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La prima conferenza stampa di Mourinho da allenatore della Roma

by Andrea Sperti

di Andrea Sperti 

José Mourinho è sbarcato a Roma la scorsa settimana. Ad attenderlo sono arrivati tanti tifosi, tutti entusiasti del suo arrivo. Oggi, lo Special One, ha parlato in conferenza stampa, presentandosi ai suoi nuovi tifosi e toccando diversi temi interessanti. All’evento è stata presente la dirigenza giallorossa al gran completo, da Friedkin a Fienga e Tiago Pinto. Con loro, anche l’agente Jorge Mendes.

«Voglio ringraziare i tifosi. Il mio arrivo a Roma è stato eccezionale. Non ho ancora fatto nulla per meritarmi questo, mi sono sentito subito in debito perché l’accoglienza è stata davvero emozionante. Ringrazio per questo i tifosi, poi anche la Roma per la fiducia. Questa accoglienza mi ha colpito veramente. Sono qui perché sono vicino alla Statua di Marco Aurelio, nulla viene dal nulla e nulla ritorna nel nulla. Questo ha un significato molto simile a quello che ho sentito quando ho parlato col club. Mi ha colpito quello che vogliono dal club, quello che è il progetto chiaro, il non dimenticare mai il passato fantastico di questo club e il costruire il futuro. Il tempo nel calcio non esiste, ma in questo caso sì ed esiste in un modo fondamentale: la proprietà non vuole successo oggi, ma domani con una situazione sostenibile. La proprietà vuol fare qualcosa con passione e questa è la ragione principale che mi ha portato qui. Ora è tempo di lavorare, insieme ai miei, ovvero tutti coloro che lavoreranno con me e con la Roma. Questa città è stato uno dei motivi nel vedermi qui? Rispondo di no. E’ una città importante, ma non sono qua in vacanza o per turismo. Sono qua per lavorare».

Le pressioni

Roma è una città particolare, nella quale fare calcio può passare dall’essere indimenticabile a bruttissimo in pochi giorni. La piazza è piena di pressioni, talvolta negative nei confronti di giocatori ed allenatori, che rendono tutto il lavoro ancora più complicato:

«Ho dovuto già cambiare telefono tre volte per quanto mi chiamano… Scherzi a parte, è fantastico, è incredibile. Per chi ha lavorato in Italia quando vai via questa cosa manca. Ora c’è un lavoro da fare internamente e dentro il club ci dobbiamo concentrare su questo, con tutto il rispetto per i giornalisti. Io quando lavoro non sono troppo simpatico, magari per i giornalisti non sarà un piacere lavorare con me perché io lavoro per difendere il mio club. Questo è fondamentale. All’interno di Trigoria dobbiamo pensare a questo, abbiamo un lavoro da fare e io rispetterò quello dei giornalisti».

Mentalità

La dirigenza giallorossa ha scelto l’ex allenatore dell’Inter per cambiare la mentalità della squadra, provando a rendere questo club finalmente vincente sia in Italia che in Europa:

«La prima cosa è conoscere il gruppo, non posso cambiare niente se non conosco quello che ho a disposizione. Ci sono dei principi che non sono negoziabili. Oggi è il primo giorno di allenamento, i giocatori dovranno capire subito il mio modo di lavorare che è semplice: chi o cosa non è al 100% non va bene. Dal momento che sono arrivato, ho fatto una quarantena che mi ha permesso di vivere all’interno del centro di allenamento. Ho parlato con le persone, ho visto grande gioia nel poter lavorare insieme. Queste sono sensazioni buone, ho provato un grande feeling».

Sfida

Il ritorno in in Italia rappresenta l’ennesima sfida dello Special One, che ha bisogno di vivere sempre al massimo per sentirsi vivo e libero di svolgere la sua professione preferita:

«La prossima sfida è sempre quella più importante e questa lo è. Parlando del calcio italiano, magari parleremo della vincente dell’Europeo… Sono tutti o quasi giocatori che giocano in Serie A. E se all’estero non è visto come campionato principale è responsabilità nostra, vuol dire che dobbiamo fare di più. Io lavoro per la Roma e mi interessa la Roma, ma se tutti insieme possiamo dare qualcosa in più dobbiamo farlo. Non possiamo, dobbiamo. Se gli anni non ci rendono professionisti migliori significa che qualcosa non sta funzionando. Sono più maturo, ma il dna non cambia. Io sono quello che sono nel bene e nel male».

Progetto triennale

La Roma ha l’obiettivo di diventare grande, ma senza fretta. Il contratto triennale firmato da Mourinho dimostra che il progetto è duraturo e che questa volta nessuno intende bruciare le tappe velocemente:

«Lavorare, seminare e aspettare il tempo per raccogliere i frutti. Ho un contratto triennale, ovviamente sarà la società a decidere il futuro ma ho firmato 3 anni. Qua non si vince da tanti anni, serve capire perché la squadra è arrivata a 29 punti dalla vetta. Devo chiedermelo e devo trovare le risposte, il club e i dirigenti sanno che c’è molto lavoro da fare ma vogliamo arrivare a dei titoli. Vincere immediatamente normalmente non succede, anche se nel calcio mai dire mai».

Critiche

Nella parte finale il tecnico portoghese ha voluto dedicare un pensiero anche a chi lo critica ed a chi crede che ormai sia nella fase discendente della sua lunga e vincente carriera:

«Io sono una vittima di ciò che ho fatto, del modo in cui la gente mi guarda. Allo United ho vinto 3 titoli ed è stato un disastro. Al Tottenham ho raggiunto una finale di Coppa che non mi hanno fatto giocare ed è stato un disastro… Da un punto di vista pragmatico, oggettivo, abbiamo solo un obiettivo: vincere la prima partita ufficiale. Poi penseremo al resto. Da un punto di vista più generale, c’è tanto lavoro da fare. Questa società e questa squadra ogni giorno devono migliorare. La struttura fisica di Trigoria è già cambiata, è più bella, più adatta e più funzionale per noi. Questo per quel che riguarda la struttura fisica, ora c’è da migliorare le altre strutture. Già a partire da oggi, dal primo allenamento, ogni giorno la squadra deve migliorare. Fase discendente? Non rispondo niente. Negli ultimi tre club ho vinto il campionato col Chelsea, tre trofei con lo United e una finale raggiunta col Tottenham. Quello che per me è un disastro altri non lo hanno mai fatto in vita loro, ma la colpa è mia, di ciò che ho fatto in passato».

Adesso tutti si aspettano che si prenda Roma e che guidi la piazza giallorossa verso nuovi traguardi: nessuno può farlo meglio di lui.

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