Profumo di birra

by Redazione Cronache

scheva-buffonVivere la notte dell’Old Trafford del 28 maggio 2003 è stata un’esperienza surreale, di quelle che ti si appiccicano addosso come caramello. E per quanto ti sforzi a lavarle via, le macchie di tensione ed ebbrezza restano là.

Non chiedetemi di ricordare i 90 minuti, i tempi supplementari, la tremenda lotteria dei rigori. Anche perché la partita l’ho filtrata attraverso le dita, come quando da ragazzini si andava a vedere al cinema un film dell’orrore. Se mi fermo e mi concentro riesco distintamente a distinguere tra le emozioni inscatolate solo l’atmosfera del Teatro del Calcio, con le gradinate a picco sul prato, gli steward imperturbabili di giallo vestiti, qualche gonfiabile a forma di pallone appeso sopra le nostre teste.

Quando si arriva a Manchester da subito è ben chiaro che cosa il pallone rappresenti per questo sobborgo industriale. Tutto, la vita stessa. Che tu sia dello Utd o del City, una cosa è certa: l’orgoglio che ti è stato cucito addosso fin dalla nascita è e sarà inesauribile, seppur costretti ad affrontare lustri senza vittorie. Stiamo parlando di gloria senza fine, il valore supremo del football, nella patria del football.

E allora è meglio entrare nel tempio in punta di piedi, stando bene attenti a non sporcare quanto di sacro contiene con misere aspirazioni di vittoria. Si va all’Old Trafford per lo spirito del gioco, non per portare a casa una coppa. Ma, chiaramente, queste rivelazioni diventano lampanti solo dopo qualche tempo. Tutto quello che si può fare è respirare a pieni polmoni e buttare giù.

Shevchenko sul dischetto. Sappiamo tutti come è andata a finire.

Gli occhi della disperazione e gli abbracci di esultanza, scene ripetute che sanno sempre emozionare i malati del calcio. Solite storie di sconfitti e vincitori. L’aeroporto di Manchester è un tripudio di bandiere rossonere, mentre gli juventini sono buttati come tappeti nei lunghi corridoi che portano agli imbarchi. Tutt’intorno, un odore di birra che impregna le pareti. Un profumo dolcissimo per chi canta a squarciagola, un olezzo per chi piange attaccato ai muri.

Gli sguardi dei bambini vestiti di bianconero che osservano i papà perduti nel vuoto, quasi a chiedersi se nella vita conti di più vincere piuttosto che trascorrere una giornata di festa con il proprio genitore. Questo mi ricordo. Gli sguardi dei papà che implorano perdono, per non essere riusciti a regalare ai figli una nottata di festa che avrebbero potuto raccontare all’infinito. Questo è tutto ciò che ricordo.

Attorno, un incisivo, pungente, meraviglioso profumo di birra.