La nazionale è cambiata: perché all’estero amano il Tik-Italia?

by Redazione Cronache
mancini

«Robert Lewandowski si ferma e impreca. Il miglior attaccante del mondo è frustrato. Ha toccato a malapena al palla per tutta la serata». Inizia così l’articolo che The Athletic, uno dei più prestigiosi portali internazionali di informazione sportiva, ha voluto dedicare alla nostra nazionale. Perché all’estero gli azzurri piacciono, e tanto. Piace soprattutto il nuovo stile di gioco, creato e modellato dal c.t Roberto Mancini. Piace che non si cerchino scuse, nonostante solo 18 dei 41 giocatori convocati nell’ultima tornata abbiano potuto partecipare agli allenamenti fin dai primi giorni.

Tiki-Italia

È un nuovo inizio quello della nazionale, dicono dall’estero. Forse abituati a un’idea di calcio italiano antico, tutto difesa e contropiede, finalmente anche gli altri si sono accorti che a pallone ci sappiamo giocare, e anche bene. The Athletic la chiama Tiki-Italia, parafrasando il tiki-taka, la consuetudine tutta passaggi e possesso palla che ha reso grande il Barcellona prima e la Spagna poi. Eppure il nostro è un palleggio diverso: veloce, spiazzante, soprattutto funzionale. I 30 tocchi prima del 2-0 di Berardi contro la Polonia, la più lunga sequenza in un match degli azzurri, sono serviti a trovare gli avversari impreparati sul lato debole. I triangoli che si sono formano sugli esterni tra Bernardeschi ed Emerson Palmieri sono utili per smarcarsi, per effettuare un cross o cambiare campo. I nostri centrocampisti, Barella su tutti, non effettuano mai una giocata in più del necessario. Un meccanismo che porta in gol tanti giocatori e pazienza se Belotti non segna da un anno.

Dolce stil azzurro

L‘Italia ha ritrovato il piacere di giocare a pallone e con il pallone. È questo il focus del pezzo di James Horncastle. Mettere al centro la sfera, anche se a volte bisogna trattarla come una persona, da accarezzare, baciare, come ha fatto Gianluca Vialli, collaboratore del ct, contro i polacchi. «L’intensità del suo gesto, sia personale che universale, ha colpito tutti. Questo gioco può essere riparatore. Solleva gli spiriti» si legge su The Athletic. Gli animi sono cambiati. La nazionale è diventato un club, quel “Club Italia”, tanto caro ad altri sport che si vede adesso anche a Coverciano. Mancini detta la linea, le nazionali giovanili si adeguano. Non è obbligatorio schierarsi con lo stesso modulo della maggiore, basta condividerne i principi. Si gioca palla a terra e cambiando spesso soluzione. La recente qualificazione dell’under 21 all’Europeo di categoria è l’esempio perfetto. Mancini ha tolto a Nicolato tutti i big, da Locatelli a Tonali, passando per Kean, Bastoni, Barella, Chiesa e Zaniolo. Il ct non ha battuto ciglio, ha chiamato ragazzi con caratteristiche diverse, come Pobega, Scamacca e Raspadori, e ha insegnato loro come si interpreta una partita in maglia azzurra.

Mondo nuovo

Non è un caso che alcuni calciatori, che nelle proprie squadre non trovano spazio, con l‘Italia siano titolari. Barnardeschi ed Emerson Palmieri in azzurro non diventano più forti di quanto lo siano alla Juventus o al Chelsea, è differente quello che gli gira intorno. «Sto da Dio» ha raccontato l’ex Fiorentina settimana scorsa alla Rai. Eppure i compagni, per la maggior parte, sono gli stessi. Di nuovo c’è la fiducia di percorrere una strada mai battuta. Se sbaglia un dribbling a limite dell’area sa che Mancini non lo riprenderà, perché era la scelta giusta. Una nuova mentalità, per la quale contano anche le amichevoli. Per anni siamo stati abituati a credere che l’Italia vera si vedesse solo nelle gare che contano, le fasi finali di un Europeo o di un Mondiale. Quel modo di pensare ha portato la nazionale a farsi eliminare ai gironi in Brasile e in Sudafrica e a non qualificarsi per la Russia. Mancini, che ha creato i cicli vincenti di Inter e Manchester City, ha preso in mano gli azzurri nel momento più duro, ricostruendo non una squadra, ma un movimento intero. Gli effetti si sono visti sul medio-lungo periodo. Ventuno risultati utili consecutivi, l’accesso agli Europei senza sconfitte, la testa di serie nel girone di qualificazione a Qatar 2022. Mancano solo i grandi appuntamenti, quelli che troppo spesso hanno segnato il destino dei cicli azzurri. Ma la nazionale è cambiata e se ne sono accorti anche all’estero.