L’arte della ceramica nel calcio: il modello Villarreal

by Redazione Cronache

A Villareal a modellare le cose ci sono abituati. In questa cittadina della comunità valenciana lo fanno da una vita intera. Non ci sono molto motivi per andarci, se non il calcio e le piastrelle. O le piastrelle del calcio, che ricoprono l’Estadio de la Cerámica, l’impianto della squadra. Lo hanno finanziato tre importanti aziende del settore, Pamesa, Porcelanosa e Argenta, ricoprendolo di circa 2mila metri quadrati di tasselli in gres porcellanato. Un mantello giallo che avvolge un’accademia del pallone, dove ai calciatori viene insegnato non solo come si sta in campo, ma anche come si sta al mondo.

Cultura tecnica

Dalla scuola di Villarreal sono usciti allenatori con pensieri calcistici totalmente diversi: dal possesso palla sfiancante di Mauricio Pellegrini all’esaltazione della tecnica individuale di Valverde, passando per la cura del dettaglio tattico di Marcelino. Per un città di appena 50mila abitanti, che in tempi normali si svuota il sabato pomeriggio per andare a vedere la squadra, restare stabilmente tra le prime dieci ne LaLiga non è semplice. Ci vogliono programmazione, intuito e visione. Bisogna modellarsi, adattarsi ad un equilibrio tra budget e direzione tecnica, cercando di valorizzare il più possibile i calciatori in rosa. Esattamente come le piastrelle che, almeno all’inizio, si riparano e poi al massimo si buttano via. Negli anni peggiori si finisce a metà classifica, in quelli migliori si sfiorano le finali europee.

 

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Ancora loro

Tra una coppa internazionale e il Villarreal c’è di mezzo sempre l’Arsenal. Nel 2006 un rigore sbagliato nel finale da Riquelme ha distrutto il pavimento costruito da Pellegrini in quella Champions League, in cui aveva fatto Manchester United, Rangers e Inter. Quest’anno in semifinale di Europa League gli spagnoli affrontano ancora i Gunners, ma questa volta potrebbe essere diverso. In panchina, infatti, c’è un ex, Unay Emery, che ha costruito un sistema imperfetto per gli altri, ma perfetto per loro, fatto di concetti semplici ma efficaci: ricerca degli spazi e verticalità. Quando è stato esonerato dall’Arsenal ha chiamato Arteta, il suo sostituto, per proporgli la casa in cui aveva abitato. Nessun rancore, solo la consapevolezza di aver lasciato qualche fondamenta da cui ripartire. È un basco spontaneo Emery, uno a cui piace andare dritto al risultato. Ha insegnato ai suoi a giocare a lavorare negli spazi stretti, a giocare a campo aperto e soprattutto in profondità.

Non solo Gerard Moreno

Il primo gol nell’andata della semifinale è un manifesto programmatico della suo calcio. Con tre passaggi rasoterra si passa da Pedraza, esterno basso di sinistra a Foyth, il corrispettivo di destra. Si salta la pressione e si guadagna campo. La punta, Chukwueze, si allarga e punta l’uomo verso la porta. Saltato il raddoppio morbido di Xhaka e Smith-Rowe, la palla finisce sui piedi di Trigueros che può calciare libero poco fuori l’area piccola. Sulla prima pagina de La Voz o del Temps, i principali giornali della zona, di solito ci finisce Gerard Moreno, ma c’è un intero sistema dietro di lui. I 26 gol e 9 assist stagionali giustificano le copertine, ma il Villarreal trova la sua forza nel collettivo. Il 7 finalizza un lavoro che parte da lontano, dalla difesa. Tutto poi passa da Dani Parejo, strappato quest’estate a parametro zero dal Valencia, facendo leva sui problemi finanziari del club. È un leader silenzioso, che mantiene il progetto calcistico elevando il rendimento dei compagni. I piedi buoni e la capacità di trovare delle linee di passaggio velocemente permette di saltare il primo pressing avversario, come capitato all’Arsenal, andato a vuoto per tutto il primo tempo.

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Il modello tattico

Davanti ad aprire gli spazi ci pensano Moreno e soprattutto Chukwueze. Il nigeriano è la vera sorpresa della stagione del submarino. Era un raccattapalle, ora ha una clausola rescissoria di 100 milioni. Cresciuto nella cultura tecnica della società, fatta di velocità con il pallone attaccato al piede, garantisce strappi, accelerazioni e dribbling. Molti top club europei sono già interessati, ma a Villarreal vorrebbero tenerlo ancora un po’, per far sì che possa diventare uno da doppia cifra. Gli manca infatti precisione e freddezza sotto porta, le reti facili, quelle da dentro l’area piccola. Finora ha raccolto più assist che gol, 8 contro 5 in stagione. In Europa League, però, il suo rendimento si è alzato man mano che la competizione saliva di livello, entrando nei gol contro le due Dinamo, Kiev e Zagabria negli ottavi e nei quarti e in semifinale.

I quattro dietro, poi, sono una garanzia. Foyth è un giocatore ritrovato dopo gli alti e bassi degli anni inglesi, Pedraza un centrocampista aggiunto e Pau Torres uno dei centrali più forti de LaLiga. Il merito va soprattutto a Raul Albiol, il vero maestr o Splinter della fase difensiva. Dopo aver insegnato i segreti della linea a Koulibaly, l’ex Real Madrid ha scelto la sua nuova missione, fare del compagno di reparto un punto fermo della nazionale spagnola. In Europa League i ragazzi di Emery sono una macchina. Segnano più di due gol a partita di media (2.25), tirano in porta quasi 12 volte a gara e recuperano circa 64 palloni a match. Il dato del possesso non è altissimo, 58,74%. Come a dire, va bene farla girare, ma si deve trovare facilmente l’uomo tra le linee per poi andare dentro centralmente.

Dove migliorare

Le possibili crepe sulle ceramiche del Villarreal sono i reparti compatti e la gestione dei ritmi. In campionato gli avversari difendono più bassi e il submarino amarillo trova più difficoltà, ma in Europa, dove si fa un pressing sempre più alto, anche a 70 metri dalla porta, si possono aprire ampie porzioni di campo in cui buttarsi senza paura. Moreno e compagni, poi, devono capire quando alzare e abbassare l’intensità del gioco. Contro l’Arsenal questo difetto si è visto chiaramente. Dal 65’ in poi le energie sono diminuite e la voglia di andare sempre a far gol ha sbilanciato la squadra. Ne hanno risentito i centrocampisti, che non sono riusciti a controllare la doppia fase e hanno commesso gravi ingenuità: il rigore causato da Trigueros e l’espulsione di Capoue. Se gli inglesi sono ancora vivi, molto di più di quello che ha detto la prima sfida, lo devono soprattutto a questi errori. Il tempo per limarli c’è. Tanto da quelle parti a modellare le cose ci sono abituati. Prima di cambiarle, le piastrelle si riparano.