Perché non dobbiamo essere contenti della nuova proprietà del Newcastle

by Nicolò Delvecchio

Non il Manchester City, non il Psg. Il club più il ricco al mondo è adesso il Newcastle, e anche se servirà del tempo per metabolizzare il concetto, è così. Dopo una trattativa estenuante, durata mesi, l’affare è finalmente andato in porto: l’80% del club è finito in mano al fondo di investimento saudita PIF, Public Investment Fund, mentre il restante 20 appartiene alle Pcp Capital Partners di Amanda Stanley e a RB Sports & Media. Quello che interessa qui è però l’80%, di cui il businessman Mehrdad Ghodoussi è il volto istituzionale per il club inglese. Il nome probabilmente non dirà molto, mentre ben più evocativo è quello del personaggio che di fatto controlla il fondo (che nel 2020 ha fatturato 430 miliardi di euro): Mohammed Bin Salman, spesso chiamato Mbs dalla stampa internazionale.

Mbs è il primo nella linea di successione al trono del re Salman, suo padre. Di fatto, però, da qualche anno il padrone incontrastato del Regno è lui. Forse ricorderete che qualche mese l’ex premier Matteo Renzi, nel pieno di una crisi di governo che lui stesso aveva creato, era volato a Riad per partecipare a una conferenza con bin Salman, definendo il Paese arabo come «la culla del nuovo Rinascimento». Che detto così fa già strano, detto dall’ex sindaco di Firenze ancora di più. Anche perché le autorità di questa Firenze d’Arabia, secondo Amnesty International, «hanno intensificato la repressione dei diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione. Hanno vessato, detenuto arbitrariamente e perseguito penalmente decine di persone critiche nei confronti del governo, difensori dei diritti umani, compresi attivisti per i diritti delle donne, membri della minoranza sciita e familiari di attivisti. Hanno applicato in maniera estensiva la pena di morte, effettuando decine di esecuzioni per una vasta gamma di reati. Alcune persone, in maggioranza membri della minoranza sciita del paese, sono state messe a morte al termine di procedimenti gravemente iniqui».

Nato nel 1985, bin Salman ha avuto una carriera politica rapidissima, facilitata anche dall’essere uno dei personaggi più spietati nello scenario internazionale. L’anno chiave è il 2017, quello in cui si inizia per la prima volta a parlare di lui come di un personaggio estremamente pericoloso: a giugno, infatti, architettò la “deposizione” del cugino bin Nayef, fino a quel momento il primo nella linea di successione al trono, prendendone il posto. Una vittoria, nelle continue lotte interne alla famiglia reale, che sarebbe servita come monito per l’immediato futuro: a novembre, infatti, organizzò delle vere e proprie purghe di stato contro tutti i personaggi a lui scomodi. Ufficialmente per «combattere la corruzione» senza guardare in faccia nessuno, nella realtà per fare piazza pulita di tutti quelli che avrebbero potuto intaccare il suo potere: in manette, in pochi mesi, finirono oltre 300 persone tra altri principi (la famiglia reale saudita è immensa), politici e imprenditori. Per il peggio ci sarebbe stato ancora da aspettare.

Sì perché, quasi un anno dopo, successe un qualcosa del quale si continua a parlare ancora oggi. Il 2 ottobre 2018 lo scrittore, giornalista e dissidente saudita Jamal Khashoggi, residente negli Stati Uniti, fu ucciso e fatto a pezzi nel consolato del Regno a Istanbul. Era in Turchia per faccende burocratiche, e in Arabia Saudita non sarebbe mai potuto tornare. Un personaggio scomodo, duramente critico nei confronti della famiglia reale e del suo rampollo, ma fondamentale per consentire al mondo di tenere gli occhi aperti sul Medioevo saudita (che, per chiarezza, è il periodo che ha preceduto il Rinascimento). Una erbaccia da estirpare, per il principe ereditario. L’Arabia Saudita non è riuscita a spegnere le voci su una sua responsabilità diretta nell’omicidio, e molto hanno fatto le telecamere di sorveglianza che il governo turco aveva nell’edificio. Alla fine, nonostante Riad abbia formalmente trovato alcuni dei responsabili del suo omicidio (altri dei personaggi coinvolti sono morti in circostanza misteriose), documenti ufficiali hanno stabilito la verità: «Gli esecutori materiali dell’omicidio hanno agito su ordine del principe ereditario Mohammed bin Salman», che ha «autorizzato l’operazione per catturare e uccidere» Khashoggi, si legge in un rapporto della Cia del marzo 2021. Pochi giorni dopo la morte del giornalista, Mbs aveva invitato a corte i suoi figli per porgergli le scuse formali del Regno, assicurando che le autorità avrebbero fatto tutto il possibile per trovare i responsabili.

Ma Mbs si pone al mondo come un visionario, un innovatore, l’uomo che renderà l’Arabia Saudita il Paese leader dell’umanità nei prossimi anni. Il suo grande progetto, Vision 2030, prevede una serie mastodontica di investimenti per rendere il Paese del tutto indipendente dal petrolio, di cui è secondo produttore al mondo. Un progetto in 96 step che comprende anche la costruzione di Neom, una gigantesca città del futuro i cui costi per la realizzazione si aggirano intorno al 500 miliardi di dollari. E anche due villaggi turistici extra-extra lusso nel Mar Rosso, per strappare a Maldive e ai Paesi del Golfo la palma di destinazione preferita dei multimilionari del mondo. E ancora, partnership con le migliori università del mondo per favorire l’interscambio di studenti e, soprattutto, i primi veri passi verso la “parità di genere”, virgolette obbligatorie. Le donne saudite, ora, possono guidare (!) e possono muoversi e viaggiare senza autorizzazione o protezione di un uomo. «Come è umano lei», direbbe Fantozzi. Poi però nel Paese gli uomini guadagnano circa il 60% in più. Dettagli.

Nulla però può restituire l’immagine di una grande nazione come lo sport. Negli anni, Mbs ha fatto in modo che l’Arabia Saudita diventasse sempre più centrale da questo punto di vista, ospitando – per esempio – diverse edizioni della Supercoppa Italiana e altre di quella spagnola, allargando in quest’ultimo caso il format a quattro squadre (invece che due) per permettere ai tifosi locali di vedere più partite con le migliori squadre della Liga. Nel 2019, poi, a Dyriah si era tenuta la rivincita dell’incontro per l’assegnazione del titolo mondiale dei pesi massimi tra Anthony Joshua e Andy Ruiz jr.

Ora è evidentemente arrivato il momento di fare sul serio, e i tifosi del Newcastle hanno già riempito le strade vestiti da principi sauditi e sventolando la bandiera verde del Regno. Comprensibile la loro felicità, visto che adesso possono sognare di vincere tutto. Comprensibile anche un po’ di scetticismo, e di rassegnazione, da parte di chi sa che quei tanti, tantissimi soldi sono ricoperti di sangue. E che, a riguardo, non c’è davvero niente che si possa fare.