale di Messi. Detto in altre parole, l’inizio di un’era.

La storia di Joško Gvardiol

Gvardiol è nato tra due sorelle: Lorena, che oggi lavora una maison di moda, e Franka, che gioca a pallamano e apprezza il beach volley. Al Market Dolac, il mercato più grande di Zagabria, non si parla che della loro famiglia.

Adesso tutta la Croazia spera in Joško, che spaventa per la sua forza mentale. Merito di una mappa concettuale scoperta all’istituto Josip Račić, la sua scuola elementare, nel cui centro brillava una parola alla base di tutto lo schema: «Uspjeh». Cosa significa? Lo vediamo tra poco.

Zoran Mamić, ex direttore sportivo della Dinamo Zagabria, il primo club non tanto ad averlo scoperto – da ragazzino aveva rifiutato, tra le altre, un’offerta dell’Inter – ma ad averlo convinto, prima di essere arrestato per frode fiscale disse: «Gvardiol si differenzia dagli altri perché lui vuole giocare a calcio, vuole giocare il pallone». A 20 anni sta impressionando tutti in Qatar, è l’eroe mascherato della difesa croata. Ora gioca al Lipsia, che lo ha acquistato per 16 milioni dalla Dinamo Zagabria.

Il padre Tihomir, ogni tanto, si alza ancora presto per fornire il pesce agli autisti che lo guideranno fino al mercato agricolo per lo smercio. Stasera guarderà Joško ricordandosi di quella parola al centro della mappa concettuale: significava «Successo».