Parla Hallenius: «Io, van Basten, il Genoa. Ero triste, ora torno a scuola…»

by Matteo Albanese

C’è un momento in cui Linus Peter Hallenius è il nuovo Ibrahimović: «I media esagerano sempre». Ma nel settembre 2010, quando l’attaccante svedese accetta la corte del Genoa, è preceduto da una fama esagerata. Merito di un gol segnato con l’Hammarby, una volée che somiglia tanto alla magia di van Basten a Euro 1988: «È passato tanto tempo, è un bel gol ma la nostra era l’unica partita quel giorno e tutti gli occhi erano su di noi – racconta Hallenius a Cronache – è finito terzo al Puskas Award 2010, non riuscivo a crederci». Oggi Hallenius gioca per la terza volta nella sua città, Sundsvall, 100mila abitanti nel nord della Svezia, dov’è cresciuto Emil Forsberg: «Se come me nasci qui e vuoi fare il calciatore, è più complicato. Devi andare all’estero». Ma dell’Italia resta un buon ricordo: «Mia figlia si chiama Alba», rivela. Gli spieghi che significa in italiano e Linus sorride: «Beh, l’altro mio figlio si chiama Dante. Anche questo vuol dire qualcosa in italiano, direi». Scacco matto: «A volte leggo qualcosa nella vostra lingua, la capisco abbastanza ma la parlo poco. Ah, l’intervista mandamela in italiano!».

 

Genova per lui: «Non ero felice»

Genova per lui, Hallenius come Paolo Conte. «Non ero felice. E se non sei un calciatore felice, non sei probabilmente neppure un uomo felice. Io rendo meglio quando sento fiducia. Lì mi acquistano e mandano subito via, prima Lugano, poi Padova. Da voi funziona così, tanti prestiti e si spera che uno esploda. Ho avuto pure qualche problema a un ginocchio. Al terzo anno il Genoa vuole prestarmi ancora ma dico di no. Non volevano cedermi definitivamente». Esordio in Serie A a novembre 2012, contro la Fiorentina. Nel Genoa di Merkel e Tsorvas. Parte titolare, ma dopo 45’ Delneri lo sostituisce. «Adattarmi è stato difficile, non capivo l’italiano. Per fortuna c’era Granqvist, con me parlava svedese e la sua ragazza si trovava con la mia. Se non altro, sono riuscito a socializzare. Coi compagni stranieri parlavo inglese, ma non stavo bene. Sei un calciatore, sei lì per far bene. Se col calcio non va, ti sembra di star lì a non far nulla – prosegue Hallenius a Cronache – però ho visitato tanti bei posti, ho assaggiato la pasta al pesto…». E rivela: «Sai, sono stato tante volte all’IKEA di Genova. Per noi svedesi è una tappa fissa, se giochiamo all’estero. Entri lì, mangi qualcosa e ti senti quasi come a casa».

 

Hallenius, tra ritiro ed Europa League

Addio Italia: «Avevo bisogno di tornare in Svezia per riprendermi la felicità. Tornato all’Hammarby, forse il mio ego era troppo grande. Tante cose sono cambiate, gioco poco ma siamo promossi in Serie A svedese. Dopo un anno, voglio già andarmene. Vado a Helsingborg, ma pure qui non va. Pensavo di ritirarmi. Mi son detto: “Torno a casa mia, a Sundsvall. Se gioco a calcio, lo faccio qui. Sennò mollo tutto“». È il gennaio 2017 e per la seconda volta Hallenius torna a casa. Boom. Nel 2018 il Sundsvall è 8° in campionato, miglior piazzamento in 30 anni. Linus, inarrestabile, segna 18 gol: «Mai così in alto. Mi godo ogni allenamento, ogni partita. Sono rinato, con la mia famiglia al fianco. Ho detto: “Non voglio più andarmene”. Sono tornato a sorridere», spiega a Cronache. Ma si sa, l’appetito vien mangiando: «Sono una persona molto emotiva, per me non è mai stato solo calcio. Volevo provare un’ultima volta a giocare all’estero». Giugno 2019, Hallenius firma un biennale con l’APOEL Nicosia: «A Cipro si sta bene, al caldo e al mare. Arriviamo quasi in Champions, ci elimina l’Ajax ai playoff ma giochiamo l’Europa League. Poi a marzo 2020 c’è la pandemia, siamo in lockdown. La mia famiglia soffre, due mesi e mezzo in casa con due figli piccoli. Era abbastanza». Ancora una volta, Linus torna in Svezia.

 

Il ritorno a casa: «Tutto quel che volevo »

Lo fa a luglio 2020, a Norrköping. Rescinde dopo un anno. E a gennaio 2021, per la terza volta, torna a Sundsvall: «Per me giocare a casa, nella mia città, è qualcosa di speciale. È tutto quel che volevo. E se penso alle mie avventure, ora posso solo cercare di restituire qualcosa al di fuori del calcio» racconta Hallenius a Cronache. Tre volte a settimana fa volontariato presso una scuola, la Hagaskolan: «Passo del tempo coi ragazzi, li aiuto coi compiti. Del resto, siamo solo esseri umani, no? Anche Zlatan e Messi. Basta che vai da questi ragazzi, gli batti il cinque e chiedi come stanno. Loro sorridono, ti riconoscono, sei il loro mito». Aveva solo un ultimo desiderio, Linus: portare il Sundsvall in Serie A. Detto, fatto. Promozione al primo colpo e 15 gol: «Era il mio unico obiettivo. Avevamo 14 calciatori di Sundsvall, ci conosciamo tutti. In Svezia è così, siamo tutti amici. Io poi ho 33 anni, ho ancora voglia di giocare!».