Tra omonimie e boicottaggi, il Mali sogna il Mondiale

by Matteo Albanese

Prendi un paese capace di qualificarsi a 12 Coppe d’Africa, tra cui le ultime 8 edizioni. Diresti che vive il momento migliore di sempre. Ed effettivamente per il Mali è così. Sornione fino al nuovo millennio: due soli tornei continentali giocati – ma di qualità, finalista perdente nel ’72, quarto posto nel ’94 – e tanti dispiaceri. Esplosivo nell’ultimo ventennio, con 8 partecipazioni di fila e due medaglie di bronzo in 2012 e 2013. Non è casuale: l’apice del Mali coincide con l’apice della carriera del suo primatista di presenze (102) e reti (25), Seydou Keita. Ha giocato anche in Italia, alla Roma, ma è al Barcellona che ha vinto tutto: nel solo 2009 Liga, sia Coppa che Supercoppa di Spagna e Champions League. Idem nel 2011, tranne per la Copa del Rey soffiatagli dal Real Madrid di CR7 e Mourinho. Potresti pensare che dopo Keita il Mali abbia esaurito la propulsione, ma non è così. Mai nella sua storia questa Repubblica dell’Africa occidentale senza sbocco sul mare ha giocato un Mondiale di calcio. Oggi, improvvisamente, quel sogno è lontano due sole partite, i playoff di marzo che decreteranno le 5 qualificate africane.

 

Claudio Ranieri e c.t. senza stipendio

Già col 3-0 di giovedì scorso, in Ruanda, il Mali era certo della vittoria del girone E delle qualificazioni africane al Mondiale. Domenica, in casa contro l’Uganda, in ogni caso sarebbe partita la festa. Un gol di Kalifa Coulibaly – numero 10, attaccante del Nantes elogiato anni fa da Claudio Ranieri – ha sancito ulteriormente lo stato di forma eccezionale de Les Aigles, le aquile. Cinque vittorie e un pari in sei partite, 11 reti fatte e ben zero subite (record in queste qualificazioni). E tutto senza Yves Bissouma, centrocampista chiave del Brighton di Graham Potter, escluso per motivi tecnici dal c.t.. Che nel 2000 era un italiano, Romano Matté, mentre oggi è Mohamed Magassouba. Succeduto ad Alain Giresse, il 63enne Magassouba è in carica dal 2017 e per due anni ha allenato… gratis! Ufficialmente a interim, i soldi non gli sono arrivati per un po’. Stesso motivo sabato scorso ha indotto i calciatori a disertare l’allenamento: causa del boicottaggio sarebbero dei bonus non pagati dalla Federazione. Che nel 2017 è stata sospesa per un mese dalla Fifa a causa di ingerenze del governo…

                                                 

Svezia, omonimia e Salernitana

Ismael Diawara nasce a Örebro, in Svezia. Nel 2020, le sue parate portano il Degerfors in Allsvenskan, la Serie A svedese, dopo 23 anni. Così il Malmö, club più titolato del Paese, vuole Ismael per farne la riserva del portiere titolare, Dahlin. Che però si infortuna: a 27 anni Diawara è titolare, debutta in Champions League – k.o. per 3-0 sulla Juventus – e domenica ha esordito in Nazionale. Un sogno dietro l’altro. Come i due Traoré difensori – Charles del Nantes e Hamari, che col Rennes ha vinto la Coppa di Francia nel 2019 – e i due Traoré attaccanti. Uno si chiama Adama e condivide con Thill il centrocampo allo Sheriff Tiraspol sorpresa di questa Champions League. L’altro si chiama Adama e oggi gioca in Turchia. Sì, stesso nome. E non solo: stesso ruolo, stessa età. Impossibile distinguerli. Al Metz, dove giocavano assieme, gli hanno dovuto dare dei soprannomi: il primo è diventato Adama Malouda, il secondo Adama Nass. Sono titolari in Nazionale, dove c’è pure Lassana Coulibaly, della Salernitana, che sempre a proposito di omonimia in granata gioca con un altro Coulibaly, Mamadou, che però è senegalese.

 

Il Mali e uno stadio emblematico

Anno 2001. A Bamako, capitale del Mali, un bimbo guarda la tv col papà. Appare uno spot di Nojo Sport, una scuola calcio del posto. «Voglio fare il calciatore». Il primo provino non va e il papà si spazientisce: «Torna a studiare!». Il bimbo si ripresenta mesi dopo. Stavolta lo prendono: «Papà non ci credeva, gli ho detto “mi vedrai in televisione”». Da allora Mamadou Fofana, difensore dell’Amiens, è semplicemente detto Nojo. In campo con lui c’è chi viene da Bundesliga (Samassékou dell’Hoffenheim, Haidara dal Lipsia) e Premier League (Djenepo del Southampton). L’attaccante titolare è però Ibrahima Koné, 22 anni e 10 gol finora in Norvegia a Sarpsborg: ha esordito in Nazionale con una tripletta, nel 2017. Ora vuole condurre Les Aigles – che solitamente giocano allo Stade du 26 Mars, dedicato al colpo di stato del 26 marzo 1991, che rovesciò la dittatura di Moussa Traoré per mano del colonnello Amadou Toumani Touré – al loro primo Mondiale nella storia.