Le radici di Benzema a Lione. «Era timido, gli dissi “sei pazzo ad andartene”»

by Matteo Albanese

Il successo di Karim Benzema sta tutto nel lavoro extra. A fine allenamento, si dirige verso lo spogliatoio quando l’allenatore del Lione di allora lo ferma: «Che facciamo con quei palloni?». Sono quelli calciati fuori dallo specchio, finiti ovunque per il campo. Armand Garrido obbliga Benzema a raccoglierli, uno per uno: «Lavoro supplementare, tutti i giorni. Ma Karim si offriva volontario», spiega a Cronache. Garrido inizia a lavorare per l’Olympique Lyonnais nel 1989. Saluta nel 2019, dopo trent’anni. Ha allenato l’Under17 per 27 anni. Ha visto crescere Giuly, Ben Arfa, più recentemente Gouiri e Cherki. Allena un sedicenne Benzema, per due stagioni. «Senza Garrido sarei arrivato in alto, ma non così in alto», dice Karim. Garrido conferma: «La prima volta che l’ho visto, ho pensato “è un gran giocatore, ma può fare di più”». E poi? «La fusée était lancée», sorride. Il razzo è stato lanciato. E non c’è modo di fermarlo.

Karim Benzema, OL

Riconosci Karim Benzema? Fila di mezzo, il primo a sinistra. [Fonte foto: Armand Garrido – OL]

 

«Sei un pazzo, avrai vita dura»

Karim Benzema nasce nel 1987. Non un dettaglio da poco, per Armand Garrido: «Fa parte di una generazione particolare, quella del 1987. Ti dicono qualcosa Hatem Ben Arfa e Anthony Mounier?». La lista continua. Loïc Rémy, Dimitri Payet, Blaise Matuidi, Jérémy Ménez, Kévin Gameiro, Samir Nasri. E Sandy Paillot, che conosce Benzema a 8 anni e dice: «Karim resterà attaccato al Lione per tutta la vita». Garrido concorda: «C’è un legame. Oggi è un’icona, se pensi a Benzema pensi al Lione, pensi al calcio, pensi alla città». E ancora: «L’ho visto crescere. Era un bimbo molto timido, jolie, parlava poco. Ma che talento. E determinazione. Era il più piccolo di tutti ma voleva diventare un professionista. A 17 anni ha iniziato a far bene, et voilà». Numeri: 148 partite, 66 gol con l’OL. A 21 anni, però, Benzema lascia Lione e va al Madrid. Garrido lo avvisa: «Sei pazzo, stai andando nel club più complicato al mondo, avrai vita dura». Si sbaglia, col senno del poi: «Non potevo saperlo allora – spiega a Cronache – ma ovunque vada, Karim è eccezionale».

 

«Benzema? Un figlio di Lione»

Karim Benzema cresce a Bron Terraillon, quartiere popolare a est di Lione. Per il presidente dell’OL, Jean-Michel Aulas, «Karim è un figlio di Lione». Tola Vologe, precisamente, è il centro dove l’OL si allenava, in prossimità dello  Stade de Gerland. Nel 1996, ospita ragazzi dai 15 ai 19 anni, ci si allena 7 volte alla settimana e Benzema risiede nella stanza numero 11. «Era il più piccolo di tutti – ripete Garrido a Cronache – ma non è stato difficile allenarlo. Esercizi e gol. Parlava poco, ma ci siamo trovati. Gli ho spiegato come secondo me doveva lavorare, siamo entrati in confidenza. Oggi è tra i migliori al mondo. Una totale riuscita. È un orgoglio per me». E svela: «Un giorno andiamo a giocare a Sochaux, che è un ottimo centro di formazione, ancora oggi. Vinciamo 4-0 e Karim fa 4 gol. A fine partita, tutti gli allenatori volevano parlargli. C’era chi è andato a casa sua. Così Benzema ha detto “io sono a Lione, resto al Lione”». Niente segreto: «Vorrei saperlo anch’io – ride Garrido – ma l’OL crede nei giovani. È nella genetica del club, ci ho lavorato trent’anni. Vogliamo dare ai calciatori una formazione differente, un petit touche. Ed ecco i talenti, come Karim».

 

Garrido, Benzema e famiglia

«Aveva sempre voglia di allenarsi. Pensaci su. Se non si allenasse così, non potrebbe giocare al livello in cui è, nel club in cui è, le partite che gioca», chiosa Garrido. Riferimento alle tre reti la settimana scorsa al Paris Saint-Germain, in Champions. A 34 anni, tripletta in 16 minuti e 41 secondi. Due record: 309 gol al Real (meglio di Di Stéfano) di cui 67 in Champions (meglio di Raúl). «C’è differenza tra il Benzema di Lione e il Benzema di Madrid, ma non è cambiato lui. È semplicemente cambiato il suo livello. Voglio dire, Deschamps l’ha convocato per Euro 2020. A volte me lo chiedo. Come fai a mettere Benzema in discussione? Non puoi, è il miglior francese in attacco, Mbappé è giovane», continua Garrido. Che a Cronache rivela: «È molto importante che allora avessi la fiducia della famiglia Benzema. Suo padre sapeva di potermi parlare, a fine allenamento. E lo facevamo. Andavamo nella stessa direzione, è stato determinante». Karim è invece determinante in campo. Già dagli inizi. Come a gennaio 2005, quando il Lione batte 2-0 il Metz. Benzema ha 17 anni, indossa il numero 33 e fa questo: sombrero, dribbling e assist a Bryan Bergougnoux (chi lo ricorda al Lecce?).

 

«Qui per prendere il vostro posto»

L’ultima volta che Armand Garrido incontra Benzema è nel 2013, dopo un’amichevole a Lione: «Ci siamo sentiti per messaggio. Lui era in hotel – spiega a Cronache – e ci siamo visti, ma solo per poco tempo. Dovevo richiedere l’autorizzazione al Real, non è stato affatto facile incontrarlo. Lì ho capito che volesse dire essere al Madrid, un club enorme». Ma dietro quella timidezza dell’adolescente di Lione, anche tanta personalità. Come quando Karim entrò nello spogliatoio della prima squadra dicendo «sono qui per prendere il vostro posto». Ah, se c’è riuscito. E i nuovi Benzema? Garrido ha una mezza idea: «C’è Gouiri che sembra un mix tra Benzema e Martial. Sarà uno dei migliori attaccanti francesi, a Nizza ha ancora qualcosa da dimostrare, però devo dire che Karim è partito ventenne al Madrid e ce l’ha fatta». Consigli per il futuro. Da parte di chi di talento se ne intende, evidentemente.