La rivoluzione di Herdman, da prof a coach: così il Canada sogna il Mondiale

by Francesco Pietrella

Il bello sapete qual è? È che quando la federazione canadese annunciò il nuovo allenatore più di qualcuno si fece una risata. «John Herdman? Davvero? In 12 anni di carriera ha allenato solo le donne…». E giù critiche, sguardi perplessi, dubbi a cascata, perché la gente mugugnava. Uno che aveva esperienza solo nel calcio femminile – secondo il parere di molti – che futuro avrebbe dato alla nazionale? Herdman aveva due offerte: l’Inghilterra femminile e il Canada. L’ultima volta che i Rouges si sono qualificati a un Mondiale John aveva 10 anni e già scriveva schemi sulla lavagnetta appesa al frigio. «Porterò questa nazionale in Qatar». E ci sta riuscendo: il Canada ha rifilato due gol al Messico ed è primo in classifica a 16 punti, a +2 sul Panama e a +7 sulla Costa Rica. Perfino Usa e Messico sono dietro. In panchina, con gli occhi di chi sogna e il viso pulito, l’uomo che nel 2018 veniva preso in giro da mezzo Paese. Ora se la ride lui. 

Da prof a coach

Herdman ha 46 anni, è nato in Inghilterra e si è laureato all’Università di Leeds. Ha giocato a calcio solo a livello amatoriale, e prima di prendere la guida della Nuova Zelanda femminile – la prima esperienza in panchina – ha allenato per un po’ nelle giovanili del Sunderland, dividendosi tra il ruolo di coach e quello di prof di educazione fisica. Nel 2006 la grande chance: «Verresti a Wellington?». John prende il mappamondo, si fa due calcoli sul fuso e accetta subito. Ha guidato la Nuova Zelanda a due edizioni del Mondiale (2007, 2011) e all’Olimpiade di Pechino, vincendo un paio di ori nella Coppa delle Nazioni Oceaniche. Il nome gira, la storia pure, anche qualche bravata adolescenziale: quando aveva 18 anni andò da un pilota d’aereo e gli disse che si era legato una bomba sul corpo. Uno scherzo finito male: John fu preso in custodia dalla polizia e poi rilasciato con la tirata d’orecchie più grossa mai presa.

«Scalare montagne»

Nel 2011 accetta l’offerta del Canada Women e arriva due volte terzo alle olimpiadi (Londra e Rio). La sua punta di diamante è Christine Sinclair, più di 250 gol in carriera, una che ha partecipato a 5 mondiali, oro Olimpico a Tokyo nel 2020. Herdman ha visto il trionfo da lontano, già proiettato sulla panchina della squadra maschile. Nel 2019 è riuscito a battere gli Stati Uniti dopo 34 anni, l’anno prima ha segnato 8 reti alle Isole Vergini Britanniche: fu la partita con più gol segnati della storia del Canada, poi superata dall’11-0 alle Cayman nel 2021. Scott Arfield, mediano dei Rangers, sintetizzò così la filosofia: «Voglio scalare le montagne, non passeggiare sulle colline». Una risposta all’idea di Herdman tra l’altro, che incitò i suoi a segnare più gol possibili per dare una prova di forza. Oggi i due hanno chiarito.  Il Canada è 48o nel ranking Fifa, a 8 posizioni dal record di sempre. Nel 1996 riuscì a entrare nella top 40, nel 2014 era addirittura 112esimo. Fin qui il coach dei miracoli ha vinto 24 partite e ne ha perse solo 6. Quand’è stato nominato c.t. la federazione gli ha dato estrema libertà: coordina le selezioni giovanili dall’U14 in su. 

Le stelle

Il Canada sogna grazie a una generazione di calciatori niente male, molti di questi stelle d’Europa in grandi squadre. Alphonso Davies si conosce, ha 21 anni e gioca nel Bayern. Nato nel campo profughi di Buduburam, in Ghana, da giovanissimo si è trasferito a Vancouver con la famiglia per scappare dalla guerra civile in Liberia. Il Canada gli ha dato una casa e un futuro, lui ha scelto di rappresentarlo. «Non potrei fare altrimenti». Altri da ricordare: Hutchinson è ancora un faro a 38 anni, centrocampista di quantità, mentre l’attacco è affidato al tandem Laryn-David. Il primo è un ’95 del Besiktas, 14 reti in nazionale nel 2021 (capocannoniere all time con 22), l’altro è il ‘nuovo Osimhen’ del Lilla, preso a 30 milioni l’anno scorso per sostituire il nigeriano (18 gol in 24 gare con il Canada). Nato a Brooklyn da genitori haitiani, manifesto della «new generation». L’obiettivo di Herdman è  «cambiare la storia del Canada». Anche perché nel 2026 un pezzo del Mondiale si gioca lì. I Rouges vogliano arrivarci preparati dopo aver stupito in Qatar: la qualificazione manca dal 1986. Sono passati 35 anni. Herdman spera. E adesso non ride più nessuno.