Spegnete i riflettori, per favore

by Redazione Cronache

maurizio_sarri_2_maggio_2015_CDSDagli F24 al 4-4-2. Macchè.

Maurizio Sarri, anni 56, è riuscito a non essere banale neppure quando, da bancario, esercitava un mestiere rispettabile ma distante anni luce dall’essere galvanizzante. Costretto a viaggiare dall’Inghilterra alla Germania, il nostro Maurizio ha fatto propri con il trascorrere del tempo i capisaldi di quella che sarebbe stata la sua futura carriera: il rispetto degli orari, l’organizzazione, la capacità decisionale, la voglia di migliorarsi, l’armonia dei movimenti coordinati.

Maurizio Sarri ha vinto. Non si parla di trofei, campionati, competizioni miste. Maurizio Sarri ha insegnato a tutti che cosa è davvero importante nella vita. Assecondare le proprie emozioni, piegare la testa dinanzi alle passioni che smuovono l’universo. La voce intorpidita dalle innumerevoli sigarette, lo sguardo tagliente dietro ad un paio di occhiali da (ex) impiegato, la assoluta abnegazione. Maurizio è ed è sempre stato tutto questo, dagli allenamenti serali della seconda categoria al riscaldamento pre-partita di San Siro.

Poi ci vuole la botta di culo. La qualità non plus ultra che esula da ogni preoccupazione, da qualsiasi tipo di complesso. Se sei bravo e, ancora meglio, fortunato, il mondo non ti può riservare limiti. Ti rende credibile agli occhi dei ragazzi che alleni ed affronti quotidianamente, ti semplifica la vita, accresce l’autostima e l’ironia.

“Che, mi pigli per il culo?” No, Maurizio. Samuel Eto’o che si avvicina e si congratula non è strano, non può essere una presa in giro per il nostro piccolo mondo romantico fatto di sudore, graffi, gomitate, erba alta e lampioni che non funzionano.

Per noi è normale che un fenomeno vada a salutare un tecnico intenso. Intenso come la sua vita, una vita da (ex) impiegato.