Bruno Fernandes raccontato da Novara: «La calma, il rispetto, la traversa»

by Giacomo Brunetti

di Giacomo Brunetti

Se pensiamo agli stadi portoghesi, una delle prime immagini che si stagliano nell’immaginario sono quelle dello stadio del Braga, incastonato nella roccia. Poi il Porto, lo Sporting, il Benfica. E infine un sottobosco di impianti fighissimi come l’Estadio do Bessa Sèculo XX di Boavista. Bruno Fernandes lo guardava dai suoi seggiolini bianchi e neri, precisi come una scacchiera cucita a mano.

«Il Novara stava scoutizzando un altro ragazzo del Boavista», ci ha raccontato il calciatore che adesso ha spiccato il volo e si allena con Paul Pogba e Marcus Rashford. Anzi, li trascina. «Un procuratore (il suo attuale agente, ndr) venne a vederlo, dopo 20 minuti abbandonò gli spalti: aveva già capito, scelse me e non lui. Un club inglese mi propose un contratto, ma il Novara si comportò ottimamente e non mi fece mancare niente. Videro i miei allenamenti e le mie partite I direttori Borghetti e Giarretta mi visionarono per due settimane. Per il Novara era una cifra importante, ma decisero di prendermi».

 

 

Novarello, la timidezza, la traversa

Novara è stata l’inizio: 40mila euro e un sogno a da vivere. «Mi sono detto: ‘Voglio giocare a calcio, non c’era un altro piano. O andavo a Novara, o restavo al Boavista aspettando un’opportunità». Lì ha conosciuto dei compagni che con il tempo sono diventati amici. Dopo la nomina come ‘Player of the Month’ di febbraio in Premier League, una troupe è arrivata a Novara per registrare un documentario sulle sue origini calcistiche. In quella squadra c’era Daniele Buzzegoli, centrocampista che ancora scende in campo al Silvio Piola: Ho sempre pensato che fosse fortissimo, ma ha avuto una crescita esponenziale e costante. Lo vedi adesso nello United e sembra naturale».

La prima impressione non ha mentito a Buzzegoli, che nel 2012 quando il portoghese arrivò in Italia aveva 29 anni: «Era la sua prima partita. Gli dicevamo: ‘Bruno, tranquillo’. Dopo 30 secondi prese palla, fece un tunnel e colpì la traversa da 30 metri. Capimmo che eravamo noi a dover stare calmi. Lui non era mai sotto pressione, prima della partita sembrava non toccasse a lui. Questa attitudine fa la differenza per diventare campioni».

Per capire chi è Bruno Fernandes bisogna far riferimento ad alcuni mesi prima: «A Novarello la foresteria è sopra gli spogliatoi. L’allenamento era alle 14:30, la convocazione un’ora prima. Lui scendeva, si cambiava e tornava in camera per poi scendere alle 14:15. Un giorno Ludi, il capitano, lo prese da una parte: ‘Bruno, non ci si comporta così. Resta qui’. Gli rispose: ‘Voi siete tutti grandi giocatori, sono un ragazzino e lo faccio per lasciarvi la vostra privacy’. Ci lasciava soli perché non si sentiva all’altezza, ma in campo faceva ciò che voleva». Bruno Fernandes, con calma ma non troppo.

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