L’Academy che ha riscritto la storia della Nazionale del Marocco

by Alessandro Lunari

Dal 4° posto al Mondiale del 2022, il Marocco è apparso sulla mappa del calcio internazionale. Il frutto di una crescita partita da lontano, dagli investimenti e da un progetto nazionale: l’Academy Mohammed VI. Qatar2022 è stata quindi solo la punta dell’iceberg.

 

Un vero e proprio villaggio

Inaugurata nel 2009 dopo i finanziamenti del Re e situata a Salé, nel nord-ovest del Paese, vicino alla capitale Rabat, l’Academy è sorta con l’obiettivo di individuare e formare nuovi talenti. Non solo con una preparazione atletica, ma fornendo loro un’istruzione accademica.

L’area di più di 18 ettari è divisa in due spazi: i campi e le strutture per l’attività fisica e il villaggio. Per lo sport ci sono campi in sintetico, palestra, 4 spogliatoi e un box di allenamento per i portieri.

Il villaggio rispecchia i comuni tradizionali marocchini: al centro una piazza, circondata da 5 edifici: gli alloggi, la scuola, il centro medico, l’area ristorazione e la moschea.

Con un investimento di 13 milioni di euro, la struttura accoglie oltre 100 ragazzi dai 13 ai 18 anni, capaci di superare un sistema di test che va oltre il solo calcio. La scuola è organizzata mediante un programma a 3 livelli, divisi per fasce d’età. Ci sono 10 aule, fra le quali una dedicata alle lingue e una all’informatica. Focus sullo studio: lezioni alla mattina e al pomeriggio, in alternanza con gli allenamenti.

 

Un sistema da oltre 500 talenti

La Mohammed VI è il centro più importante del Paese, ma in tutto il Marocco è presente una rete di accademie regionali per scovare e intercettare i talenti ovunque. Dal 2015 sono sorte strutture ad Agadir, Tangeri, Saidia e non solo.

Dall’Academy sono usciti alcuni degli eroi del Mondiale 2022 e dell’attuale Coppa d’Africa: fra tutti, Aguerd, En-Nesyri e Ounahi. Ma anche Zabiri, decisivo nella Coppa del Mondo U20 vinta nel 2025.

Il 60% dei talenti calcistici del Paese è uscito dalle Academy presenti in Marocco. Ma la Nazionale si affida, ovviamente, a una rete di scouting capillare che arriva ovunque. Belgio, Olanda, Francia, Spagna.

Non a caso il capitano è Hakimi, che ha scelto di indossare la maglia marocchina nonostante sia nato a Madrid. Il merito va alla Federazione africana, capace di intercettare i giovani e mantenere i legami con le famiglie con un forte senso di appartenenza transnazionale.

 

La nostra ‘Coverciano’ approvata dalla FIFA e da Wenger

Dal 2019 esiste un centro tecnico nazionale: il Mohammed VI Football Complex. 11 campi, 5 hotel, un medical center e oltre 200 persone nello staff. Lì si sono tenuti alcuni dei workshop FIFA più importanti e l’ex allenatore dell’Arsenal, Arséné Wenger, è stato uno dei relatori.

Il Marocco è stato preso come modello per la costruzione di un ecosistema del talento. Academy d’élite, centri regionali, campionati giovanili strutture e un centro tecnico federale: il Marocco ha fatto il grande salto. E i risultati si vedono.

Dall’U13 c’è un programma nazionale di formazione che mira a professionalizzare staff e settori giovanili dei club di 1a e 2a serie. Il mantra è: intensità alta, pressing, lavoro sulla tecnica. Ogni giorno, tutti i giorni.

 

Il calcio come leva per lo sviluppo sociale ed economico

I giovani ragazzi marocchini sognano di cambiare la propria vita e quella della famiglia attraverso il calcio. Ma il Marocco garantisce loro una formazione a 360 gradi: se non sarà in campo, il loro futuro sarà migliore anche fuori.

Dal 2024 è stato istituito un Fondo Nazionale di formazione: un modello di business attuato per formare i giovani talenti anche oltre il solo rettangolo di gioco.

In Marocco sorgono sempre più Academy. E ora la Nazionale sogna di riportare la Coppa d’Africa a casa, dopo la vittoria del 1976.

Contro ci sarà il Senegal. Un modello simile, attraverso l’Academy Génération Foot di Dakar, che si appoggia poi alla partnership con il Metz, in Ligue 1. A ognuno il proprio modello, il sogno, poi, è lo stesso: farcela.