Il «Messi tedesco» è tornato in Germania

by Matteo Albanese
Mario Götze

«Ho la sensazione che quel gol mi perseguirà» ha detto Mario Götze qualche anno fa. Dal 2014 a oggi la sua carriera ha imbeccato una traiettoria discendente, ma a 30 anni riecco una chance in Bundesliga. Ha firmato un triennale con l’Eintracht Francoforte campione d’Europa League e, soprattutto, è reduce da una stagione promettente: 52 presenze, 12 gol e 11 assist col PSV. Il dato che conta è il primo: continuità. Per il resto, Götze ha tanti titoli in tasca: 5 campionati tedeschi, 4 Coppe e una Supercoppa di Germania, un Mondiale per club e una Supercoppa Uefa, una Coppa e una Supercoppa d’Olanda. C’è il Mondiale 2014 che ha deciso lui in finale ed Euro U17 del 2009 col c.t. Marco Pezzaiuoli, figlio di un ristoratore italiano emigrato in Germania, e i compagni ter Stegen, Mustafi e Lennart Thy. «È il Messi tedesco», diceva Beckenbauer. «Mai visto nessuno come lui», ribadiva il tecnico Peter Hyballa. Dettaglio: Götze aveva 16 anni. Predestinato.

Götze, Nike, un pigiama

Mario Götze nasce nel 1992 a Memmingen, città bavarese di teatro, pescatori e pittori. Suo padre è un professore universitario e lui entra al Borussia a 8 anni, nel 2001. Debutta in Bundesliga nel 2009, a 17 anni, sostituendo Jakub Błaszczykowski. Due anni dopo vince il campionato tedesco coi gialloneri di Jürgen Klopp e Lucas Barrios. C’è Götze nell’impresa del Dortmund in semifinale di Champions nel 2013: 4-1 al Real Madrid, poker di Lewandowski. In finale poi il Borussia trova i connazionali del Bayern: Götze, infortunato e già certo del trasferimento ai bavaresi, saluta il Dortmund con la finale persa. E parte per Monaco, per 37 milioni di euro già pattuiti e investiti su di lui anziché su Neymar. Un sogno: da bambino, Götze dormiva col pigiama del Bayern, per cui faceva evidentemente il tifo. Ma il primo approccio col nuovo club non è dei migliori: si presenta in conferenza stampa con una maglietta Nike, lo sponsor del Bayern è Adidas… Fa scorta di trofei: nel 2013/14 il Bayern vince Bundesliga, Coppa di Germania e Mondiale per club. Gioca nella sua squadra del cuore, tutto va alla grande: «Oggi però non ci tornerei», ammette.

«Grazie a Götze!»

«Ora fai vedere al mondo che sei migliore di Messi». Questo dice Joachim Löw a Mario Götze, che al minuto 88 di domenica 13 luglio 2014 sostituisce Miroslav Klose al Maracanã di Rio de Janeiro. Finale Mondiale, finale dei due Papi: Germania e Argentina, arbitrata dall’italiano Rizzoli. Il resto è storia: l’Albiceleste spreca due colossali occasioni con Higuaín e Palacio, al 112’ proprio Götze infila Romero su assist di Schürrle. Corre ad abbracciare la fidanzata Ann, è il più giovane ad aver segnato nella finale di un Mondiale dal 1966. Festa grande a Berlino dove, il giorno dopo, la Bild apre con una prima pagina storica: Götzseidank!, “grazie a Götze”. Gioco di parole: in tedesco, gottseidank vuol dire “grazie a Dio”. Oggi però l’ultima presenza di Götze con Die Mannschaft – lui che a novembre 2010 esordiva a 18 anni rompendo il record di precocità di Uwe Seeler (1954) – è in un’amichevole con la Francia, 25’ e un assist nel novembre 2017. Che è successo da allora?

Da Dortmund bis all’Olanda

Al Bayern, Mario Götze gioca sempre meno. Vuoi per concorrenza sulla trequarti (Vidal, Coman, Douglas Costa), vuoi per problemi muscolari. Guardiola lo lascia partire e nell’estate 2016 – dopo l’Europeo in cui la Germania elimina l’Italia di Antonio Conte ai calci di rigore, ai quarti di finale, con Götze in panchina – il biondo trequartista torna in Vestfalia, al Dortmund. Ma niente storia d’amore: a inizio 2017 soffre di miopatia, una disfunzione del metabolismo che in pratica incide sull’assimilazione dei grassi nelle fibre muscolari. Esiti? Stanchezza e aumento di peso. Ma Götze torna, pur se l’addio definitivo al Borussia, nell’estate 2020, è una sentenza. L’ex prodigio firma un biennale col PSV Eindhoven e condivide poi il reparto col portoghese Bruma. Non si vive di ricordi. Ma la scarpa sinistra con cui ha deciso il Mondiale 2014 finisce all’asta e il ricavato – due milioni di euro – va all’associazione Ein Herz für Kinder, “un cuore per i bambini”. E ora Götze sembra pure tornato, da trequartista. Il prossimo esame – decisivo? – si chiama Eintracht. E il 5 agosto, al Deutsche Bank Park, prima giornata di Bundesliga, arriverà proprio il Bayern.