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L’Ucraina di Shevchenko si aggrappa a Yarmolenko

by Lorenzo Semino

Andrij Yarmolenko. Un nome una garanzia, se non altro di divertimento. L’attaccante ha segnato contro l’Olanda quello che sarebbe potuto diventare il miglior gol della fase a gironi degli Europei, superato per distacco (e per distanza) già il giorno dopo dal capolavoro firmato Patrik Schick. Neanche il tempo di dirlo, come non detto. L’Ucraina ha cominciato l’avventura con una sconfitta contro gli Orange, resa ancor più amara dal tentativo di rimonta andato quasi a buon fine. Cinque giorni dopo un primo tempo a tutta birra è valso la vittoria contro la Macedonia di Goran Pandev, vicinissima al pareggio a più riprese. 

In caso di vittoria contro l’Austria – più complicato con segno X – la nazionale di Shevchenko potrebbe staccare un pass per gli Ottavi di Finale. Y alla seconda: Yarmolenko e Yaremchuk, un gol a testa contro gli olandesi (3-2) e un gol per uno contro i macedoni (2-1), un unicum nella storia degli Europei. L’attaccante del West Ham, reduce da stagioni altalenanti, condizionate da due infortuni abbastanza seri,  quando veste la maglia giallo-celeste si trasforma. Per farlo ha bisogno di una spalla, come nelle migliori serie televisive. 

Yarmoplyanka

Famosa fu la simbiosi con Konoplyanka, super tecnico e super compatto: 10 centimetri d’altezza in meno rispetto al connazionale Yarmolenko, la 10 sulle spalle. Si compensano talmente bene, pur giocando in due squadre rivali, che nel 2013 vincono in coppia persino il premio di miglior giocatore in Ukrainian Premier League. Alto e basso, in mezzo la virtù: Kovalenko. Sono loro il tridente per provare a rivivere le emozioni del 2006, quando la Zbirna raggiunse i Quarti di Finale ai Mondiali, sbattuta fuori dall’Italia sulle note di «Seven Nation Army». Un decennio dopo, nel 2016, sembra tutto apparecchiato per un Europeo da terzo incomodo, ma il risultato finale è senza mezze misure. L’Ucraina fa 0 punti nel girone, sconfitta da Germania, Polonia e pure dall’Irlanda del Nord. Reti segnate? Neanche mezza. 

Questione di Andrij

Tornando su Yarmolenko, lui in nazionale si accontenta da sempre del numero 7. Si accentra partendo dalla destra, con un movimento tanto semplice quanto inarrestabile addobbato da giochi di prestigio e doppi passi con le lunghe leve su cui può contare. Slalom, sterzate e siluri di sinistro da fuori area lo hanno reso un giocatore fuori dal coro già nei 10 anni trascorsi alla Dinamo Kiev, di cui è il 4° miglior marcatore di tutti i tempi con un numero di reti impressionanti: 137. Una dozzina in più rispetto a Shevchenko (124), un altro Andrij e un altro numero 7 che oggi è proprio il commissario tecnico dell’Ucraina. L’allievo prova a superare il maestro anche in nazionale: Sheva è ancora in testa con 48 gol in 111 partite, Yarmo insegue con 42 in 96.

Scelte e Stepanenko

Prima di vederlo all’opera nei principali campionati d’Europa ci è voluto del tempo. Dal 2013 al 2017 ci hanno provato tanti, compreso lo Zenit San Pietruburgo (città dove è nato), arrivato ad offrire circa 40 milioni di euro per regalarlo a Luciano Spalletti. Yarmolenko rifiuta il trasferimento in Russia, un fatto che fece discutere andando quasi a sconfinare in socio-politica. Decisamente meno politicamente corretta, per usare un eufemismo, fu la vicenda di cui si rese protagonista nel maggio del 2016, proprio a pochi mesi dall’Europeo.

Dinamo contro Shakhtar, dominio nero-arancio. Eduardo da Silva segna il gol del 3-0 e nel bel mezzo dell’esultanza si scatena il parapiglia. Taras Stepanenko, mentre sta rientrando verso il centrocampo, riceve un calcio proprio da Yarmolenko, il quale nei secondi successivi dovrà scappare dalle grinfie di diversi giocatori della squadra di Donestk, inferociti. Lascerà il campo, espulso, con la bocca sanguinante. «Penso che la mia amicizia con lui sia finita dopo questo episodio» racconterà Stepanenko a mente fredda. «Ametto la mia colpa, ho commesso un errore e spero che Taras accetti di stringermi la mano». Morale della favola: entrambi convocati nel 2016, insieme anche ad Euro 2020.

Borussia e West Ham

Prima di vederlo all’opera nei principali campionati d’Europa – dicevamo – ci è voluto del tempo. Si è dovuto aspettare il 2017, quando il Borussia Dortmund decise di investire 25 milioni di euro sul classe 1989 per rimpiazzare Ousmane Dembelé in una squadra piena zeppa di talenti in piena ascesa, da Sancho a Zagadou, da Pulisic a Raphael Guerreiro, da Akanji a Dahoud. Quarto posto in Bundesliga ma diverse delusioni in Champions ed Europe League. Missione fallita, complice forse anche il passaggio di Pierre-Emerick Aubameyang all’Arsenal nel mese di gennao. L’estate successiva anche Yarmolenko vola a Londra, firmando un quadriennale con il West Ham. Comincia con il botto, poi si ferma per la rottura del tendine d’Achille. Salta anche buona parte della stagione 2019/2020, in cui gli Hammers si salveranno con fatica. Non ha vissuto da protagonista neppure l’ultima annata, chiusa con il sesto posto che vale un posto in Europa League, risultato che mancava dal 2016.

Ha cercato la bandiera dell’Ucraina nel giallo del Dortmund e nell’azzurrino delle blowing bubbles, senza grandi risultati nonostante una tecnica fuori dal comune e dai confini nazionali. Dopo mesi complicati alla ricerca di equilibrio – non è mai stata una prerogativa – l’aiuto può arrivare dalla sua nazionale, che in questi giorni difenderà da capitano. Yarmolenko, quando si sveglia col piede sinistro, vuol dire che si è svegliato con il piede giusto. Come in una canzone di Morgan, «lascia che le cose lo portino altrove» fino al limite dell’area di rigore. Possibilmente anche agli Ottavi di Finale. I due gol segnati contro Olanda e Macedonia fanno ben sperare: ora servono i fatti, per non lasciare l’opera incompiuta proprio sul più bello.

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