L’Iraq ai Mondiali? È merito (anche) della Svezia

by Alessandro Lunari

L’Iraq si appresta a giocare la sua prima partita in una Coppa del Mondo a distanza di 40 anni dall’ultima volta. Ma partiamo da un dato: 145mila. È il numero di persone di origine irachena che vivono oggi in Svezia.

 

L’unico Mondiale dell’Iraq era stato nel 1986

Paraguay, Belgio e Messico (padrone di casa): furono queste le avversarie dell’Iraq, che riuscì a segnare il suo primo (e fin qui unico) gol nella Coppa del Mondo nella 2ª partita.

Una generazione d’oro che poi si perse. Negli anni ’80, la nazionale irachena visse un’epoca d’oro: oltre al Mondiale, partecipò a 3 diverse Olimpiadi e vinse ben 9 diverse competizioni continentali. Ma poi?

Nel 1984 il dittatore Saddam Hussein affidò al figlio la Nazionale. Uday Hussein prese in mano l’organizzazione dell’Iraq calcistico tramutando l’epoca d’oro in un vero e proprio regime di terrore: un sistema di torture (con frustate e allenamenti con palloni di cemento) in caso di mancanza di risultati o errori.

 

La diaspora irachena in Svezia… in 4 ondate

Dagli anni ’70 fino ai primi Duemila, migliaia di iracheni si sono trasferiti nel nord Europa e la Svezia da subito è diventata una delle mete più ambite grazie alla sua politica di apertura verso rifugiati politici e minoranze perseguitate.

Vi ricordate gli Assiri? Una delle prime popolazioni mediorientali che abiterebbe le attuali Iraq, Siria e Turchia. Södertälje, in Svezia, è la ‘capitale assira’ d’Europa: la città con la maggior concentrazione di abitanti provenienti da quella parte del mondo. Insieme a Stoccolma, Malmö e Jönköping.

In Svezia esistono club come l’Assyriska FF o il Syrianska FC, nati da comunità provenienti da questi Paesi.

 

Una Nazionale cresciuta sui campi svedesi… e c’è chi l’ha scelta a maggio!

Negli ultimi anni sono stati oltre 15 i talenti iracheni arrivati nella Nazionale maggiore, dopo essere cresciuti nelle Under svedesi e in un sistema che cura ogni aspetto.

Strutture moderne, allenatori qualificati, attenzione alla tecnica e percorsi specifici per i giovani. Qualche esempio? Hussein Ali, Rebin Sulaka, Amir Al-Ammari, Kevin Yakob, Aimar Sher e Ahmed Qasem.

Ahmed Qasem è il caso più eclatante. Il classe 2003, che gioca con il Nashville in MLS, ha fatto tutta la trafila nelle giovanili svedesi. Poi un mese fa ha scelto l’Iraq dopo che dal CT Graham Arnold (australiano) aveva ricevuto segnali per una possibile convocazione ai Mondiali.

 

Una stellina del Man United, un portiere recordman… e un po’ di Serie A

C’è tutto questo nella Nazionale che sfiderà Francia, Norvegia e Senegal nel Gruppo I. Fra i talenti principali c’è sicuramente Zidane Iqbal, nato e cresciuto a Manchester (con tanto di cittadinanza inglese e pakistana) ed entrato nell’Academy dei Red Devils fino al 2023. Poi il trasferimento all’Utrecht.

Jalal Hassan, invece, è il recordman: più di 100 presenze da portiere con la Nazionale. A 35 anni, il Mondiale è il coronamento di una carriera.

Marko Farji, appena promosso con il Venezia dalla Serie B. Il classe 2004, originario di Grimstad in Norvegia, ha sempre vestito la maglia delle Under dell’Iraq in virtù del forte attaccamento della sua famiglia al Paese d’origine. Solo 2 presenze coi veneti, ma intanto sarà al Mondiale.

Dopo decenni di conflitti, crisi economiche e sociali, mancanza di pianificazione… l’Iraq ha centrato uno storico risultato battendo la Bolivia nel play-off mondiale. Ad oggi occupa il 57° posto del ranking. Una generazione sta restituendo qualcosa al Paese lasciato dai propri genitori.