Meglio fallire che lentamente morire: la rinascita del Livorno

by Andrea Sperti

Rinascere non è mai facile, anche se a volte è l’unica cosa da fare. Tempo fa, su un vecchio libro abbiamo letto che “è meglio fallire che lentamente morire”  e questa frase calza a pennello con la storia che vi vogliamo raccontare oggi.

C’era una volta il Livorno del presidente Spinelli e di capitan Cristiano Lucarelli. Quella era una squadra forte, una compagine che ha addirittura assaggiato il sapore dolce dell’Europa League e che in Serie A ha saputo difendersi con le unghie e con i denti per diverse stagioni.

A dire il vero, quel Livorno è stato vivo fino a qualche mese fa ma, alla fine, era talmente ferito che si è deciso di lasciarlo morire per farne nascere uno più forte e sano.

L’autore di questa rinascita si chiama Paolo Toccafondi, ovvero il presidente dell’Unione Sportiva Livorno 1915. Al suo fianco troviamo una bandiera del calcio amaranto come Igor Protti, club manager della squadra, ed il tecnico Francesco Buglio. Tutti quanti hanno solo un obiettivo: riportare il Livorno in alto e ridare dignità ad una città ed una tifoseria parecchio sofferenti nelle ultime stagioni.

La formazione toscana milita nel campionato di Eccellenza e nelle prime due partite ha raccolto 6 punti, passando anche il turno della Coppa Toscana contro l’Armando Picchi, la seconda squadra della città. Il tecnico Buglio può contare su un giusto mix di giovani e calciatori esperti, tutti guidati da 3 super acquisti per la categoria. Il presidente, infatti, ha voluto regalarsi Vantaggiato, Torromino e Bellazzini, tre calciatori che non hanno nulla a che fare con il campionato di Eccellenza e che hanno deciso di scendere di categoria solo per dare una mano a questa gloriosa formazione.

Anche la città ha risposto con entusiasmo a questa nuova sfida, abbonandosi in massa e presentandosi in buon numero al primo appuntamento casalingo in campionato contro il Fucecchio domenica scorsa. Certo, non è facile ricominciare da così in basso quando si è stati abituati a toccare le stelle. Ci vuole tanti coraggio ma questo da quelle parti non manca di certo.

Il Livorno è vivo, è tornato a spendere e prima o poi tornerà anche nel professionismo. Magari un giorno i giovani di adesso racconteranno di questi anni e potranno dire ai più giovani di aver assistito alla rinascita del club.

A volte è meglio fallire che lentamente morire, anche perché toccando il fondo si può solo risalire.