Juanito Gomez: «Mi vengono ancora i brividi se penso al gol alla Juve»

by Lorenzo Lombardi
Juanito Gomez

«Sono arrivato in Italia, dall’Argentina, a 19 anni con l’intento di giocare in Serie D, conoscere e imparare la lingua, per poi tornare a casa e proseguire i miei studi di Economia; nel giro di 12 anni mi sono ritrovato a rincorrere Carlitos Tevez, nel tunnel del Bentegodi, per chiedergli la maglietta, dopo aver segnato alla Juventus in Serie A». Juanito Gomez, 38 anni, partito giovanissimo dalla sua patria oltreoceano, mai avrebbe pensato di ritrovarsi, dopo vent’anni trascorsi in Italia, ad essere un simbolo di Verona. La sua carriera, partita dai dilettanti del Ferentino, e passata attraversando l’Italia di categoria in categoria, è definitivamente ‘esplosa’ negli anni veronesi, sponda Hellas. Con la maglia gialloblu è stato protagonista degli anni migliori della storia del club, dopo lo scudetto del 1985, arrivando fino in Serie A. Poche settimane fa, invece, ha rinnovato fino al 2024 il contratto che lo lega alla Virtus Verona. A pochi giorni dal suo diciannovesimo ritiro italiano, ci ha raccontato la sua storia.

L’atmosfera della Virtus e il karaoke di Gigi Fresco

«Forse il mister si arrabbierà, ma sono rimasto incredulo quando, nello scorso ritiro, il mio primo in maglia Virtus, l’ho visto andare su tutte le furie perché noi giocatori ci eravamo inventati una scusa per saltare il karaoke che aveva organizzato; per lui è sacro, lo chiama team building e questo, insieme al rafting, sono le attività che organizza abitualmente in ritiro. Ora, a pochi giorni dal prossimo, sto pensando più alle canzoni da cantare che al campo». Juanito ha raccontato, scherzoso e sorridente, questo aneddoto legato allo storico allenatore, Gigi Fresco, quello che a molti può sembrare una sciocchezza o una pazzia, invece, è uno dei segreti del successo della Virtus Verona.

Questa spensieratezza, questa allegria trasmessa da semplici ‘giochi’, si riflette nella quotidianità e anche nel modo della società di affrontare i problemi: «È una società particolare, atipica. È nel professionismo da pochi anni e lavora in maniera diversa da chiunque altro. Tutto qui ha un’aria, e un’atmosfera familiare; quest’anno siamo partiti con 13 partite senza vittorie e nessuno si è mai lamentato o ci ha criticato, ma ci hanno semplicemente lasciato lavorare con serenità. Questo penso sia stato fondamentale per il nostro percorso». La Virtus infatti ha poi raggiunto il sesto posto nel girone A di Serie C, guadagnandosi l’accesso ai playoff; un traguardo incredibile e inatteso, soprattutto dopo l’inizio negativo. «Sono contento di aver scelto di trasferirmi alla Virtus. Qui ho conosciuto persone speciali, che mi hanno insegnato valori importanti. A partire dal mister, che fa di tutto per la sua società; letteralmente. Per lui siamo una grande famiglia da accudire e lavora 24 ore su 24 pensando alla Virtus». Tra pochi giorni ci saranno il raduno ufficiale e i primi allenamenti, per cominciare a mettere in moto le gambe dei ragazzi, in vista della prossima stagione. In programma ci sono già diverse amichevoli prestigiose; una di queste sarà proprio contro l’Hellas, rimasta nel cuore di Juanito.

INTERVISTA A GIGI FRESCO, DA 42 ANNI ALLENATORE-PRESIDENTE DELLA VIRTUS VERONA

Juanito Gomez, la Serie A con l’Hellas

Juanito è approdato a Verona nel 2008, e dopo aver vinto e convinto, in prestito con la maglia del Gubbio, è tornato per essere protagonista. La vittoria del campionato di Serie B e le grandi stagioni in Serie A rimangono ricordi indelebili, quelli che fanno venire la pelle d’oca al solo pensiero. «Ogni tanto riguardo le immagini che immortalano il mio gol di testa alla Juventus. Tuttora mi vengono i brividi. Se non sono io a pensarci, ogni tanto sono le persone che mi vedono per strada e mi ricordano quei momenti». Soprattutto negli anni in massima serie, quando l’Hellas era un avversario difficile per chiunque, la rosa era composta da giocatori di alto livello. Da Iturbe a Pazzini, passando per Luca Toni, capocannoniere nel 2014 anche grazie agli assist di Juanito Gomez. «Luca era un campione. Sapeva segnare in tutti i modi. Pensare che nell’estate del suo arrivo a Verona, io non feci altro che pensare al fatto di poter giocare con lui. Ero talmente teso di dimostrarmi alla sua altezza che nei primi allenamenti, quando facevamo qualche cross agli attaccanti, non ne azzeccavo uno. Piano piano mi sono abituato e in campo ci siamo trovati benissimo».

L’adattamento alle categorie

«Non avrei mai pensato che un giorno avrei potuto giocare in Serie A; nemmeno in B. In Argentina, nelle squadre giovanili, a volte non venivo nemmeno convocato». Passo dopo passo, partita dopo partita, quel ragazzo arrivato in Italia, con la valigia piena di sogni, ci è arrivato eccome. Ogni esperienza, ogni categoria, è stata affrontata con la giusta sfrontatezza e la serenità di chi non ha nulla da perdere. «Ho sempre creduto di aver fatto le stesse cose, indipendentemente dalle categorie in cui mi trovavo. Mi sono ‘solo’ abituato al ritmo e alle intensità differenti». Oggi sono tanti i giocatori, nelle categorie inferiori, che hanno del potenziale per esprimersi ad alti livelli. Gli esempi dell’ultima stagione sono stati Gatti e Baschirotto, tra i migliori difensori del campionato, entrambi partiti dai dilettanti. «Ora che sono più ‘vecchio’, dico sempre ai ragazzi che giocano con me che non devono accontentarsi, perché ogni allenamento, ogni partita, può essere uno step verso il successo. Per esperienza personale penso che tanti giocatori, che oggi militano in categorie inferiori, possono adattarsi e fare bene anche ai massimi livelli».

 Il legame con Verona

A Verona, insieme a compagni del calibro di Toni, ha lasciato ricordi indelebili, ancora presenti e nitidi nella memoria dei tifosi. L’amichevole, tra la squadra di Fresco e quella del nuovo allenatore Baroni, è in programma per il 23 luglio: «Non vedo l’ora di giocare contro l’Hellas. Penso sia una buona occasione per salutare vecchi compagni, persone dello staff e, soprattutto, i tifosi. A causa di due personaggi, che mi hanno cacciato, non ho potuto farlo nel modo giusto e ci tengo a ricambiare l’affetto che mi hanno dato negli anni».

Juanito si è trasferito per la prima volta a Verona nel 2008. Da lì in poi si è creato un legame, invisibile, che ha sempre ricondotto l’Argentino nella città di Romeo e Giulietta. «Vivo qui da quindici anni. I miei figli sono nati qui; sogno di portare il maschietto a vedere le partite al Bentegodi. Ho conosciuto persone splendide, dentro e fuori dal campo, che mi hanno aiutato ad ambientarmi». D’altronde anche la scelta di tornare alla Virtus, dopo anni in giro per l’Italia, rappresenta un gesto d’amore verso la ‘sua’ città.